un abisso chiama l’abisso

Un abisso chiama l’abisso….

” …. Soprattutto il vangelo mi occupa durante la preghiera, in esso trovo tutto il neccessario per la mia povera anima …Capisco e so per esperienza che il regno di Dio è dentro di noi. Gesù non ha bisogno di libri nè di dottori per istruire le anime; Lui il Dottore dei dottori insegna senza rumor di parole …. mai l’ho inteso parlare, ma sento che è in me, ad ogni istante, e mi guida, mi ispira, ciò che debbo dire o fare. Scopro proprio nel momento in cui ne ho bisogno, delle luci che non avevo ancora viste, e più spesso non è durante l’orazione che che sono maggiormente abbondanti, ma è piuttosto in mezzo alle occupazioni della giornata”.
Storia di un’anima scritto autobiografico A, 84 r°

Quando il Signore viene per prendere possesso di un’anima, non grida, non alza il tono della voce (Is 42, 2). Egli scende nell’intimo come silenzio sottile e tocca il cuore perchè, purificato, riceva il dono della sapienza che trasforma il silenzio in intelligenza, fa intuire pensieri, parole, azioni da compiere e soprattutto fa “gustare la Sua Presenza”. Incontrando il nostro profondo bisogno di amore, Dio ci raggiunge nella prigionia delle nostre solitudini, vince le nostre paure, ci fa sentire amate … Ma questo incontro nasce dall’ascolto: fides ex auditu ( cf Rm 10,17), un ascolto di Dio nella sua Parola, nel quotidiano, nell’altro.
Il silenzio della campagna, le nostre celle, gli spazi comuni dove tentiamo di rendere minimi rumori e misurate le parole, contribuiscono a facilitare la riappropriazione di quella dimensione originaria in cui il silenzio delle parole si trasforma in silenzio della interiorità, consente un’esplorazione personale e comunitaria, espressione di una ricerca profonda che affonda le radici nella scelta della solitudine. Noi sperimentiamo ogni giorno quanto l’esercizio dell’ascolto sia la prima condizione di ogni progresso e di ogni vera realizzazione ma ci accorgiamo di quanto , come un’arte da coltivare, l’ascolto divenga la nostra prima ascesi, lo sforzo precipuo ad ogni vedere, giudicare, agire. Un cammino impegnativo e faticoso …. la sfida della fede che spinge al di là del dire o non dire, del poter o non poter chiarire anche quando ciò può essere umanamente auspicabile, del sentire o non sentire affinità con l’altra…. Un allenamento che richiede continuo discernimento fra la Parola e le parole, che coinvolge in una laboriosa ma desiderabile opera di riconoscimento della Sua volontà negli eventi spiccioli del quotidiano. Più la nostra vita di pregheira matura e si conforma come spazio di ascolto di Dio, più l’esperienza di Lui provoca un radicale processo di cambiamento che non solo affina la percezione delle nostre voci interiori ma, travalicando l’ambito della nostra vita profonda, si estende sul terreno concreto della nostra ” vita pubblica”, dei nostri progetti, dei nostri compiti, delle nostre relazioni.
Imparando ad ascoltare con con lealtà noi stesse, avvertiamo quanto la Parola riesce ad interpellarci , come ribalta le posizioni dei nostri giudizi e/o pregiudizi, come smonta le nostre svariate idolatrie; costatiamo, inoltre, che ogni qual volta ci viene segnalato qualche difetto, errore o deviazione, siamo più disposte ad aprirci positivamente al confronto, a mettere in discussione i nostri schemi, a guardare alla nostra crescita spirituale anche attraverso la scomodità del cambiamento. Sperimentiamo la dialettica di un ascolto che nasce e a sua volta genera umiltà, che invita cautamente ma con decisone ad uscire da sè per incontrare l’altro, a vivere nella coscienza della presenza di Dio, dell’Altro che fonda il mistero irriducibile di ogni alterità. ….“Un abisso chiama l’abisso al fragore delle sue cascate” ( cf Sal 42 )

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