monastero Cerreto

XXVII domenica del Tempo Ordinario

La tua parola, Signore, è stabile come il cielo. È una parola che ti afferra e ti porta via, la parola della fedeltà che nei secoli realizza le meraviglie della grazia. Tutto sussiste per sempre, perché il Signore ha posto delle leggi intrinseche alla vita in ogni sua espressione, leggi inafferrabili, capaci di rigenerazione senza limiti. E anche se l’uomo, partecipando alla vita nel suo scorrere, altera le leggi poste dal Creatore, non arriverà mai a scoordinare ciò che è. Ogni cosa è al servizio di Dio, e si rivolta contro l’uomo nel momento in cui questo esce dall’ottica del rispetto. Il rispetto prevede il cambiamento, la trasformazione, lo sviluppo, ma nella linea della crescita, non dell’alterazione di ciò che è scritto e che va oltre i confini del tempo. E noi, servi che pretendiamo di fare padroni e distruggiamo così quanto è dato per la signoria di tutti, non raccoglieremo forse i frutti amari della non vita? Allora sì andremo in cerca del granellino di fede che non abbiamo seminato e scoprire nel suo ciclo vitale ciò che vi è scritto: essere servi con Dio equivale a essere amici suoi, confidenti dei suoi segreti e non dipendenti ignari… servi innamorati, come Gesù.

Poveri servi

MEDITAZIONE

Domande

Signore, accresci la nostra fede… Il Signore ci affida grandi responsabilità e non ci fa mancare le indicazioni per far zampillare nella nostra vita l’acqua della grazia. Cosa impedisce ai nostri giorni di crescere verso la pienezza?

Chiave di lettura

Gli apostoli chiedono a Gesù di accrescere la loro fede. E la risposta di Gesù, come sempre, apre altri sentieri e propone novità di prospettiva. La fede non aumenta in quantità. Cresce in certe condizioni: secondo le leggi della vita. se ne può avere una quantità microscopica, ma è sufficiente per la vita intera, perché possiede in sé la potenza dell’Altissimo. Un granellino di senape è quello che è e si sviluppa per quello che è. La potenza vitale che è in lui gli consente di crescere e di diventare un albero. A noi quindi l’opera della fede! La potenza vitale è in noi dal giorno del nostro concepimento. Tutti i giorni questa potenza è a nostra disposizione e non passa però, come maldestramente noi pensiamo, per le nostre capacità, ma per l’atteggiamento interiore di adesione alle leggi della vita. La fede come un granellino di senape è in grado di fare cose incredibili come dire a un gelso: Sradicati e piantati nel mare … E l’incredibilità è che il gelso ascolterebbe. Perché? Perché in quelle parole nutrite di fede riconoscerebbe la presenza di Dio. Dio dice e avviene: Parola e fatto coincidono. Questa dimensione è quella che appartiene a chi vive la fede. Parola e fatto coincidono. L’uomo è chiamato a custodire la vita in tutte le sue espressioni e a creare le condizioni perché ogni creatura si sviluppi fino al compimento. Tutto è a sua disposizione per questo. Ben lungi il Signore dal pensiero di affidare all’uomo la vita perché la usi a suo capriccio o la consumi a suo piacimento. L’esempio del granellino di senape che porta in sé una straordinarietà immensa fa luce sulla parabola del servo. Il servo è servo. Vive la sua identità come la cosa più naturale che ci sia. È la sua vita andare nel campo ad arare o a pascolare, poi tornare a casa, preparare da mangiare, rimboccarsi le vesti e servire il suo signore. Poi mangia e beve lui. Cosa ha fatto di eccezionale? È ciò che gli compete. Gli appartiene. Ha eseguito gli ordini ricevuti. È servo. Inutile nel senso che non ha fatto nulla di proprio, di nuovo, di suo. Inutile perché quello che fa ed è non cambia la vita del padrone. Cosa aspetta di nuovo? È vita per lui essere e fare per il suo signore. È quello che è e si sviluppa per quello che è, come il granellino di senape. È servo, vive la sua identità, esiste come servo, non può essere altro che questo. Ascoltare e vivere la propria identità è quanto di più grande l’uomo possa fare. In questo rispetto della propria natura è scritta la grandezza dell’essere. Quella nozione di eternità che il cuore umano porta con sé è la spinta a costruire ogni attimo di esistenza nell’ascolto profondo di ciò che porta con sé. La risposta più piena è quella di Maria: Eccomi, sono la serva del Signore … essere servo di Dio è qualcosa di prezioso, perché chi è servo nella fede è amico di Gesù: Non vi chiamo servi, ma amici perché tutto quello che ho udito dal Padre ve l’ho fatto conoscere … Gli apostoli, gli amici di Gesù: sono mandati da Lui, cosa fanno se non quello che è stato loro assegnato? Niente di straordinario, niente di proprio. Per questo possono concludere: Siamo poveri servi. Abbiamo fatto solo quando dovevamo fare …

