un si consegnato alla fiducia

Un “si” consegnato alla fiducia

Talvolta accade che alcune esperienze attraversino la nostra vita ponendoci sul guado della vulnerabilità e dell’impotenza. È il momento nel quale lo scarto tra fede e vita è messo a giudizio e si ha la possibilità o di retrocedere con una rovinosa marcia indietro verso se stessi e i propri egoismi o di balzare in avanti, verso un’adesione più piena, più libera, più consapevole a Dio e al suo disegno d’amore. Una vita come la nostra, lavorata quotidianamente al tornio della preghiera, della Parola, delle relazioni comunitarie, dei ritmi ripetitivi scanditi da orari e tempi ben precisi, dà l’opportunità di scoprire zone d’ombra e vulnerabilità del nostro io e a sperimentare tanta impotenza di fronte ad esse. A partire da qua però è possibile avviare un processo di radicale cambiamento richiesto dalla fede che conduce via via verso una vita nuova. Dentro la dialettica di tale cambiamento, che frantuma contemporaneamente, con la stessa macina d’amore e di fede, grano e zizzania ossia, fiducia e paura, affidamento e resistenze, ascesi e cedimento, forza e debolezza…., si sviluppa e si trasforma la nostra vita e in essa la nostra risposta all’Amore. Così si arriva al fronte…. dove ogni perché si arrende e ci si accorge che solo per amore si è e si rimane dentro un percorso, dentro una via, dentro una specifica sequela. “L’amore è passione di unirsi all’Amato”, scrive Tommaso D’Aquino… In forza dell’amore ci si mette in cammino, ci si mette in gioco… si cambia. Tutto prende avvio dalla percezione di un richiamo d’amore non sempre immediatamente chiaro. Una tensione verso l’Assoluto ci attrae e… si parte; ci si ritrova poi in mezzo al deserto, in situazioni dove viene a mancare ogni punto di orientamento ed è necessario procedere in forza della sola fede, nella fedeltà incondizionata a Dio solo… sempre: nell’entusiasmo di ricche esperienze spirituali e nel rigore del vuoto che sembra tutto soffocare; tra le braccia consolanti della sororità e al freddo della solitudine. Si procede allora, comprendendo, in forma sempre più esperienziale, che essere monaca significa avere solo la forza del Vangelo per divenire, per Grazia, una cosa sola con il Vangelo. I passi nella vita monastica vengono scanditi dalla “prepotenza” del desiderio di Dio in noi, dalla ricerca incessante del suo volto, dalla attesa costante della sua voce, dal richiamo inconfondibile del suo gemito in noi… inesprimibile, inanerrabile, sempre nuovo e sempre seducente, esigente e, al tempo stesso, caldo e consolante. Non sia turbato il vostro cuore (Gv 14,1). Sperare tutto da Dio consapevoli della nostra debolezza e della nostra impotenza. Aridità interiore, fallimenti dolorosi e perfino la ricaduta negli stessi peccati… ma restare e ricominciare senza stancarsi, supplicando il Signore dal profondo del cuore di venire in nostro aiuto e …offrire. Si dovrà forse attendere a lungo, prima che la fiducia ritorni ma Dio è fedele, e il suo intervento è altrettanto certo come il sorgere dell’aurora dopo la notte. Questa verità fa ardere il cuore…. E allora: Monaca oggi? Sì!

1 Comment
  • Marino
    Pubblicato alle 11:16h, 28 Aprile Rispondi

    Vorremmo ricevere vostre news saluti marino Eleonora cortese da belluno

Aggiungi un commento