un passo tra …

Un passo tra …
Nel mondo vi sono molte necessità… sono molte le frontiere della carità… la Chiesa è chiamata a mettersi in uscita… ecc. Sono queste considerazioni ricorrenti, per altro legittime, di tanti che si accostano alla nostra vita, ma si mostrano perplessi e incerti sul significato di una vocazione integralmente contemplativa e claustrale come la nostra, in un epoca così bisognosa di gambe, braccia, menti e cuori in azione verso le tante periferie esistenziali… E sono anche tante le risposte che da più parti si propongono per spiegare, in qualche modo, la profonda dimensione ecclesiale e l’ampio respiro apostolico della vocazione monastica. A noi, sembra interessante evidenziare, in queste poche righe, come il primato della preghiera a cui siamo chiamate, vissuto in un clima di silenzio e solitudine, nello scambio fraterno in comunità, nel lavoro, svolto nell’operosità delle mani mentre mente e cuore cercano di rimanere sintonizzati in Lui, nel desiderio di Lui, nella ricerca del suo Volto tra le cose più ordinarie e comuni, sia il canale preferenziale per trasbordare i confini delle azioni concrete, per dilatare il cuore e così supportare, assumere, sostenere gli ambiti di ogni apostolato visibile. Nella preghiera noi portiamo l’interezza della nostra vita. Noi, come tutti, siamo persone “in-relazione”: gli altri fanno parte di noi, le relazioni contribuiscono a determinare ciò che noi siamo e diventiamo. Aderire alla chiamata di Dio per una vita “separata” dal mondo non significa per noi estraniarci, isolarci, deresponsabilizzarci. Per noi la vita in monastero è dono e compito. Ed è proprio la nostra vita di preghiera, che ci conferma nella fraternità e ci lega a tutti gli uomini. Il nostro esistere per intercedere, esprime la pienezza del nostro essere in relazione con Dio e con gli uomini. Cosa significa, infatti, intercedere? Etimologicamente inter-cedere significa “fare un passo tra”, “interporsi” fra due parti, indicando così una compromissione attiva, un prender sul serio tanto la relazione con Dio, quanto quella con gli altri uomini. In particolare, è fare un passo presso qualcuno a favore di qualcun altro. Questo duplice movimento tra Dio e l’uomo, nella ricerca obbediente della Sua volontà per noi, per gli altri per la storia… e la compassione per gli uomini nelle situazioni più disparate, spiega perché ancora oggi Dio chiama alla vita monastica, ad una vita cioè di conformazione a Cristo “unico mediatore fra Dio e gli uomini” (1 Tim 2,5), ad una vita che impara a offrirsi a Dio per gli altri e a vivere concretamente nel quotidiano questa offerta. Facciamo un passo alla volta, ogni giorno per noi è una nuova occasione per entrare in comunione con Dio che in Cristo ha amato tutti gli uomini fino all’estremo. Gesù con l’incarnazione e poi con la morte di croce, ha compiuto l’intercessione radicale, il passo decisivo tra Dio e l’uomo, e ora, Vivente per sempre presso Dio, continua a intercedere per noi quale grande sacerdote misericordioso (Ebrei 7,25). La sfida per noi è rinnovare quotidianamente, nella essenzialità di tutti i giorni, la consapevolezza di essere, con tutta la nostra creaturalità (fatta di limiti a volte insuperabili e anche di peccato reiterato … “Cristo Figlio del Dio vivo , abbi pietà di me peccatore” prega ininterrottamente il pellegrino russo), tempio di quello Spirito che ci rende partecipi dell’intercessione di Cristo: lo Spirito ci guida a pregare “secondo i disegni di Dio” (cf. Rm 8,26-27), conformando così la nostra preghiera e la nostra vita a quella del Cristo. Questo ci aiuta a non lasciarci sopraffare alla nostra individualità chiusa, irrigidita o moralistica e a pregare per gli altri, far inabitare in noi gli altri e portarli davanti a Dio. E andando avanti si sperimenta la forte reciprocità esistente tra preghiera per l’altro e amore per l’altro, anzi, s’impara a comprendere che il cuore dell’intercessione sta nel vivere davanti a Dio nella posizione del crocifisso, a braccia stese, nella fedeltà a Dio e nella solidarietà con tutti conservando e custodendo ogni relazione nella preghiera… nell’intercessione. Allora tutto il cammino monastico consiste nel “divenire intercessione” … consiste nel lasciare che la vita sia “divorata” dall’amore di Dio e degli uomini. Questo il significato e l’attualità della nostra esistenza, un significato che scaturisce e si realizza solo- come direbbe Edit Stein- nell’orizzonte della Scientia Crucis.

2 Commenti
  • Gianfranco
    Pubblicato alle 15:56h, 14 Settembre Rispondi

    Grazie di intercedere per noi verso nostro Signore Gesù Cristo e di pregare per noi che non sappiamo pregare…al massimo chiedere. Grazie di esserci e questo basterebbe già a spiegare il vostro esistere per voi per noi per Lui. Così sia.

  • antonella pische
    Pubblicato alle 17:42h, 23 Settembre Rispondi

    Grazie infinite per queste illuminanti e profondissime parole. È un “dipanare” la realtà della vita monastica che fa bene all’anima, la rinfranca, la corrobora, la arricchisce. E dona un ritmo di lentezza pensierosa e meditativa come quando si cammina a testa bassa in un bel prato o in un sentiero di montagna o in riva al mare e lì in quel camminare silenzioso ci si sente più vicini a Dio.

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