10 Apr QUANDO VIENE E STA “IN MEZZO”
A te, proprio così come sei
Non so in quale punto ti trovi adesso.
Forse stai cercando davvero, forse stai solo resistendo. Forse hai già intuito qualcosa e ti spaventa, oppure senti solo un vuoto che non riesci a nominare. Magari preghi, ma con fatica. Magari non preghi più, ma qualcosa in te non si è spento.
Non importa da dove parti. Importa questo: Lui entra lo stesso.
Non aspetta che tu sia raccolta, coerente, pronta. Non aspetta neppure che tu lo stia cercando bene. Viene e basta. E quando viene, non resta fuori dalla tua vita, come un pensiero tra gli altri.
Sta in mezzo.
In mezzo alle tue giornate confuse, alle distrazioni, a quella parte di te che non vuoi guardare. Sta lì, vivo. Non come un ricordo, non come una suggestione. Come un TU.
E se ti è capitato — anche una sola volta — di percepire una pace che non ti sei dato da sola, una presenza che non veniva da te, allora sai di cosa sto parlando.
Non era un’idea. Era Lui.
Non devi sistemarti prima
Forse pensi che, se davvero dovessi avvicinarti sul serio, dovresti prima mettere ordine. Chiarire tutto. Diventare più stabile, più limpida, più “degna”.
Non funziona così.
Guarda bene: quando il Signore si lascia incontrare, non cancella le ferite. Le mostra. Le porta ancora addosso. Non si presenta nella perfezione astratta, ma con i segni di un amore trafitto dalla morte.
Questo significa che puoi stare davanti a Lui così come sei. Non a metà, non filtrata.
Anche con quella parte di te che ti pesa. Anche con ciò che non capisci. Anche con quello che ti fa dire: “così non posso”.
È proprio lì che ti raggiunge.
E se resti — senza scappare subito, senza riempire il silenzio — a poco a poco ti accorgi che non ti sta chiedendo di dimostrare qualcosa.
Ti sta chiedendo di lasciarti incontrare.
Hai bisogno di toccare, ed è giusto
Forse dentro di te c’è una resistenza: “Io voglio essere sicura. Non posso giocarmi la vita su una sensazione”.
Hai ragione.
La fede non è un’idea da accettare. È un incontro.
E il Signore non si offende per questo. Non ti chiede di credere alla cieca. Si lascia incontrare davvero.
Non sempre come immagini, non sempre quando vuoi, ma in modo reale.
A volte succede davanti al Vangelo, quando una parola ti colpisce perché la riconosci detta a te. A volte nell’Eucaristia, quando resti lì e non accade nulla di straordinario — eppure non te ne andresti. A volte nel silenzio, quando smetti di parlare e ti accorgi che non sei sola.
Non è immaginazione. È relazione.
E quando questo accade, anche solo per un attimo, ti cambia dentro in un modo che non puoi produrre da sola.
Arriva un momento in cui devi rispondere
Non subito. Non per forza oggi.
Ma arriva.
Arriva un momento in cui capisci che non puoi più restare neutrale. Non perché qualcuno ti mette pressione, ma perché Lui è vivo in te.
E davanti alla sua Presenza reale, o ti chiudi o rispondi.
La risposta non è, prima di tutto, la scelta di uno stato di vita . Non è “entro” o “non entro”, in monastero …
È molto più semplice e molto più esigente: è dirGli “Tu”.
Riconoscerlo.
Lasciare che non sia più uno tra i tanti, ma il Centro.
“Mio Signore e mio Dio” nasce così. Non come una frase imparata, ma come qualcosa che ti esce perché non puoi più negare che lo hai incontrato.
E da lì, solo da lì, nasce tutto il resto.
Se ti attira il silenzio, ascolta bene
Se, leggendo, avverti una risonanza — anche piccola — non archiviarla subito.
Se ti attira l’idea di una vita più raccolta, più essenziale, più tutta per Lui, non liquidarla come una suggestione passeggera. Non è detto che sia la tua strada, ma non è neppure qualcosa da ignorare.
Nel Carmelo non si entra perché si è forti. Si entra perché, a un certo punto, non si riesce più a vivere senza questa Presenza.
Perché il mondo resta amato, ma non basta. Perché il cuore chiede uno spazio intero per stare con Lui.
È una chiamata silenziosa, ma concreta. Non vaga.
E inizia sempre così: non da una decisione, ma da un incontro che ritorna, che insiste, che non ti lascia come prima.
Resta un momento
Non fare subito grandi progetti.
Se puoi, fermati.
Anche adesso.
Rientra un attimo in quella stanza interiore che conosci. Chiudi, per quanto riesci, le porte al rumore. Non per isolarti, ma per verificare.
E stai.
Non devi dire molto. Non devi sentire qualcosa di speciale.
Solo questo: resta davanti a Lui.
Perché è già entrato e non ha bisogno di molto per farsi riconoscere.
Basta che tu non scappi.
E forse, senza rumore, ti accorgerai che è lì. Che ti guarda. Che non se n’è mai andato.
E allora, piano, senza sforzo, potrà nascere anche in te una parola vera.
Non perfetta. Non definitiva.
Ma tua.
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