cammino spirituale

Vita Spirituale

Cos’è? Come iniziare? E … qual è la via?

Ho provato a raccogliere la testimonianza di tanti che prima di noi hanno lasciato il segno di una vita vissuta nello Spirito e mi sono resa conto di quanto la loro esperienza- se pur marcata dall’irripetibile tocco di unicità con cui l’amore di Dio si riversa in ognuno- assomigli alla mia e a quella di tante sorelle che condividono con me le esigenze di un cammino di conformazione a Cristo .

Condividere questi frammenti di vita non è una operazione immediata, se l’intento è quello di sintonizzarci sulle frequenze dell’esperienza quotidiana della sequela, tuttavia proviamo a restituire al vostro ascolto l’attrazione, la nostalgia, il desiderio, che Dio ha di noi e l’anelito mai compiuto che instilla nel nostro cuore “obbligandoci” ad una ricerca continua del Suo Volto proprio mentre attraversiamo, e talvolta sostiamo nell’esperienza quotidiana del limite, della frustrazione… della nostra stessa inadeguatezza

Iniziamo il cammino di configurazione a Cristo con il Battesimo , il sacramento istituito dal Signore per comunicarci una “nuova natura” creata per noi in se stesso, una natura liberata dal peccato, una natura che Cristo riveste spiritualmente della sua persona, e in cui si rende presente vivente, risorto. Con il Battesimo il nostro “Io” umano, imparentato con la polvere e stretto dai legacci della vecchia carne si trasforma a immagine dell’ ”Io” di Cristo risorto restituendo all’immagine deturpata dal peccato la sua originaria immagine divina.

L’uomo nuovo rinato dal Battesimo inizia una vita nuova finalizzata all’unione con Dio che per potersi completamente e pienamente realizzare deve spogliarsi dell’uomo vecchio, di quell’antica natura corrotta ereditata nel peccato originale (cf Ef 4,22-24).

La nostra condivisa esperienza però, ci racconta che nonostante la nuova creazione in Cristo mediante il Battesimo rappresenti il punto di partenza per ogni credente di una vita cristiana, in Cristo appunto, essa non coincide sempre con l’inizio di una vita santa secondo lo Spirito anzi sia che il Battesimo venga ricevuto da bambini, sia che avvenga in età adulta, è sempre preceduto o seguito da un lasso di tempo nel quale non si vive coscientemente e coerentemente sotto la guida dello Spirito.

Ed è qui che entra in campo la Parola di Dio e in particolare il Vangelo. La persona che avverte forte il richiamo a “tornare a Dio” cerca la Parola come lampada ai suoi passi, come luce sulla strada, come mappa che orienti o riorienti il cammino (cf Sal 118)

Nonostante siamo investiti  e rivestiti  dalla forza sacramentale del Battesimo, rimane costante la possibilità di lasciarsi dis-trarre dalla tentazione e di lottare con l’uomo vecchio vincolato dalla ferita del peccato originale.

La vita spirituale pertanto potrà innestarsi, fiorire e fruttificare nella misura in cui non solo non mancherà il nutrimento spirituale che è dono di Dio (Parola, Sacramenti, guida spirituale …),  ma  anche nella misura in cui sapremo vivere con Cristo e come Cristo l’esperienza della spoliazione, dell’abbassamento, di quel propizio rinnegamento di sé a cui ci invita il Vangelo.  «Chi mi vuol seguire rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua». Mc 8, 27-35  

Questo non per alimentare una spiritualità doloristica e rassegnata che nulla ha a che vedere con la chiamata cristiana all’amore sopra ogni altra cosa, e che giustamente viene respinta come cinica e disumana. “Rinnegare se stesso”, nell’autentica prospettiva di Cristo vuol dire, smettere di considerarsi misura di ogni cosa, rinunciare a difendersi anche a rischio della morte (simbolica o reale che sia) , uscire dai meccanismi di autogiustificazione e abbandonarsi totalmente e con piena fiducia al Signore. Solo chi accetta di fare questo può conoscere Gesù e riconoscere se stesso in lui; in caso contrario finirà per rinnegare Gesù, come Pietro (cf. Mc 14,71).


