Santa Maddalena de Pazzi

Donne di ieri e di oggi
Come rivolo di mistica bellezza si immerge nell’alveo della spiritualità carmelitana la figura di santa Maddalena de Pazzi. La sua acqua, scaturita ormai 450 anni fa dalla fonte del Carmelo, scorre ancora oggi limpida, fresca, sempre capace di ristorare, di innaffiare, di tergere i cuori in ricerca dell’Amore. Per quest’anniversario, proliferano le iniziative e da tante parti emergono ottimi spunti di riflessione per approfondire i tratti della spiritualità carmelitana incarnati in modo peculiare dalla santa. Noi ci uniamo al coro di tutto il Carmelo per ringraziare Dio per il dono di questa donna alla Chiesa, per invocare la capacità di correre, come lei, ad amare l’Amore e con la nostra vita, nel silenzio di un’esistenza spesa solo per Dio, invitare tutti ad accendere la speranza di un vivere “altrimenti”, per un Oltre che già abita i nostri cuori.
Dal silenzio del suo chiostro, dalla grata, con l’apparente inutilità del seme sotterrato, con la scarsa consistenza del lievito nella massa, con la poca visibilità del servo inutile …. evangelicamente sprecata come il nardo alla cena di Simone, S Maddalena è stata capace di promuovere un forte rinnovamento nella Chiesa del suo tempo. Con la stessa forza di Caterina da Siena, con la passione di Teresa d’Avila, con lo spessore mistico di Angela da Foligno, Maddalena ha contribuito a spingere l’amata Chiesa verso Cristo, a ricordarle di essere Sua Sposa, a ricollocare lo sguardo e il cuore di una clericalità compromessa da idolatrie varie, sui segni della Passione di Gesù e così crescere nella consapevolezza di essere chiamata a parteciparne, a prolungare, a “completare in sé ciò che manca ai patimenti di Lui”. Per questi motivi noi, oggi, guardiamo a questa sorella di ieri, a questa claustrale del rinascimento, a questa mistica fiorentina, perché può dirci qualcosa anzi può essere scia luminosa per la nostra crescita, per il nostro cammino di formazione, per la nostra personale chiamata alla santità nel solco carmelitano, per il senso della nostra vocazione contemplativa oggi in una Chiesa in uscita, spinta con coraggio dal suo Pontefice verso le periferie dell’esistenza e interpellata dentro e fuori dall’urgenza del: “ Misericordes sicut Pater”.
La nostra vita monastica: memoria e vigilia di un “Incontro”, dà voce al bisogno di Dio nascosto in fondo al cuore ed esprime l’appello di quanti, incontrando la coscienza della propria verità creaturale, cercano l’Amore che salva. La nostra esperienza di Dio custodita e alimentata dal silenzio e dalla solitudine, sancita dalla fedeltà di Dio ogni giorno elargita alla nostra pochezza, è grido profetico lanciato dai margini del mondo ai cuori indifferenti che rischiano di inaridire la terra; è “diuturna liturgia” che riconduce nel seno di Dio gioie, dolori, pianti, lamenti, desideri e sogni di chi non sa o non vuol più farlo; è sguardo fisso al cielo con i piedi ben piantati nella concretezza della realtà carica di tanta ricchezza ma anche di forti esigenze di conversione.
Ci si può chiedere come sia possibile questo oggi e come sia stato possibile per Maddalena ieri…..
Guardando a Maddalena de Pazzi colpisce il fatto che non sia tanto una dottrina assimilata da trasformare in vita a delineare il suo cammino di santità profetica nella chiesa, quanto piuttosto l’esperienza personale di Dio Trinità e il compiersi della Parola incontrata nella liturgia, ascoltata, accolta, proclamata, incarnata vitalmente. Tutta la sua realtà personale entra nella dimensione della fede e in essa riesce ad abbracciare la vita del monastero come la vita ecclesiale al punto da definire una dottrina spirituale comunicativa, possibile aiuto per la santità di tutti nella Chiesa del suo tempo. Certo è una figura storica perciò umana, con dei limiti e condizionata dalla fisonomia di donna e