Senza indugio

Senza indugio…

Quasi come versi poetici, alcune espressioni della Parola, come della regola o anche dei padri del monachesimo, giungono dolci al palato, e come carezze d’amore suscitano un fascino trainante:
Pregate interrottamente senza stancarvi o voi valete più di molti passeri, o ancora i capelli del vostro capo sono tutti contati… E andando ai Padri per esempio: obbedite, senza indugio, come coloro che ritengono di non avere al mondo nulla più caro di Cristo
Parole che toccano il cuore, le une perchè delineano i tratti di un amore inimmaginabile di Dio per noi, le altre come anelito del cuore verso una risposta altrettanto appassionata e necessaria alla forza seducente di questo amore. Ed è così! Ma sappiamo quale strappo della pelle poi esigono queste parole nel diuturno esercizio di un amore perseverante e fedele? Avvertiamo il necessario e obbligatorio passaggio attraverso il buio di una fede che sia veramente purificata, scevra da ogni segno o conferma? Ammettiamo che le vie di Dio non sono le nostre e che, intrapreso il cammino della santità, anche le vicende umanamente più stolte possono segnare il passo alla ragionevolezza e far precedere Dio nella nella nostra corsa usando mezzi, tempi e modalità impensate? Sappiamo e accettiamo che la Sua Volontà d’amore passa e si ratifica nella persona di chi ci è preposta come guida, dentro e non al di là dei suoi limiti umani? Riconosciamo necessità concreta del nostro io di “diminuiere” perchè Lui cresca?
Domande legittime che nascono dall’esperienza e forse anche da una volontà caparbia e tenacemente aggrappata ad un bisogno di pianificare, gestire, controllare; domande che nell’ impatto della concretezza rendono amara, nelle viscere, quella parola apparsa dolce come il miele al palato.
Ma questa é l’esperienza dell’amore vero, della fiducia cieca, della speranza certa. Dio per amore assume la condizione di servo, per amore si fa in tutto simile a noi, per questo amore vive la nostra stessa vicenda terrena con tutte le colorature e i sapori dell’intelligenza e del cuore umano, per amore finisce appeso ad un patibolo … Dio per amarci sceglie la debolezza … E affinchè anche la nostra risposta al suo amore sia sempre più autentica e libera, ci inoltra nella via della spolizione per renderci totalmente suoi; ci mette in gioco in un’allenaza sponsale nella quale, dandoci la parola ferma della sua fedeltà, ci fa assporare il gusto amaro della sete, il sole caldo del deserto, il freddo gelido del fitto inverno, la pericolosità delle onde di un mare procelloso fino a quando il cuore non si rilassa, non cede, con getta definitivamnte l’ancora nell’abbandono e, finalmnte purificato, dica come Giacobbe : “Il Signore è in questo luogo e io non lo sapevo” (Gen 28,16).

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