Per conto mio

Per conto mio 
Mentre, con consuetudine, cammino tra i giorni, un pensiero di santa Teresa d’Avila rulla nella mia mente quasi come ritmo del desiderio del volto di Dio che cresce e connota i miei passi nella sequela: “L’orazione mentale non è altro – per conto mio – che un trattare con amicizia, intrattenendosi molte volte da soli con Chi sappiamo che ci ama” (Vita 8,5).
Scorrono i giorni al Carmelo, nella pienezza di un tempo scandito da preghiera e lavoro, nella passione e nella lotta della fede vissuta, nella gioia e nella fatica della vita comune, nella soavità e nel rigore del silenzio, intente ad intrattenerci in questa amicizia intima, da sole a sole con Colui dal quale sappiamo di essere amate. Attratte da quel “rimanete in me come tralci alla vite”, procediamo… Talvolta, come principianti dissipati, sciupiamo molti attimi di comunione con Lui ma siamo sempre lì, ogni giorno e più volte al giorno a ricominciare il cammino. Ci intratteniamo con Lui nella lotta con tutto ciò che dis-trae, che annebbia, che affievolice, che turba, che allenta… una battaglia con se stesse per rimanre in Lui dalla quale non usciamo sempre vincenti, anzi spesso possiamo solo costatare la nostra miseria. Capita infatti, che il nosrto cuore ripeta col salmista: “Veramente tu sei un Dio misterioso” e che si affaccino in noi dubbi, smarrimento o affiori la tentazionie dei “perchè” . Capita anche di sentirsi aride come zolle arse d’acqua e invece di gustare le delizie della contemplazione e il fascino della sua Presenza provare il vuoto, il Suo silenzio. E capitano anche i momenti nei quali è difficile scorgere nell’altro il volto di Cristo, mentre pesano i limiti propri e altrui saccentemente poggiati solo sulle nostre spalle.
Si, a volte navighiamo proprio al buio, tuttavia rimane come canto fermo il richiamo profondo verso una direzione e il cuore, anche se frantumato o sclerotizzato, si riconosce voce dei gemiti inesprimibili dello Spirito che prega in noi. Il grido interiore non è più solo dell’anima anzi ci si rende conto di non essere più solo quella testa che sforna preghiere elucubrate, nè quel cuore che annaspa nel marasma di emozioni più o meno “sublimate” ma Lui prega in noi con la potenza salvifica del suo nome che accoglie tutte le nostre ferite, le nostre difese, le nostre miserie nell’unico atto della nostra offerta cosciente e umile.
Siamo in moto verso il Signore, in questo intrattenimento intimo e amicale nel quale pian piano impariamo ad assumere le varie mozioni del cuore, tutte, quelle buone e quelle meno buone, per posizionarle nella direzione di Dio come Magnificat o come Miserere .

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