Ha soggiornato nell’Amore

Si è fatto uno di noi:
Camminando con il Figlio dell’Uomo

“Non è dal modo in cui un uomo parla di Dio, ma dal modo in cui  parla delle cose terrestri che si può meglio discernere se la sua anima ha soggiornato nell’amore, nel fuoco dell’amore di di Dio”. (Simon Weil)

Oggetto della nostra riflessione di questi giorni, l’espressione appena citata ha aperto il varco al desiderio di condividere alcuni spunti sul cammino spirtuale, pensato come cammino profondamente e pienamente umano e umanizzante, facendo tesoro anche dell’esperienza che, come comunità di monache carmelitane, cerchiamo di attualizzare vivendo, in questa specifica forma di vita, le esigenze del nostro Battesimo.

Come parlare di vita spirituale? Da dove incominciare?
Potremmo disquisire proponendo i diversi approcci concettuali al termine “spirituale”o si potrebbe fare una carrellata storica per vedere in ambito cristiano e soprattutto monastico come il termine sia stato concepito nel tempo, preferisco tuttavia mettere il focus sulla citazione appena fatta e intendere la vita spirituale come un soggiornare a lungo in Dio con occhi, cuore, mani aperti sulla concretezza della vita propria e altrui, avere un cuore ascensionale: occhi fissi al cielo e piedi pronti a calcare le orme lasciate da Cristo sulla terra, lasciarsi guidare dalla Sua vita umana, ascoltare e seguire il Verbo di Dio venuto a narrarci il volto del Padre e ad insegnarci a vivere in questo mondo.
Soggiornare nel fuoco dell’amore di Dio attraverso la vicenda di Gesù è dare carattere ad una vita spirtuale incarnata qualificando spiritulamente alcune categorie specificatamente umane come il tempo, lo spazio, le relazioni, le azioni, la preghiera dentro cui la nostra vita si attualizza; è riconoscere nel perimetro della nostra creaturalità i tratti della nostra somiglianza originaria con Dio; è sentirsi coinvolti e chiamati a collaborare in quel “facciamo l’uomo” trinitario dell’atto della creazione .
Anche noi siamo giunte al Carmelo spinte dal desiderio di soggiornare a lungo nel fuoco dell’amore di Dio, stare con Gesù in disparte, con lo sguardo focalizzato su di Lui, in ascolto attento della sua Parola, nell’esercizio inarrestabile dalla vigilanza, coinvolte nello stile di una preghiera che viaggia a doppio senzo dal cuore di Dio al cuore del mondo. Anche noi come donne dai volti concreti, attente ad alimentare e custodire un silenzio orante guardiamo alla vicenda di Gesù e attraversando anche il crogiuolo di “un sonno” dai tanti volti, cerchiamo di avere sempre tutte olio nella lampada in attesa dello Sposo. Anche noi chiamate ad una maternità spirituale ci cimentiamo nell’esperienza di un’amiciza profonda, autentica, volta a incarnare le parole evangeliche: Da questo conosceranno tutti che siete miei discepoli, se avete amore gli uni per gli altri ( Gv 13, 35). Anche noi come pellegrine che condividono una chiamata, uno stesso invito, ricevuto in tempi diversi, a lasciare ciò che si stava vivendo, abbiamo intrapreso una nuova strada, una strada anzitutto verso noi stesse, verso la terra promessa della nostra interiorità come luogo fecondo di verità e libertà. Anche per noi l’esperienza spiritulae si concretizza come un cammino umano, segnato dai punti di forza ma anche da quelle fragilità che caratterizzano ogni persona chiamata alla libertà ma tentata di rimanere prigioniera di falsi dei. Un cammino, prima di tutto, di adesione alla realtà, volto a farci comprendere quanto siamo conspaevoli della nostra relazione con la storia, gli altri, il mondo. Un cammino che è anche un compito, una fatica, un esercizio quotidiano e richiede di guardare, scrutare, esaminare il proprio sentire, parlare e agire. Un cammino canalizzato in un orizzonte di senso in grado di fondare e illuminare gli eventi, le situazioni, i vari momenti di vita. Un cammino di fede animato dalla certezza delle “cose di lassù”, quelle realtà ora invisibili ma che ci stanno davanti come promessa. Un cammino di sequela protese ad afferrare Cristo, essendo state da lui afferrate (cf. Fil 3,12). E un cammino di conversione continua dove corsa e caduta coesistono; un cammino in cui continuamente sperimentiamo la bellezza e le esigenze di un rapporto sinergico tra crescita umana e crescita spirituale non esente da problemi poichè non automatico con ostacoli e anche contraddizioni poste dalle vicende della vita a causa delle quali talvolta si paga anche un caro prezzo; un cammino pasquale, associato alla vita, alla passione, alla morte, resurrezione di Gesù.
Non è dal modo in cui uno parla di Dio… dice S Weil ed è proprio questo il punto su cui vuol far leva il nostro cammino spirutale: non tanto parlare di Gesù, ma partire da Gesù e dalla sua vita di uomo – di vero uomo – per riscoprire il volto della vita spirituale autentica, sentirci coinvolte nella sua vicenda, vivere come lui , in Lui , “aver l’odore” di Lui, fare della Verità del vangelo un ritmo interiore di vita, il criterio di ogni pensiero e di ogni azione.

Ogni discepolo di Gesù, ogni vocazione nella Chiesa, può trovare nell’umanità di Gesù la propria regola di vita, la propria “spiritualità”.

2 Commenti
  • a.m.
    Pubblicato alle 14:36h, 30 Settembre Rispondi

    Carissime sorelle,
    vi ringrazio per le vs. riflessioni, molto profonde, espressione di una ricca spiritualità.
    Ho potuto così percepire la grande distanza dal mio mondo, dalla mia situazione , dalla mia difficoltà a credere in questo Dio misterioso,
    per voi così vicino e amorevole. Tanti sono i miei dubbi e le incertezze , uniti alla consapevolezza
    di questa mia vita inutile e vuota, ormai avviata verso la discesa. Quindi grazie per la vostra vocazione, la vostra vita, le vostre preghiere.

  • Marta
    Pubblicato alle 18:35h, 30 Settembre Rispondi

    Grazie. Vivo il mio quotidiano nella continua ricerca del Suo volto. Vivo sapendo che il Suo linguaggio e’ altro dal mio. Il suo sentire e’ altro. Gli chiedo di avvicinare il mio cuore al Suo. Solo questo mi basta. Stargli vicino x dare e ricevere una carezza. Null’altro.

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