vocazione monastica carmelitana

Vocazione Monastica Carmelitana

Veniamo raggiunte in diversi modi da giovani donne che si interrogano sulla loro scelta di vita. Molte sono le domande, e tanti gli spunti da offrire per avviare un vero e proprio discernimento vocazionale. Ci serviamo ancora dei social network per condividere ulteriormente alcune indicazioni che possano servire per comprendere cosa Dio chiede a ciascuna e quale posto sta loro preparando. “E noi tutti, a viso scoperto, riflettendo come in uno specchio la gloria del Signore, veniamo trasformati in quella medesima immagine, di gloria in gloria, secondo l’azione dello Spirito del Signore” (2 Cor 3,18). Questa è la nostra chiamata: lasciarci trasformare dallo Spirito, tendere verso la vita nuova, conformarci all’immagine di Gesù. Essa affiora in noi come tensione verso un di più, verso una pienezza altrimenti raggiungibile, un desiderio che sbiadisce ogni altro bisogno o piacere e proietta l’esistenza solo verso l’Unico. Si staglia sul nostro percorso di vita dentro un incontro personale, unico, decisivo con Cristo. Si concretizza come un invito ad instaurare in noi un processo di trasformazione, serio, consapevole e graduale per mezzo del tocco dello Spirito che, dentro la nostra adesione, opera il restauro della nostra persona. Detto così può risultare un discorso astratto, lontano … Non è così. Narrando in forma esperienziale i passaggi di una vocazione alla vita monastica, nello specifico carmelitana, possiamo affermare che la nostra vocazione è una vicenda straordinaria, a volte lunga, difficile, con cadute e rinnegamenti, deserti e vuoti, ma un’esperienza di pienezza in cui il Signore, ci chiede di “stabilirci in Lui” fidandoci della sua fedeltà. I punti di partenza possono essere i più svariati e inediti, in tutti comunque persevera un indescrivibile bisogno di Assoluto che solo Gesù riesce a soddisfare… Una percezione di incompiutezza che solo in Dio si avverte compiuta, una esigenza di amore che nessun amore umano riesce a colmare. E poi, si cerca il silenzio, la distanza da tutto ciò che distrae, il bisogno di placare ogni rumore interno ed esterno per ascoltare… per aderire … per amare! I cammini si avviano partendo da una domanda che arriva per posta, per telefono, di presenza…. Se si ha la grazia di avere già un padre spirituale, è fondamentale condividere, con questa persona, ogni movimento interiore, (dubbi, paure, perplessità, timori) per comprendere insieme, per discriminare insieme, per pregare insieme, per mettersi in ascolto docile, insieme. Dio innamora ma richiede frequentazione con la sua Parola, con i sacramenti, con la preghiera vigile e silenziosa. Dio incalza con il Suo Vangelo e stravolge la vita, ma vuole che ci si fermi per scendere nell’intimo, vagliare le motivazioni più recondite, definire il limite tra la Sua e le nostre domande… È l’ora delicata del primo discernimento. L’entrata in monastero poi è il momento decisivo nella storia di una vita in cui è stata udita la chiamata dell’Amore Eterno. Si diviene, carmelitana a poco a poco vivendo la vita nei suoi vari elementi. La comunità è la matrice in cui l’azione trasformante dello Spirito di Dio agisce e si dispiega. Il quotidiano nelle sue peculiari osservanze: lectio divina, liturgia, lavoro, vita fraterna; l’obbedienza, la solitudine e il silenzio; la sollecitudine dell’autorità e della formatrice, conducono, pian piano, la persona alla purificazione del cuore, ad una crescente libertà interiore, ad un’attenzione costante a Dio… alla progressiva trasformazione. Al Carmelo, la fedeltà a Gesù esige la professione dei consigli evangelici di obbedienza, povertà e castità. Prima di arrivare però alla professione definitiva: “Solenne” , il percorso prevede delle tappe (scandite dalle costituzioni ma sempre visitate alla luce del cammino di maturazione della persona