Una vita rinata dall’alto

Kρίσις

L’inizio della vita spirituale coincide sempre con la presa di coscienza personale di esistere e vivere responsabilmente in Dio. «In lui infatti viviamo, ci muoviamo ed esistiamo, come anche alcuni dei vostri poeti hanno detto: Poiché di lui stirpe noi siam» (At 17,28). Si tratta di una vita “posta” in ascolto, partecipe dalla vita di Dio; come direbbe San Paolo, una vita nello Spirito o secondo lo Spirito (cf Rm 8,4ss.; Gal 5,16-17) … Una vita di fede alimentata, giorno dopo giorno, dall’assiduo incontro con la Parola, la perseveranza amorosa nella preghiera, l’impegno gioioso e generoso della carità. Non di rado succede, però, che nel cuore del discepolo, inizialmente, posto con ardore ed entusiasmo alla sequela del Maestro, si sviluppino, ad un certo punto, pensieri, turbamenti, fatiche, aridità, deserti e notti che oscurano il cammino, annebbiano la meta, indeboliscono il vigore. Sono momenti duri, spesso causa di confusione, smarrimento, mediocrità … talvolta anche di scoraggiamento e abbandono. Tuttavia rappresentano sempre la buona occasione per un rinnovamento spirituale, l’opportunità propizia per un vero cambiamento, una sincera conversione. Anche se strati di terreno soffocano il seme della chiamata e si pongono come ostacoli nel percorso di fede, sono sempre una grande opportunità per volgere la vita intera verso una più sincera, profonda, autentica conformazione a Cristo. In realtà il periodo di difficoltà, di smarrimento, di crisi sembra quasi costituire la modalità stessa in cui si snoda il cammino della vita spirituale. Infatti, è quasi un dato di fatto che, a un certo punto, inaspettatamente ci si senta vuoti, non si capisca più nulla, si abbia come la sensazione di trovarsi smarriti, senza più forze, energie, motivazioni. Le giornate, la preghiera, il lavoro, tutta la vita, fino ad ora vissuta, diventano come vuote, spente, talvolta, addirittura, senza senso. Si ha la sensazione dell’assenza di Dio, si prova confusione, l’entusiasmo è indebolito o smorto, si arriva persino a pensare di voler abbandonare lo stato di vita abbracciato. In alcuni casi, questa fase di arresto coincide con l’esplosione di un’affettività poco matura, forse negata, forse repressa ma che, comunque, reclama un riconoscimento. Ci si sente come di fronte a un bivio: o rinnovare radicalmente la maniera di vivere la propria vocazione lasciando emergere nuove energie e tensioni, con la destabilizzazione che queste possono comportare soprattutto a livello di immagine di sé e di ideale vocazionale, oppure abbandonare la via della sequela.
 Sempre, comunque sia, il momento di crisi rivendica un ritorno verso se stessi, una presa di coscienza delle proprie fragilità talvolta non conosciute, altre volte negate, rimosse o trasferite su altre cose come, per esempio, l’affermazione di sé, il lavoro, le scelte intellettuali, affettive. Questo momento di stasi diventa positivo, se si vive come un invito a fare verità e a recuperare elementi fino ad ora disattesi della propria storia e del proprio vissuto personale, relazionale, e soprattutto della propria esperienza di Dio. Come nella visione di Daniele la propria immagine subisce degli sgretolamenti e comincia a cedere. «Tu stavi osservando, o re, ed ecco una statua, una statua enorme, di straordinario splendore, si ergeva davanti a te con terribile aspetto. 32Aveva la testa d’oro puro, il petto e le braccia d’argento, il ventre e le cosce di bronzo, 33le gambe di ferro e i piedi in parte di ferro e in parte di creta. 34Mentre stavi guardando, una pietra si staccò dal monte, ma non per mano di uomo, e andò a battere contro i piedi della statua, che erano di ferro e di argilla, e li frantumò. 35Allora si frantumarono anche il ferro, l’argilla, il bronzo, l’argento e l’oro e divennero come la pula sulle aie d’estate; il vento li portò via senza lasciar traccia, mentre la pietra, che aveva colpito la statua, divenne una grande montagna che riempì tutta quella regione.36Questo è il sogno: ora ne daremo la spiegazione al re. 37Tu o re, sei il re dei re; a te il Dio del cielo ha concesso il regno, la potenza, la forza e la gloria. 