Quando il silenzio ci insegna a vedere

Un ritmo diverso

Ad agosto qui al Cerreto si respira un ritmo particolare.

Ce ne accorgiamo al mattino presto, quando il bosco vicino al monastero sembra ancora custodire la freschezza della notte. Le ore hanno un passo più lento, la campagna porta i segni del sole estivo, i sentieri invitano a camminare senza fretta.

Per noi che abitiamo qui, questo tempo non è soltanto il cambio di una stagione. È un invito.

La natura, con la sua pazienza, ci ricorda qualcosa che spesso dimentichiamo: la vita cresce anche quando non vediamo nulla accadere.

Un albero non fa rumore mentre mette radici. Un frutto non racconta il lungo lavoro che lo porta alla maturazione. Il bosco, anche nei giorni più immobili, continua a vivere.

Ascoltando la voce della natura, ritroviamo la consapevolezza che anche il cuore umano ha bisogno dello stesso tempo.

Il silenzio che diventa preghiera

Il silenzio prolungato ha tutto il sapore dell’incontro.

Il cuore lentamente si dispone, ascolta, lascia fare. È preghiera.

Qualcuno che viene a trascorrere alcuni giorni con noi ci racconta spesso che, all’inizio, il silenzio può mettere in difficoltà. Quando tutto intorno si quieta, infatti, emergono anche le tante voci che portiamo dentro: pensieri, preoccupazioni, desideri, ferite.

Poi, piano piano, si intuisce qualcosa di nuovo.

Il silenzio non ci fa scappare da noi stessi.

Ci riconsegna a noi stessi davanti a Dio.

È la preghiera del cuore: non una tecnica, non un momento in cui dobbiamo raggiungere qualcosa, ma un imparare a stare. Stare davanti al Signore così come siamo, senza maschere e senza bisogno di dimostrare.

Con il tempo, il silenzio diventa uno spazio di ascolto.

Ci accorgiamo che Dio non sempre parla attraverso grandi intuizioni. Molto spesso si fa riconoscere nella profondità delle cose semplici: una pagina del Vangelo, un gesto compiuto con amore, un incontro, una fatica accolta, una giornata che sembrava uguale alle altre.

Imparare a vedere

Proprio ieri abbiamo celebrato la festa della Trasfigurazione del Signore.

Il Vangelo ci racconta che i discepoli, sul monte Tabor, vedono Gesù in una luce nuova. Non è Gesù che cambia: sono i loro occhi che diventano capaci di riconoscere ciò che era già presente.

È un’esperienza che conosciamo anche noi.

Ci sono momenti in cui una realtà che abbiamo davanti da sempre improvvisamente ci appare diversa. Non è cambiata la cosa. È cambiato il nostro modo di guardarla.

La preghiera fa questo.

Non ci porta fuori dalla vita.

Ci insegna ad abitarla con occhi nuovi.

Una vita che trova compimento

Anche Maria, mentre iniziamo la novena in preparazione alla sua Assunzione al Cielo, ci mostra questa strada.

La sua vita è stata per lunghi anni una vita nascosta, fatta di giorni semplici, di fedeltà quotidiana, di ascolto. Eppure proprio quella vita, apparentemente ordinaria, è diventata il luogo in cui Dio ha potuto compiere grandi cose.

La festa dell’Assunzione ci ricorda una speranza bellissima: nulla di ciò che è vissuto nell’amore va perduto. Dio non cancella la nostra storia. La porta alla sua pienezza.

Forse è anche per questo che la vita contemplativa e monastica al Carmelo continua a interpellare il cuore di alcune giovani donne: donne che desiderano cercare la verità senza separarla dalla concretezza della vita, che desiderano una vita unificata, abitata dalla presenza di Dio.

Una luce sufficiente per il passo di oggi

A volte vorremmo che Dio ci desse una risposta chiara e immediata. Vorremmo capire tutto, vedere tutto, avere una strada già illuminata.

Ma il Signore spesso ci dona soltanto la luce sufficiente per il passo che possiamo compiere.

Come nel bosco al mattino: il sentiero non appare tutto insieme. La luce arriva poco alla volta, e proprio così ci insegna a camminare.

Forse il silenzio della preghiera è anche questo: imparare a fidarci di una presenza che, discretamente, cambia il nostro sguardo.

E quando lo sguardo cambia, anche il quotidiano diventa diverso.

Lo stesso bosco.
La stessa campagna.
Le stesse persone.
Gli stessi giorni.

Eppure tutto può diventare un luogo abitato da Dio.

Forse la domanda che puoi  portare con te è proprio questa:

Quale luce Dio sta già accendendo nella mia vita, e io non ho ancora imparato a riconoscere?

Se vuoi prega col salmista:

“Manda la tua luce e la tua verità: siano esse a guidarmi.” (Sal 43,3)

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