concreta). Dopo gli iniziali approcci, si parte con una prima sosta, più o meno, prolungata per un periodo di conoscenza reciproca, un tempo di verifica e orientamento condivisi. L’ingresso avviene dopo aver insieme vagliato la presenza di criteri sufficienti per poter stabilire che si tratti di una chiamata alla vita carmelitane realizzabile nel contesto concreto di quella comunità dove la persona fa richiesta. Inizia il postulandato : un periodo di almeno sei mesi durante il quale la persona viene gradualmente inserita nella vita comunitaria, con la guida di una maestra. Il discernimento continua. La maestra accompagna la giovane verso una conoscenza più approfondita di se stessa, man mano si acquisiscono gli elementi basilari della vita comunitaria nelle sue sfumature più pratiche e concrete. L’esperienza è corroborata dallo studio guidato e personale secondo un progetto di formazione ben definito della Regola, delle costituzioni, dei documenti della Chiesa, di documenti carmelitani, di testi Patristici. Questi approfondimenti affiancano e supportano la frequentazione della Parola di Dio alla quale si avvia la giovane attraverso l’esperienza della Lectio divina, per promuovere la formazione di un’ossatura spirituale in cui la Parola sia perno, fulcro, criterio di riferimento per dipanare la vita. La postulante partecipa alla vita liturgica e sacramentale della comunità e le vengono garantiti congrui spazi di preghiera personale. La partecipazione alla vita della comunità è graduale e accompagnata allo scopo di favorire un’adeguata conoscenza delle esigenza di una vita che si sviluppa dentro una Regola ben precisa. La condivisione poi della vita con le altre sorelle in formazione-novizie, juniores -permette una ricca verifica della propria chiamata e un primo esercizio della vita comunitaria. Questo periodo è molto importante in quanto la persona e le formatrici riconoscano i prodromi per una sano equilibrio tra vita di preghiera, lavoro, vita fraterna, servizio, tempo libero….in vista di una unificazione personale e una piena integrazione con la comunità. Dopo un attento e oculato discernimento condotto dalla persona che sente la chiamata, dalla maestra in dialogo con la priora, con la comunità (per quel che le compete), nel dialogo con il direttore spirituale e, riconosciuto il cammino compiuto, inizia la tappa successiva: il noviziato. Nonostante si ponga in continuità, con il postulandato, il noviziato è una nuova e più intensa fase di preparazione alla vita monastica carmelitana. Si tratta di una graduale iniziazione alla vita nello Spirito secondo il carisma del Carmelo in vista della prima professione. In realtà con il noviziato inizia la vita religiosa nell’Ordine. Accanto alla maturità umana, questo periodo è finalizzato alla maturità cristiana della giovane. È un tempo nel quale la persona è aiutata a centrarsi fermamente in Dio e nel Suo mistero d’amore. Superando devozioni e formalità, la novizia è incoraggiata a sviluppare un atteggiamento contemplativo ed è spronata a fare di ogni istante, un’occasione per acquisire quell’ identità carmelitana che la rende offerta vivente per la Chiesa. È fondamentale in questa fase scremare sempre più le motivazioni profonde della scelta, purificare le intenzioni da ogni ripiegamento e ricerca di se stessa e imparare a fondare la propria esistenza unicamente in Dio. La comunità concreta impegnata nella preghiera e nel servizio, è il luogo privilegiato nel quale la novizia può “apprendere “ ad essere carmelitana più di quanto non lo possa fare con la trasmissioni di nozioni per quanto necessarie e utili. È il tempo della docilità alle mozioni dello Spirito che la orientano a vivere cercando Dio nel volto di Cristo e vivendo nel suo ossequio. È il tempo nel quale imparare a farsi davvero discepola di Gesù, dentro una comunità, imparando a coniugare Parola e