Il Segno della Bellezza

Sotto il segno della Bellezza

La via della perfezione non consiste nella molteplicità delle meditazioni, delle pratiche e dei gusti, sebbene tutto ciò sia in qualche modo necessario ai principianti, ma in una sola cosa, nel sapere, cioè, rinunciare a se stessi all’interno e all’esterno, abbracciando le sofferenze e annientandosi in tutto. (S Giovanni della croce)

La nostra piccola esperienza giornaliera, messa, qua e là, alla prova da insuccessi e fallimenti nel cammino spirituale, bisognosa di essere, ripetutamente, innestata e reinnestata nel tronco della fede, di essere costantemente librata sulle ali della libertà interiore, di essere, di continuo, accesa e riaccesa nel fuoco di un amore fattivo per Dio e per l’altro, testimonia la verità di questa citazione. Procediamo certe di un amore che ci supera, ci circonda, ci coinvolge, ci travolge; a questo amore rispondiamo gioiosamente e generosamente, tuttavia sperimentiamo, anche, il diniego più o meno cosciente dell’io a cedere il passo all’umiltà che accoglie le proprie e altrui limitazioni come opportunità per amare. Assaporiamo l’amarezza del cuore restio, talvolta, a far posto a compassione e tolleranza e invece, piuttosto incline a chiusura e rigidità. Ci capita di perdere, banalmente, nel gioco di forze effimere chiaramente destinate a sfumare nel nulla, come il bisogno di far prevalere un’opinione o la tentazione di apparire. Il nostro vivere di fede è un continuo, consapevole, inarrestabile processo di conversione; una continua, consapevole, inarrestabile consegna alla Misericordia. Incede il nostro cammino e comprendiamo, sempre più vitalmente, la portata dell’amore di Dio per noi… Cresce allora, il desiderio di un cuore docile che gli corrisponda in pienezza, aumenta l’anelito a non lasciare in noi una piega che possa non essere conforme al suo amore, che possa offenderlo in qualche modo, che possa tradire una fedeltà giurata in eterno, che possa sottrarsi al segno della Bellezza. È una questione d’amore che si sviluppa nei ritmi della continua vigilanza, del costante combattimento, di un’allenata e addestrata resistenza al peccato e, al tempo stesso, di una totale e appassionata resa all’Amore. Così accade che il nostro nulla si sveli, man mano, nella sua concretezza e nudità. Succede che ci coinvolga in una discesa cruda e realistica verso la più profonda verità di noi stesse. Una terapia dell’anima… non masochistico ripiegamento su di sé né annullamento frustrante e spersonalizzante, bensì cammino per un’autentica, piena e “spirituale umanizzazione” di tutta la propria persona riconoscibile e riconosciuta solo in relazione al Tu Creatore e Signore. E l’Amore sorprende con la sua Parola sempre nuova, sempre attuale, sempre personale, ci abita con un’ininterrotta Presenza interiore, anche quando non avvertita, anche se occultata da distrazione o chiacchiericcio mentale. L’Amore dimora, pazientemente, nella pochezza del nostro limite, sempre in attesa di quel piccolo sì, piantato docilmente nel terreno di un’obbedienza che accoglie e trasfigura ogni evento… di quel povero sì, consegnato semplicemente, alla custodia di un distacco sobrio e silenzioso da tutto ciò che non è Lui …. Di quel debole sì affidato, appassionatamente, al cammino di libertà verso un cuore amante, purificato. Si inaugura, così, nel quotidiano un cammino di ascesi che ingloba anche pratiche esteriori come il digiuno dal cibo o ogni altra forma di rinuncia, ma che le supera e le trascende. Si tratta una disciplina interiore richiesta da un’autentica pedagogia vocazionale che aiuta gradualmente ad imparare a vivere, omni die, di Lui e come Lui. Si tratta di imparare a condurre una vita coerente con la fede, nella costante attuazione del passaggio, a somiglianza di quello di Gesù, dalla sofferenza all’amore nella perfetta sinergia tra il dono di Dio e lo sforzo umano. In questo itinerario di trasformazione, imparare a deporre tutto ciò che è di peso (cf Eb 12,1), significa apprendere l’arte del dominio delle proprie passioni, significa collaborare con Dio nell’opera di bonifica della propria vita; significa liberarsi, via via, di tutto e soprattutto da se stessi, consegnando tutta la vita e ogni energia alle mani di Dio; significa essere a disposizione dello Spirito Santo per un dono totale di sé alla comunità, alla Chiesa, al mondo. Ci si incammina così nella via dell’oblatività, dove il fervore e l’amore hanno bisogno di esprimersi. Ogni sollecitazione esteriore o interiore diviene occasione per misurare, con realismo, il prezzo della sequela. È il momento della verità che punta all’accettazione di sé. È il momento in cui si apprende ad invocare il dono dell’umiltà, a desiderare di non desistere mai dall’incessante preghiera, a mettere ogni sforzo per dare risposte efficaci di amore. È il momento nel quale il quotidiano diventa occasione di ascesi richiedendo piena e gioiosa adesione – attiva e passiva – alla volontà di Dio che si dimostra santificante nel sacramento del momento presente. Subentra poi anche il tempo dell’ascesi della maturazione nella prova che stravolge i nostri piani e conduce pian piano verso una nuova apertura del cuore. Un inno della liturgia delle ore della Quaresima – che stiamo per incominciare- così recita: “Sia parca e frugale la mensa, sia sobria la lingua ed il cuore; fratelli è tempo di ascoltare la voce dello Spirito”. Sì, è il momento nel quale si comprende di essere chiamate ad una disponibilità totale che postula un cammino di unificazione interiore capace di convogliare ogni energia dentro una libertà nuova, ogni giorno sempre più “liberata” dall’amore di Dio e dell’altro, una disponibilità a servizio come quella assunta dal Verbo incarnato. È il momento in cui cominciamo a situarci in un dinamismo di crescente fedeltà alla grazia che esprima la tensione verso la statura di Cristo. Riprendendo Giovanni della Croce, possiamo dire che il nostro cammino segue la logica della trasformazione del legno verde in fuoco incandescente che illumina e riscalda. Un processo di purificazione dipanato nelle tappe della progressiva risposta vocazionale come quello del legno verde appunto, che prima di incendiarsi deve perdere tutto ciò che lo rende ininfiammabile. Un cammino di tutta la vita, una perseverante preparazione, un impegnativo esodo da se stessi, per un “Oltre”, per un “di più”, per un “per sempre” .

“Non vi è opera migliore né più necessaria dell’amore… In definitiva non siamo stati creati che per questo… Dio non si serve d’altro se non dell’amore… Come l’amore è l’unione del Padre e del Figlio, così è l’unione dell’anima con Dio”. (San Giovanni della Croce)

1 Comment
  • Luciano Bruno
    Pubblicato alle 17:18h, 06 Febbraio Rispondi

    Quanta sapienza, quanta perseveranza. Amen!

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