vigilanza in vista di una libertà

VIGILANZA: SOGLIA DI UN CUORE LIBERO

Addentrandosi a piccoli passi nel sentiero della vita monastica, sostenendosi ai tralicci della preghiera, della solitudine e del silenzio, si avverte un movimento dell’intera persona, corpo e spirito, verso un’unificazione personale in cui si è capaci di attendere, di fare attenzione, di raccogliere tutte le forze e dirigerle verso l’Infinito, verso Dio, Iniza così il cammino della vigilanza in vista di una libertà e di una scioltezza interiore che rendono la vita concentrata e tesa all’essenziale. E’ il cammino della custodia del cuore da tutto ciò che annebbia lo sguardo e attutisce la capacità di ascolto; il cammino di chi si avvia verso una vita che lotta contro l’assolutizzazione dell’io, di quell’io che vuole essere tutto e prendere per sé tutto, quell’io assoluto che non dipende da niente e da nessuno, che crede di possedere così la libertà.

Da questo cammino nascosto dipende la verità della vita monastica: fare attenzione alla porta del cuore con una vigilanza amante, che attende lo Sposo con la lampada accesa, che cerca in tutto di piacerGli, che notte e giorno vive ardendo dal desiderio di dimorare in Lui; ma anche con una viglianza difensiva, munita di armi ascetiche funzionali ad una pedagogia della resilienza e in grado di salvaguardare la tensione e la vivacità della vita interiore da ogni appiattimento e appesantimento, di condurre alla dimensione più profonda dell’esistenza, di aiutare ad uscire dai tanti torpori che anestetizzano il cuore e plasmare una personalità umana e spirituale solida, libera e liberante.

Procedendo nel solco monastico, infatti, si impara che rinunciare alle cose materiali rende monaco solo l’uomo esteriore e che invece, è un costante allenamento nella consegna a Dio dei propri pensieri a rendere monaco l’uomo interiore. Infatti, ogni cammino di libertà è prima di tutto un processo interno che rende attenti e desti il cuore e la mente, che aiuta a custodire i sensi, lo sguardo, la lingua, le orecchie…. Qui, in questo paradosso per l’io, si sperimenta la «fatica del cuore» necessaria per operare quella purificazione che rende efficace l’azione liberante della «spada dello Spirito, cioè la Parola di Dio» (Ef 6, 17). Attraverso questa salutare fatica si impara a discernere ciò che intacca la qualità dei desideri. Si avanza, con pazienza e con altrettanta determianzione, oltre la superficialità e la distrazione, ci si impegna a mantenere fisso lo sgurdo su ciò che è essenziale .

Certa di stare in una Presenza, la monaca fa scorrere il quotidiano sui binari della vigilanza e dell’attenzione, impara che non si può essere libere se si è appesantite, sonnolenti, se non si è sobrie nel cuore e nella mente, se manca l’allenamento costante nell’esercizio della volontà e della memoria, se non si tiene il cuore fisso in Dio. Sorretta dalla Parola e dai sacramenti, dipana il suo tempo al ritmo di una preghiera che sia spazio privilegiato in cui attenzione e vigilanza entrano in azione, danno unità e libertà al cuore, aprono ad una vita che professa con perseveranza e gioia: “Vive il Signore, Dio di Isaraele, alla cui presenza io sto” (1 Re 17, 1).

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