umiltà

Umiltà

“Se pensi di costruire l’edificio alto della santità, prepara prima il fondamento dell’umiltà. Quanto più grande è la mole dell’edificio che uno desidera e progetta d’innalzare, quanto più sarà alto l’edificio, tanto più profonde scaverà le fondamenta. Mentre l’edificio viene costruito, s’innalza bensì verso il cielo, ma colui che scava le fondamenta scende nella parte più bassa, Dunque anche una costruzione prima di innalzarsi si abbassa e il coronamento non è posto se non dopo l’abbassamento”. ( S. Agostino, Discorso 69, 1-2)

Il cammino di santità parte dalla presa di coscienza della presenza in noi del Dio vivente, il Dio dell’amore. Consapevoli della Sua Presenza in noi, camminiamo e ci rendiamo conto che nulla deriva dalle nostre sole forze ma, tuttavia, riconosciamo la necesstità, da parte nostra, di mantenere il passo dentro una marcia, paziente, perseverante, solerte, lungo l’arduo sentiero dell’umiltà. Ci rendiamo conto di quanto l’azione liturgica, la preghiera personale, la meditazione, la lettura spirtuale, nonchè la vita sacramentale, operano in noi ma, nella verità di noi stesse, sappiamo che tocca a noi rimanere aperte al tocco della Grazia, al silenzio sottile della Sua voce, alla Sua volontà provvidente.
Costatiamo che, solo dopo un reale incontro con le nostre miserie, riconosciute, accettate e continuamente offerte a Dio come cocci da rimodellare secondo il suo piano d’amore, il nostro cuore smette di compiacersi di se stesso e inizia ad essere più docile nelle mani dell’Amore a cui si affida accettando ogni purificazione.
Paradosso della santità: per salire bisogna prima discendere! Cominciare dalla scelta dell’ultimo posto, dalla posizione scomoda di sentire l’ostilità o il rifiuto, fosse anche da quelli di casa, dal distcco dal giudizio altrui, dalla rinuncia ad ogni giustificazione di fronte a qualsiasi accusa giusta o ingiusta, dal passare dall’autonomia di un io autoreferenziale alla dipendenza dell’abbandono fiducioso in Dio, sempre.
Paradosso dell’umiltà: Dio irrompe così prepotentemente nella vita che non ci si comprende più senza di Lui, se non di fronte a Lui, al di fuori di Lui e dal paradigma del suo amore umile! ‘Quanto più sei grande, tanto più umìliati, così troverai grazia davanti al Signore; perché dagli umili egli è glorificato’, ci dice il brano del Siracide (3,18); e Gesù nel Vangelo, dopo la parabola degli invitati a nozze, conclude: ‘Chiunque si esalta sarà umiliato e chi si umilia sarà esaltato’ (Lc 14,11). Questa prospettiva indicata dalle Scritture spesso stride con il nosto sentire umano, con il nostro io frequentemente a caccia di approvazione, riconscimento, valorizzazione. Certo non è scontato nè immedito vivere l’umiltà come un dono e non sentire di correre il rischio di sembrare rinunciatarie, sconfitte, insignificanti, invece questa è la strada, e non soltanto perché l’umiltà è una grande virtù umana, ma perché, prima di ogni cosa, è il modo di agire di Dio stesso. È la via scelta da Gesù, il quale, ‘apparso in forma umana, umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte e alla morte di croce’ (Fil 2,8).
Paradosso della vita nascosta in Cristo: vigilare per restare attive sulle vie alternative dell’amore e guadagnarsi, fiduciose nell’iniziativa di Dio ma operose e solerti, uno stile di vita raccolto, mite, sobrio; relazioni affettive autentiche e pure; coinvolgimento onesto e gioioso nel lavoro; cuore buono e fattivo per il bene della comunità, consapevoli che questo è il nostro più fruttuoso contributo per un mondo che ha il profondo bisogno di qualcuno che osi vivere secondo la pienezza di umanità manifestata da Gesù Cristo.

“SIATE SANTI COME IL PADRE VOSTRO E’ SANTO”(Mt 5, 48)

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