38A te ha concesso il dominio sui figli dell’uomo, sugli animali selvatici, sugli uccelli del cielo; tu li domini tutti: tu sei la testa d’oro. 39Dopo di te sorgerà un altro regno, inferiore al tuo; poi un terzo regno, quello di bronzo, che dominerà su tutta la terra. 40Vi sarà poi un quarto regno, duro come il ferro. Come il ferro spezza e frantuma tutto, così quel regno spezzerà e frantumerà tutto. 41Come hai visto, i piedi e le dita erano in parte di argilla da vasaio e in parte di ferro: ciò significa che il regno sarà diviso, ma avrà la durezza del ferro unito all’argilla. 42Se le dita dei piedi erano in parte di ferro e in parte di argilla, ciò significa che una parte del regno sarà forte e l’altra fragile. 43Il fatto d’aver visto il ferro mescolato all’argilla significa che le due parti si uniranno per via di matrimoni, ma non potranno diventare una cosa sola, come il ferro non si amalgama con l’argilla. 44Al tempo di questi re, il Dio del cielo farà sorgere un regno che non sarà mai distrutto e non sarà trasmesso ad altro popolo: stritolerà e annienterà tutti gli altri regni, mentre esso durerà per sempre. 45Questo significa quella pietra che tu hai visto staccarsi dal monte, non per mano di uomo, e che ha stritolato il ferro, il bronzo, l’argilla, l’argento e l’oro. Il Dio grande ha rivelato al re quello che avverrà da questo tempo in poi. Il sogno è vero e degna di fede ne è la spiegazione» (Dn 2,31-45). Non si tratta soltanto di un nuovo adattamento e neppure solo di mettere ordine a nuovi desideri o nostalgie che spesso irrompono in questa fase ma è il tempo, come dice la stessa etimologia del termine crisi (dal greco κρίσις: separazione, giudizio, valutazione), di separare, secernere, valutare… per  rendere palese ciò che è nascosto, toglie eventuali coperture, possibili maschere e mostrare ciò che “sta sotto”. La crisi mostra la verità di se stessi. Allora si tratta, come afferma C. Monnier di  “non sprecare le crisi! Ben gestite, esse sono un dono. La crisi, certamente, è disordine, movimento, fluidità, rottura ma proprio per questo può sciogliere ciò che era legato, liberare ciò che era imprigionato, rivitalizzare ciò che era sopito sotto la cenere delle abitudini e della routine. Questi momenti di fatica, di buio, di prova… accolti e accettati come esperienza di cosciente e radicale povertà, fragilità, limite, favoriscono la nostra purificazione  ma, al tempo stesso, promuovono un mutamento di tutta la persona. È la metanoia evangelica, il cambiamento completo di mentalità, la conversione di vita che parte dalla discesa verso di sé  per  trovare, Dio nel più intimo di se stessi. Allora avviene un rovesciamento, improvviso o lento, traumatico o sereno, più o meno doloroso… la tensione dell’anima alla perfezione per farsi accogliere da Dio, lascia il posto alla fede per essere perdonati e accolti così come si è. È il superamento della crisi … è l’inizio di una vita rinata dall’Alto. Gli rispose Gesù: «In verità, in verità ti dico, se uno non rinasce dall’alto, non può vedere il regno di Dio» (Gv 3, 3).

 

 

 

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3 Commenti
  • elisabetta
    Pubblicato alle 06:06h, 16 Novembre Rispondi

    grazie

  • Luca
    Pubblicato alle 07:24h, 16 Novembre Rispondi

    Grazie!

  • "Celeste" Marie Noelle
    Pubblicato alle 10:06h, 16 Novembre Rispondi

    Grazie “angeli del Signore” mie sorelle Carmelitane che ben ci sostenete con la vostra presenza..la vostra pienezza nel Signore nostro Dio..Grazie per quanto seminate con amore nell’anima..e fatte fiorire ogni volta fiori di umanità e di profumo divino tutto attorno..
    Sia fatta di me Dio secondo la tua volontà..tu mi creasti ed io a te resto..Guidami sempre sulla tua via perché io possa sempre godere della tua LUCE..e nella mia piccolezza e nella mia misera unità sai che sono innamorata di te e cerco migliorare sempre ..
    Grazie di esistere Carmelitane..Grazie per i vostri doni colmi di ingredienti nobili.

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