monaca del suo tempo. Tuttavia, vivendo nella fase post tridentina, risente di tutte le esigenze di rinnovamento che urgono alla Chiesa del momento e fortemente incardinata nella dimensione della preghiera contemplativa, comprende che il cambiamento non può avvenire mediante leggi o canoni, se pur necessari, ma parte dalla conversione del cuore, dal volgere profondamente lo sguardo verso Cristo e la sua passione d’amore per l’umanità. Innestata nel solco carmelitano vede nell’incontro profondo con la Parola, la via maestra per il cambiamento del cuore, la coscienza di essere inseriti nel cuore della Trinità come fonte per la sete d’amore, l’obbedienza allo Spirito come percorso ineludibile per conoscere la volontà del Padre e Cristo uomo Dio, Verbo umanato, espressione aurea dell’amore di Dio, carne di Dio data per la salvezza dell’uomo.
Sono innegabili i tratti di somiglianza con la vita ecclesiale odierna chiamata a rinnovarsi dal suo interno, a scendere nelle viscere della Misericordia di Dio, a sbiancare, con la forza della preghiera, la sua vesta di Sposa, ad affiancare con cuore, occhi, tatto di madre l’umanità confusa e disorientata.
Guardando a noi: quali sono i fronti della nostra esperienza monastica sui quali possiamo contribuire a far risplendere il volto della chiesa e dare testimonianza di una umanità diversa?
Anzitutto l’impegno e la disponibilità a lasciarci cambiare il cuore da Dio nella preghiera come opera della fede vissuta nella continua tensione di tutto il nostro essere verso il suo volto, nella preghiera liturgica, nella pregheria personale, nell’ascolto della Parola, nelle circostanze, nella ricerca costante della sua volontà. Poi, il cammino di trasformazione continuo nella tensione dell’obbedienza. Ancora, l’esercizio evangelico della vita comunitaria, luogo di comunione, di testimonianza, di autentico cammino di fede, di conversione, di amore di Dio e del prossimo. E il lavoro, spazio ascetico di partecipazione e cooperazione al divenire dell’umanità. Nella semplicità del suo svolgersi, la nostra vita si misura con l’Eterno che irrompe nel momento presente dando a tutto una prospettiva di senso. Così che nella nostra vita, sbriciolata nella quotidianità, camminiamo consapevoli che una sola cosa è essenziale ma ci impegniamo a svolgere con responsabilità quanto ci viene affidato perché è in quell’attimo, in quel frammento di tempo, in quella semplice ora che annodiamo la terra al cielo; è in quel momento presente che esprimiamo la forza profetica della nostra chiamata: aiutare l’uomo ad entrare nel mistero di un Oltre che ci supera, ci trascende, ci travolge ma allo stesso tempo ci avvolge, ci contiene, ci sostiene. Con la nostra quotidianità proviamo a convogliare nello sguardo di fede tutte le sfide dello stare insieme, della gioia, della speranza e impariamo a giungere al cuore della persona oltre la sfera dei sentimenti, della ragione, dei sensi toccando quel centro, e in esso quel punto Luce quel guizzo di somiglianza divina che trasforma la vita di sempre in vita contemplativa e sostanzialmente in vita di fede.
Su questo sentiero ha camminato Santa Maddalena, questo percorriamo noi carmelitane di oggi, con fiducia, con speranza, con gioia, con un silenzio che grida ancora nel cuore della Chiesa: “L’Amore non è amato. Correte ad amare l’Amore!”

1 Comment
  • laura donato
    Pubblicato alle 22:39h, 10 Gennaio Rispondi

    “invocare la capacità di correre, come lei, ad amare l’Amore e con la nostra vita, nel silenzio di un’esistenza spesa solo per Dio, invitare tutti ad accendere la speranza di un vivere “altrimenti”, per un Oltre che già abita i nostri cuori.”
    Io pensavo che ciò fosse possibile per ogni cristiano, che fosse la normalità per chi è di Cristo, ma forse ho sbagliato ed ora sono nel posto sbagliato.

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