Signore la tua sollecitudine: esperienza di promessa

Signore la tua sollecitudine è esperienza di una promessa

Lui si mostra continuamente presente nella nostra storia così come lo è stato nella storia del popolo di Israele con un metodo ben preciso: “Susciterò da Davide un germoglio giusto, che regnerà da vero re”. Il Signore si mostra presente, suscita un germoglio, su cui poggiare la sua promessa, libera il popolo, lo fa ritornare dall’esilio. Chi avrebbe mai scelto un uomo come Abramo, Mosè, per cambiare le sorti di altre persone? Chi avrebbe chiamato a sé uomini come gli apostoli, in prevalenza pescatori, per cambiare le sorti del mondo e annunciare il messaggio della salvezza?

Il Signore sfida il nostro scetticismo, sostiene la nostra speranza, la nutre con una certezza, anche se a noi il suo metodo può apparire, a volte, riduttivo e  la “questione”   diventare meno importante rispetto a quelli che sovente definiamo come i “veri problemi della vita”.
Le parole di Paolo sostengono e chiarificano: “Dio sceglie ciò che nel mondo è debole…ciò che nel mondo è stolto…per confondere…”, e precisa che ciò accade perché si manifesti la sua azione, la sua potenza, la sua gloria. E’ Lui che conduce e riconduce la storia degli uomini sotto lo stesso cielo.

Anche noi ci scopriamo alle prese con qualcosa o qualcuno su cui poggiare le nostre sicurezze…un potere stabile, una Babilonia, un Egitto.
Certamente il Mistero ci pone un’ apertura del reale davanti ai nostri occhi, con la sua presenza inarrestabile, tenace, attraverso un braccio forte, una mano sicura. Il Suo sostegno non sottrae noi a noi stessi, ma ci ridona trasfigurati.

Siamo chiamati oggi a convertire la modalità di pensare la provenienza della salvezza, la soluzione delle difficoltà che la vita ci pone nel quotidiano. E la grande domanda dei nostri giorni: da dove aspettiamo la salvezza ora? Da chi saremo soccorsi? Verso chi volgiamo lo sguardo? Troverà la risposta nel suo braccio, nella sua presa sicura. Del resto le nostre alleanze tra di noi se non radicate in Lui risultano fragili e scompaginate.

I calcoli per dare ordine alle giornate, per progettare un futuro abitabile, per “sistemare” il tutto, se non ricapitolati in Lui, saranno privi di vita vera; mentre tutto si gioca nella nostra adesione a Cristo, alla sua presenza non visibile secondo la legge delle potenze apparente, ma che richiede un’educazione dello sguardo per essere colta. Presenza non osservabile in superficie ma così reale e al tempo stesso incisiva, tenace. “Colui che è tutto in tutti”, come ricorda san Paolo, come non potrà continuare a donare se stesso?

Il nostro cammino si delinea come crescita di un’affezione acuta verso Gesù e un profondo e costante senso della sua presenza vivente tra noi. Solo così, aderendo continuamente a Lui e alla sua chiamata, possiamo in qualche modo incidere nel processo di trasformazione del mondo. Già questo “decidersi” è dono di Dio, già questo “incamminarsi” è espressione eloquente dell’essere stati “afferrati da Cristo”.

L’averlo incontrato vivo nella propria vita e riconosciuto nella compagnia in cui Lui ci ha posto è stato determinante. Il Signore si è mostrato a noi attraverso persone e avvenimenti precisi. Lui non è un’idea straordinaria, una parola generatrice, una disciplina di vita trasformante ma il Cristo, il Figlio di Dio fatto uomo che viene incontro a noi in un rapporto personale. Quello con Lui non si presenta come un qualsiasi altro rapporto.
Dio ci interpella profondamente, e il suo appello non può essere paragonato ad altre sollecitazioni che si presentano durante il giorno. Credere in Lui vuol dire essere coinvolti in un legame che convoca tutte le nostre forze, tutto il nostro cuore. In noi, la fede diventa allora esperienza personale e di crescita nel momento in cui ci trasmette il senso profondo dell’unicità di Dio e l’esigenza crescente con cui Lui richiama il nostro cuore a un’adesione continua, totale, sempre più esigente a Lui.

Vivere alla sua presenza, riconoscerlo vivente nel quotidiano apre il cuore a quell’atteggiamento interiore che accomuna i “timorati” di Dio: coloro che, pungente, avvertono l’esigenza di non dispiacergli in nulla e riconoscono che Dio è veramente Dio, sorpassa il nostro essere ben consapevoli che senza di Lui non possiamo fare nulla. Sperimentiamo appena il riflesso dell’unicità di Colui a cui è rivolto il nostro desiderio.

Al ricordo del tuo Nome è rivolto ogni nostro desiderio, lo spirito ti cerca e l’ anima desidera il tuo volto lungo la notte.

creature del Signore

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