Scrive a questo proposito il teologo Henry Bruston: «Un cristianesimo che ha perso di vista il suo compito ha subito attribuito a questo gesto un significato a propria misura: portare la croce significa allora accettare le prove e le sofferenze della nostra vita quotidiana, rassegnarci ad esse pensando che è quello il destino del cristiano e fors’anche la garanzia di una ricompensa celeste… Ma la parola di Cristo non ha nulla a che fare con queste prospettive: la sofferenza e la prova sono la condizione di tutti gli uomini e non esigono affatto da parte nostra una decisione personale; ci sono imposte dall’esterno. Certo, accettarle con coraggio, viverle nella fede, non lasciare che invadano il campo della nostra coscienza in un confidente abbandono a Dio, fa parte integrante della vita spirituale. Ma portare la propria croce è tutt’altra cosa»

Questo movimento della vita spirituale assume in altri termini la logica evangelica del chicco di grano;

«Io vi dico: se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto» (GV 12,24). Ecco la necessità della passione e morte, della croce. La sua morte è una semina, nella quale il seme deve cadere a terra, essere sotterrato, morire come seme e dare origine a una nuova pianta che moltiplica i semi nella spiga. Così Gesù legge la propria morte e così ci rivela che anche per noi, uomini e donne alla sua sequela, diventa necessario morire, cadere a terra e anche scomparire per dare frutto. È una legge biologica, ma è anche il segno di ogni vicenda spirituale: la vera morte è la sterilità di chi non dà, di chi non spende la propria vita ma vuole conservarla gelosamente, mentre il dare la vita fino a morire è la via della vita abbondante, per noi e per gli altri. …

Seguirlo: “Semplicemente” accogliere questa morte, accettare questa caduta, abbracciare questo nascondimento  ma nella certezza di avere Gesù accanto a sé, di essere preceduti da Lui, di essere portati dove egli è, cioè nel grembo di Dio, nella vita eterna.

La crescita spirituale allora è impensabile senza questa morte interiore in cui il nostro ego è messo in croce perché Cristo viva in noi.

Questo attraversamento della morte è accompagnato dalla fede nella potenza della croce e nella certezza di una vita piena che non avrà fine ed è possibile solo nella logica dell’amore.

Dio è amore (1 Gv 4,8)

Non si tratta di una comprensione intellettuale ma è l’esperienza di uno svelamento di Dio che porta con sè aspetti insondabili e non riconducibili a discorsi umani.

È l’ esperienza personale dell’amore di Dio. Ci si riconosce amati da Dio in modo singolare, unico.

Scatta una nuova percezione di sé: una maggiore consapevolezza della propria creaturalità, del proprio limite, del proprio peccato uniti ad un profondo e totalizzante desiderio di rimanere già da ora solo in Dio. “Trovai l’Amato del mio cuore. Lo strinsi fortemente  e non lo lascerò. Io sono del mio Amato e il mio Amato è mio (Ct3,4;6,3).

La vita spirituale: una storia d’amore con Dio. Più aumenta l’amore, più aumenta la vicinanza … fino a divenire incontro. E nella dialettica di questo amore reciproco tra Dio e l’uomo si radica l’amore per l’altro come una corrispondenza d’amore impareggiabile ma concreta, sincera. « Se uno dicesse: «Io amo Dio», e odiasse il suo fratello, è un mentitore. Chi infatti non ama il proprio fratello che vede, non può amare Dio che non vede». (1Gv 4,20)

 Matta el Meskin scrive:

“Come iniziare? Dov’è la via?  È un battito del cuore che chi ama ben conosce, che annuncia la venuta dell’Amato. Comincia allora il cammino senza fine che conduce a Dio.

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