O cor’ Soave del mio Signore

O cor’ soave

Anonimo (P. Francesco Soto de Langa?)

O cor’ soave, cor’ del mio Signore,

O cor’ soave, quand’io ti rimiro

Posto in tanta agonia,

Manca l’anima mia,

Ne voce s’ode più ne men sospiro.

 

Brano tratto dal repertorio promosso da San Filippo in quella che possiamo considerare la Roma investita dall’onda della controriforma con la tensione a valorizzare la partecipazione dei fedeli. Insieme a Cristo a morir Tendea costituiscono tra le laudi quaresimali che maggiormente danno risalto alla figura di nostro Signore Gesù Cristo, risvegliando in noi, attraverso l’evocazione di un linguaggio di domanda e supplica, il colore di una preghiera che con la vivacità del suono aiuta l’immedesimazione del cuore.

di seguito il testo completo

O cor soave

O cor soave, cor del mio Signore,
Ferito gravemente, non da coltel pungente,
ma da lo stral Che Fabbrico l’amore,
Che Fabbrico l’amore.

O cor soave, quand’io ti rimiro
post’in tant’agonia, manca l’anima mia,
Né voce s’ode Più, NE mai Sospiro,
Né Più Né mai Sospiro.

3 Commenti
  • Stef
    Pubblicato alle 10:06h, 21 Marzo Rispondi

    Prego e canto le laudi al nostro Signore con voi.

    Grazie di cuore per le preghiere e i canti che tramite il computer giungono a noi.

  • rosanna
    Pubblicato alle 08:40h, 12 Maggio Rispondi

    Grazie amiche per il vs servizio.mi potreste spiegare il testo di “o cor soave”?

    • Monache Carmelitane
      Pubblicato alle 15:07h, 06 Giugno Rispondi

      O cor’ soave,
      cor’ del mio Signore,
      ferito gravemente
      non da coltel pungente,
      ma dallo stral
      che fabbricò l’Amore.

      O cor’ soave,
      quand’io ti rimiro
      posto in tanta agonia,
      manca l’anima mia,
      né voce s’ode
      più né men sospiro.

      Questo bellissmo canto polifonico è contenuto nel IV libro delle Laudi. Molto probabilmente è riconduciblie al padre Francisco Soto contemporaneo di s Filippo Neri a cui si legò entrando a far parte della sua congregazione e per il quale compose numerose Laudi arricchendo un genere particolarmente coltivato negli oratori filippini

      La sosta del cuore su questo brano, suscita inevitabilmente un atteggimento orante e il desiderio ardente di aderire con la vita all’amore estremo di Gesù. 

      Il testo, mentre affascia con la sua bellezza poetica, suscita una profonda meditazione sul mistero della passione di Cristo e ridesta in noi la consapevolezza di quale sia la suprema manifestazione dell’amore del Padre (1 Gv 4,9-10) per la quale è possibile dire che Dio è per definizione amore (1 Gv 4,8.16). Un amore che si fa condiscendenza, umiliazione e kenosi nella storia concreta di Gesù Cristo culminante con la sua morte di croce.
      I versi di questo canto portano lo sguardo a Cristo trafitto in Croce! E’ Lui la rivelazione più sconvolgente dell’amore di Dio. Il suo cuore ferito gravmente dall’amore è l’espressione di Dio stesso che mendica l’amore della sua creatura: Egli ha sete dell’amore di ciascuno di noi. Questa verità illumina tutta la nostra vita e la tocca nel più profondo dell’essere.
      Si è sacrificato per amor mio. Cristo condannato a morire è il prezzo della mia salvezza. Tutta la nostra esistenza è sospesa a quell’amore in cui si uniscono il dono gratuito che Dio fa di sé all’uomo e il suo desiderio appassionato di reciprocità.
      Come non rimanere disarmati di fronte a tanto amore ! Come non rimanere attratti, senza fiato e corrispondere a questo amore offrendo e affidando la nostra pochezza perchè in essa Lui fissi la sua dimora?

      Gesù ha detto: “Quando sarò innalzato da terra, attirerò tutti a me” (Gv12,32).

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