Per noi: Dio solo!

Per noi: Dio solo!
“La misura dell’amore sta nel non aver misura” (s. Bernardo). A partire dalle relazioni tra esseri umani, la molla che spinge a compiere in pienezza ogni opera è l’amore. Questo, che potrebbe suonare come un assioma, un postulato teorico, una definizione astratta, in realtà è l’esperienza quotidiana, questa è la storia di tutti i tempi e di tutte le latitudini: dove brucia il fuoco dell’amore, ogni atto, ogni parola, ogni gesto si caricano di un sapore particolare, di uno spessore diverso, di un’efficacia impensabile. L’amore prende avvio dalla conoscenza reciproca, una conoscenza che va ben oltre la conoscenza razionale, una conoscenza che ha canali diversi rispetto a quelli della pura logica. Tra amici, tra innamorati, tra madre e figlio, si può conoscere per via veritatis o per via pulchritudinis ma soprattutto si conosce per via amoris. Quando l’amore è sano, maturo, evolutivo, l’altro rimane altro ma la sua conoscenza diviene gradualmente appartenenza, diviene preferenza, diviene intimitià. L’amore umano nella sua bellezza e profondità, in qualunque relazione si esplichi, è l’espressione più piena della nostra somiglianza con Dio. E se l’amore tra persone trasforma, vivifica, dà senso e pienezza alla vita, a fortiori, sperimentare l’amore di Dio per noi significa rimanere sedotti, signifca rimanere avvinti, significa diventare assetati d’Amore. L’amore di Dio tocca il nervo della vita, ci si sente chiamate per nome, si avverte un’appartenenza, un’esclusività. Conosciuto l’amore di Dio, si può possedere tutto ma niente gli è pari e ogni cosa appare un nulla, non riempie, non appaga, non fa gioire il cuore. Conosciuto l’amore di Dio per noi, si costata anche l’abisso delle noste miserie ma ci si sente avvolte nel grande abbraccio della sua Misericordia, abbraccio di cui non si riesce più a fare a meno.
Per noi è stato così, Dio ci ha sedotte attirandoci in disparte, parlando al nostro cuore e continua a sedurci ogni giorno non con eventi straordinari ma con il volto umano di Gesù, con il suo modo unico di amarci, di incontrarci, di cercarci, di ridestare in noi la vita, di risanarla, di rimetterla continuamente in gioco, di amarla senza riserve. Allora amare Cristo, anzi di più: amare l’umanità di Cristo, diventa l’urgenza della nostra vita, urgenza che ci spinge ad entrare nel dinamismo di quella mutua ricerca che pone ogni istante nel senso di una Presenza. Scalino dopo scalino impariamo a riconoscerlo, ad amarlo nei dettagli, nelle sfaccettature di ogni relazione prossima o lontana.
Così passa il tempo al Carmelo, nel continuo impegno dell’ascolto di Dio nella sua Parola, negli eventi, nell’altro e, man mano, l’ascolto diventa adesione, partecipazione, intimità, comunione, diventa un’esperienza d’amore. Si arriva qui cercando il Suo volto perchè se ne è avvertito il fascino, l’attrazione, il bisogno e via via, attraverso ogni attimo vissuto, nella gioia della risposta d’amore, come nell’esperienza dell’aridità, della solitudine negativa, della spoliazione, si scopre di essere così importanti per Dio da non dover temere nulla e questa importanza la si percepisce e la si comprende soltanto come amore.
Nada te turbe, nada te espante, todo se pasa, Dios no se muda; la paciencia todo lo alcanza; quien a Dios tiene nada le falta. Solo Dios basta.(S teresa Di Gesù)
 Qui al Carmelo il quotidino, con i suoi chiaroscuri, ha una sola aria: Cristo che si vuol respirare sempre, Cristo che ci assedia, ci circonda, ci prende dolcemente ma implacabilmente senza clamore, umilmente come ogni cosa indispensabile ma imprendibile, inafferrabile come l’aria, come la luce, come l’acqua. Qui, come viandanti di Dio, camminiamo e se arriviamo desiderose di stare vicine a Dio, con Dio, crescendo ci accorgiamo di essere in Dio, di essere sue, vita della vita, uno con Dio, ci accorgiamo che forte come la morte è l’amore, che Lui stesso è la garanzia del nostro rimanere in Lui, l’anima della nostra fedeltà nonostante il nostro povero amore umano spesso attraversato da difficoltà, incoerenza, fragilità. Qui, nella semplicità di una vita vissuta in disparte, esprimiamo il desiderio di una donazione totale all’Amato, qui incendiamo il desiderio di vicinanza, di unità di appartenenza a Lui. Qui Dio entra nella nostra storia provocando una rivoluzione interiore, qui ci mettiamo in gioco, qui scommettiamo su Dio, qui, nel movimento di resistenza e resa, cambia la nostra modalità di amare e di sentirci amate. Qui il nostro amore diviene garanzia ed espressione di un amore più grande, immenso, diviene nell’offerta e nel dono di sè, espressione del Suo infinito amore. Qui cresce di giorno in giorno la tensione condivisa verso Lui e l’amore tende a una pienezza di comunione nonstante le incrinature, le possibili fratture, le caduta. …. Tenace come gli inferi è la passione: le sue vampe son vampe di fuoco, una fiamma del Signore! (Ct 8,6)
Qui l’intelligenza, la volontà, l’affettività, l’azione, la personalità intera vuole diventare dono, e quanto più cresce in noi la capacità di abbandono, tanto più si intensifica la certezza che niente può sconfiggere l’amore. Stupenda certezza!
San Paolo afferma: «Non sono più io che vivo ma è il Cristo che vive in me» (Gal 2,20).
Qui camminiamo ogni giorno coltivando reciprocamente lo stupore per un Dio così grande, ma così vicino, così desideroso di donarci il Suo amore. Qui cresciamo e ci accorgiamo che se ci affidamo interamente a Dio, il suo amore ci trae fuori dal nostro egocentrismo, ci libera da noi stesse. Qui, il più delle volte, è necessario compiere un cammino nel buio, una purificazione della fede. Qui, paradossalmente, perdendoci ci si ritrova. Qui si può anche vagare a lungo ma la tensione è approdare al lido dell’appartenenza esclusiva. Qui si procede per arrivare a poter dire come Giobbe che sia che viviamo, sia che muoriamo, sia che siamo ricche o che siamo povere, sane o malate, valiamo unicamente in relazione a Lui, al nostro Dio. Qui la comunione con Dio vale più di tutto il resto. Qui mentre tutto passa, Dio rimane e la vita riceve consistenza proprio da questa relazione vitale e indistruttibile che abbiamo con Colui che è.

O fiamma d’amor viva,
che amorosamente ferisci
della mia anima
il più profondo centro!
poiché non sei più dolorosa,
se vuoi, ormai finisci;
squarcia il velo
di questo dolce incontro.
O cauterio soave!
O deliziosa piaga!
O tenera mano!
O tocco delicato,
che sa di vita eterna
e ogni debito paga!
Uccidendo,
morte in vita hai mutato.
O lampade di fuoco,
nei cui splendori
le profonde caverne del senso,
che era oscuro e cieco,
con straordinarie perfezioni
calore e luce
insieme danno all’Amato!
Come dolce e amoroso
ti risvegli nel mio seno,
dove segretamente solo tu dimori!
Nel tuo spirar gustoso
di bene e gloria pieno,
come delicatamente m’innamori!
(s Giovanni Della Croce)

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