PREGHIERA

Per tuo decreto tutto sussiste fino ad oggi, perché ogni cosa è al tuo servizio. Mai dimenticherò i tuoi precetti: per essi mi fai vivere. Io sono tuo: salvami, perché ho cercato il tuo volere (salmo 118).

CONTEMPLAZIONE

Eccomi, Signore. Come gli occhi dei servi guardano la mano del loro padrone perché attendono da lui ordini per il da farsi, così i nostri occhi sono rivolti a te … la mia vita ti appartiene e mio unico desiderio è servire al tuo progetto di salvezza, vivere in pienezza ciò che a te è gradito perché la vita non resti ferita nelle sue possibilità infinite. Come Maria, fedele ancella della tua volontà, resto in attesa della tua Parola.

Il Vangelo dei piccoli

Oggi Gesù parla svela un segreto. La vita di Dio ci è data in granelli speciali, non in gran quantità. Se tu lo semini nel tuo cuore, quel granello cresce e diventa albero. Non è nelle cose grandi, straordinarie che incontri il Signore. Lui ha nascosto le sue cose immense nelle cose piccolissime così che solo i suoi amici più cari potessero trovarle. Sono cose segrete, riservate a chi sa ascoltare il silenzio. Talmente segrete che nessuno se ne accorge. Come Gesù. Lui è il segreto più bello di Dio Padre. Si è nascosto in un corpo fatto di carne, nascosto perché Lui è molto di più che un uomo, è Dio. La potenza straordinaria della sua Persona ha operato miracoli, e i più grandi miracoli sono stati quelli della fede. Era come un messaggio in codice quello che viaggiava tra lui e le persone guarite. Alla fine Gesù concludeva dicendo: La tua fede ti ha salvato. Perché? Non era Lui che come Dio operava la salvezza? A Gesù non piace fare le cose da solo. Lui guarisce e la fede della persona guarita permette di ricevere la guarigione completa. La donna che guarisce toccando il mantello di Gesù, senza che Lui lo sapesse, strappa da Lui la potenza della guarigione. È la sua fede che opera. Quella fede di cui parla Gesù, dove la parola è tutt’uno con il fatto. La parola che tu rivolgi alle cose se non porta la fede con sé rimane sterile, non cambia la natura delle cose. È la fede che rende possibile la presenza di Dio nella vita umana. Se tu sei fedele a ciò che sei, Dio si rivela. E tu sei bimbo. Guai a te se non sei bimbo. I bimbi sono i preferiti di Gesù perché hanno tutto da imparare, per questo sono belli. E anche i grandi diventano belli se si convertono e diventano come bambini, capaci di imparare senza credersi saputi, capaci di aver bisogno degli altri senza credersi autosufficienti, capaci di vivere nel dono perché non hanno di proprio. E allora i bimbi sono come i servi, liberi da responsabilità perché fanno tutto quello che viene loro detto, e non decidono niente da soli, decidono solo di essere quello che sono, fino in fondo.

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