Stare dove sei, scegliere chi diventare. 

(Una testimonianza)

Entro in monastero e il silenzio mi avvolge subito. Non è una quiete ideale: è presenza, impegno, ritmo. La preghiera scandisce le ore e io mi accorgo che ogni gesto, anche il più semplice, ha un peso vitale. Lavoro, vita fraterna, preghiera personale e insieme: non vedo perfezione, ma tutto qui accade in una Presenza (Vive il Signore alla cui presenza io sto– 1 Re 17,1) e io devo decidere se rispondere o distrarmi.

Non sempre ci riesco. La mente corre altrove, il corpo protesta, l’ego si fa sentire. Eppure resto, passo dopo passo, perché qualcosa mi tiene: questa vita non è neutra, mi prende sul serio.

La presenza che plasma

Mi siedo a meditare la Parola e le parole non sono solo lettere: entrano, chiedono attenzione, trasformano. Preghiamo insieme e il silenzio delle sorelle non è vuoto: ogni presenza, ogni gesto condiviso, mi ricorda che qui la vita mi sfida a restare intera.

La Regola mi custodisce come terreno che costringe a misurare la mia libertà e la mia attenzione. Non mi lascia fuggire dai miei limiti, ma li trasforma in opportunità: capire dove posso restare e dove devo crescere.

Confusione e concretezza

A volte sono confusa. Non sempre voglio alzarmi all’alba, non sempre il silenzio mi attrae, non sempre so chi sono o cosa sto diventando. Eppure ogni giorno questa fatica diventa misura di presenza.

Mentre svolgo le piccole mansioni che mi vengono affidate, mi rendo conto che restare non è automatico. È un atto di attenzione: rispondere a ciò che accade, fare del mio meglio, senza illusioni, senza correre via.

Restare come scelta viva

Resto qui non perché tutto sia definito, ma perché qui la mia vita viene messa al lavoro. La Parola ascoltata ogni giorno apre domande vere, non mi lascia uguale a me stessa. Mi interroga sul futuro, su chi diventerò, sulla forma che prenderà la mia libertà. Non ho risposte pronte, ma resto perché mi accorgo che questa vita mi sta facendo crescere.

Restare non è fermarsi: è dare tempo alla vita di maturare. La Regola, la preghiera, il silenzio educano il desiderio, lo rendono capace di durata. Giorno dopo giorno cambia il mio modo di stare, di ascoltare, di scegliere. Nasce un’attenzione nuova, una responsabilità che non pesa, una disponibilità che prima non avevo. Il restare genera: sguardo più largo, legami più veri, una libertà meno impulsiva e più affidabile.

Dio è il motivo profondo di questo restare. 

Non come idea, ma come presenza che rende fecondo il tempo, che trasforma la ripetizione in fedeltà, l’attesa in promessa. Vivere in ossequio a Gesù Cristo, meditando notte e giorno la sua Parola ( dalla Regola): questo è il motivo del mio rimanere .

Adesso sono all’inizio e devo compiere molti passi ancora, ma so che restando la mia vita non si consuma. Si prepara. Diventa capace di futuro, di dono, di incontro.

E tu, dove sei chiamata a restare perché la tua vita diventi feconda?

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