vita, preghiera personale e comunitaria, liturgia e lavoro, sororità e preghiera. È il tempo nel quale si fa consapevole la chiamata alla trasformazione interiore che condurrà pian piano a camminare nella consapevolezza della Presenza di Dio riconosciuto nelle sorelle, nelle circostanze, nelle situazioni più comuni della giornata. È il momento nel quale ogni artefatta considerazione, cede il passo alla semplicità del quotidiano dentro cui testimoniare la gioia e la pace di un cuore che impara ad affidarsi a Lui solo. Dopo un periodo di almeno un anno, ecco che la novizia , se giudicata idonea, emette la prima professione detta “semplice” o temporanea, (è ancora infatti una fase rigorosamente formativa, durante la quale continua il discernimento prima di effettuare il passo definitivo con i “voti solenni”, dopo 5 anni). Continua così questa storia vocazionale che è storia d’amore sempre più intima e profonda, sempre più dall’interno di una comunità con la quale condividere il cammino, dentro la quale esercitare la carità, vivere la bellezza dello scambio e dell’accompagnamento reciproco, cercare insieme la volontà di Dio. Una comunità la cui maturità favorisce anche la crescita emotiva e affettiva della giovane monaca. Le relazioni personali che possono svilupparsi all’interno della vita comunitaria sono una scuola che rende capaci di una relazione profonda con Dio ed espressione sacramentale del mistero della Chiesa. Si tratta di qualcosa di più profondo di un vago senso comunitario che non significa che la comunità è luogo di “unanimità fusionale” ma piuttosto spazio di individuazione e allo stesso tempo integrazione, di conoscenza di se stesse e di conversione, luogo di trasformazione interiore e officina di carità. Pertanto la giovane professa in comunità, ha la possibilità di imparare a leggere e interpretare la realtà personale e circostante e a penetrare al centro di essa in modo contemplativo, con lo sguardo di Dio. Più è sana la vita di comunità più aiuta la junior a valutare con serenità avvenimenti e situazioni, a superare le proprie proiezioni soggettive e i propri desideri coscienti o inconsci; permette di relativizzare possibili rigidità nelle posizioni, o in analisi personali della realtà aiutandola a divenire sempre più capace di adattarsi, di modificare le sue opinioni, i suoi atteggiamenti. Così la neo professa impara ad assumere gli inevitabili conflitti dell’esistenza umana e vivere nella pace del cuore le tensioni inerenti a ogni vita comune. Sviluppa sempre più atteggiamenti di comprensione, di compassione, di simpatia verso tutte. Cresce la sua capacità di avere un cuore unificato, sempre più in ascolto, docile, obbediente…. Diviene sempre più protesa a cercare di fare propri i sentimenti di Cristo e avere con Lui una sola volontà in tutte le azioni e situazioni della vita quotidiana. La lunga esperienza di vita contemplativa claustrale porterà la professa e la comunità a valutare una consegna definitiva al Signore nell’Ordine Carmelitano con la professione solenne adeguatamente e lungamente preparata. Dopo continuerà il cammino, fino all’ultimo giorno di vita solcando il passo, con la comunità dentro le orme di Cristo e lasciando che lo Spirito Santo continui la sua opera di restauro di questi poveri vasi di creta che siamo noi… per portare impressa sul volto e nella vita l’immagine di Cristo ed essere dono alla Chiesa. “7 Però noi abbiamo questo tesoro in vasi di creta, perché appaia che questa potenza straordinaria viene da Dio e non da noi. 8 Siamo infatti tribolati da ogni parte, ma non schiacciati; siamo sconvolti, ma non disperati; 9 perseguitati, ma non abbandonati; colpiti, ma non uccisi, 10 portando sempre e dovunque nel nostro corpo la morte di Gesù, perché anche la vita di Gesù si manifesti nel nostro corpo”. (2Cor 4,7-10).

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