sale e luce

Una interiorità dilatata

Viviamo in un tempo che ci tiene esposti.
Schermi accesi, parole rapide, identità continuamente riflesse fuori da noi.
Siamo ovunque, eppure raramente dimoriamo davvero in noi stessi.

E allora, quasi come un gesto controcorrente, nasce una domanda silenziosa:
e se abitare se stessi non fosse una fuga, ma un ritorno?

Il monastero, da lontano, appare come un luogo chiuso.
Mura spesse, ritmi lenti, silenzi che sembrano sottrarre vita.
E invece varchi quella soglia e accade l’opposto:
non una contrazione, ma un’apertura.
Non un restringersi, ma una dilatazione dell’anima.

Scendere nel silenzio

C’è un silenzio che fa paura, perché ci spoglia.
Toglie le voci che ci rassicurano, i ruoli che ci tengono insieme,
le urgenze che ci fanno sentire necessari.

Eppure, se hai il coraggio di restare,
quel silenzio si trasforma in spazio.

L’ego, che prima occupava tutto, lentamente si svuota.
Non per annullarsi, ma per diventare luogo.
Luogo abitabile.
Luogo ospitale.

Qui scopri che l’interiorità non è una stanza chiusa,
ma una piazza ampia, attraversata da presenze, memorie, desideri.
E soprattutto, dall’altro.

Qui impari piano piano che solo quando non hai più bisogno di usare l’altro
per confermare te stessa,
puoi finalmente vederlo.

Fare spazio

La vita monastica è un esercizio quotidiano di spazio interiore.
Non si tratta in primis di “fare il bene”,
ma di fare posto.

Posto alla “ Parola” e posto alla parola dell’altro.
Posto al suo dolore non spiegabile.
Posto a una speranza che non chiede soluzioni,
ma ascolto …conseguenza naturale di un cuore che non è più affollato.

La libertà nascosta

In un mondo che vuole definirci, misurarci, prevederci,
esiste una libertà discreta e radicale:
non appartenersi.

Non essere riducibili a un profilo.
Non dover rispondere alle logiche dell’efficienza o della visibilità.
Non essere costretti a dimostrare il proprio valore.

Libertà dal possesso,
per riconoscere Lui, Unico necessario!

Libertà dalla fretta,
per abitare il tempo come Suo dono.

Libertà dall’apparire,
per lasciare che la sua Luce faccia il suo lavoro.

Custodire il pozzo

Nessuno può dare acqua se il pozzo è vuoto.

Tutto passa Dio resta.
E tu attingi al pozzo come una sentinella che  si prepara a vegliare sul silenzio
non per sé,
ma per tutti.

Qui… in monastero dove il tempo non è merce.
L’ascolto non è chiacchiera.
Ogni volto è accolto senza condizioni.

Un orizzonte

Scegliere questa via oggi
non significa cercare una vita più piccola,
ma una vita più vasta.

Una vita in cui il silenzio non è assenza,
ma attesa piena.

L’invito più profondo è questo:
non temere la tua profondità.

Perché proprio lì,
nel luogo in cui temi di perderti,
comincia l’incontro.

Nessun commento

Aggiungi un commento