viale del monastero

Ricominciare

“La lotta e la gioia che sgorgano da una ferita assunta nel quotidiano invitano a ricominciare incessantemente, a rinnovare lo sforzo, a rimettersi in marcia e a costruire sulla propria debolezza. Molte volte si spera che sia vinta. Si vorrebbe affrettarsi e voltare pagina… ” (A. Jollien, Il mestiere di uomo)

 Gran bel mestiere quello di essere uomo! In questi giorni così impregnati di mistero che scivolano verso giorni ancora più densi al punto da chiamarsi “santi” si apprende bene cosa significhi essere uomo. Gesù si avvicina al culmine della sua missione, compie ciò che da sempre è scritto nel cuore del Padre: assapora la debolezza mortale perché l’uomo non fugga più dalla sua immagine inseguendo i fantasmi di un’identità perduta. Costruirsi sulla propria debolezza, è questo il mestiere di ogni uomo che sia tale. Non avere fretta di voltare pagina, ma stare lì per tempi lunghi, sostando in attesa dell’alba. La precarietà che spinge ad abdicare quando risultati all’orizzonte non si vedono. Smarriti e disarmati in una tragicità di esistenza che nega la gioia vera, sembra di stare perennemente sul monte degli ulivi. Ma dove è la gioia che sgorga dalle ferite assunte nel quotidiano?

 Non macerarsi sui propri guai fa da spinta a quella leggerezza che getta sguardi nuovi sul mondo. Sei capace di ridere quando la vita ti costringe a stare nella tua debole struttura interiore? Sei capace di gioire quando le difficoltà invece di diminuire crescono a dismisura? Gioire di che? del mestiere di uomo! Essere capaci di umanità non equivale a non avere difficoltà, a risolvere tutti i problemi, a essere abili in tutto. La fatica, ring del proprio esprimersi, non spaventa quando dentro di sé la dimensione propria rispetto a Dio è ben delineata. Dice san Paolo: Quando sono debole, è allora che sono forte perché dimora in me la potenza di Dio… Se entrando nel mistero della passione del Signore capissimo appena questo, avremmo consumato la Pasqua!

Nessun commento

Aggiungi un commento