Irrompe la Parola

Irrompe la Parola
La preghiera, lo sforzo di rimanere ben piantate in Dio, la ricerca costante della sua volontà nei dettagli del quotidiano, il desiderio attivo di un ascolto docile, obbediente, amante, sono i passi che alimentano e sostanziano la strada verso quell’orizzonte di significato che è l’incontro con Gesù difficilmente traducibile in parole umane. Sono passi che spingono, come vento sulle vele, la nostra piccola esistenza dentro l’abbraccio della fede che solo può sostenere il mistero e la bellezza disarmante di una chiamata ad una vita nascosta con Cristo in Dio. Una vita apparentemente fuori dalla scena del mondo ma protagonista nella preghiera silenziosa; appartata dai rumori di ogni corsa ma sollecita sui passi dell’opus Dei; non visibile per “i segni” della solidarietà o dell’impegno nel sociale ma edificata gesto dopo gesto, mattone dopo mattone, sulla carità invisibile dell’offerta totale e nell’apprendimento diuturno dell’abbandono confidente. E proprio contemplando il mistero dell’Incarnazione di Dio nell’inermità e piccolezza di un batuffolo di carne, batte ancora più forte il cuore nella memoria fattiva dell’amore concreto e personale di Dio per noi sue creature fatte a sua immagine. Vasi di creta più o meno scheggiati, siamo amati al punto da portare il Vasaio a farsi anch’Egli terracotta da modellare pur di riscattare la nostra bellezza originale, al punto di sceglierci, di volerci per sé cooperanti silenziose alla sua opera di redenzione. Noi intanto, viviamo dentro la storia di tutti i giorni e il nostro cuore umano pulsa con tutte le aritmie della “normalità”, con le ordinarie occupazioni, con i disappunti delle piccole o grandi avversità, con l’alternarsi di tempesta e bonaccia ma in questa storia, con questi connotati, frammenti di Logos prendono dimora. Messi a confronto con la totalità del mistero tutto tace: si fermano le parole di fronte al Verbo che tutto in sé esprime. Tace il cuore rapito da un unico amore senza paragoni; tacciono i pensieri intrisi del suo Nome; tace lo sguardo sempre più conscio della propria pochezza e alla ricerca incessante del Suo volto; tace il gorgoglio dei rumori dell’io e si affina l’ascolto della Parola. Nel cuore di questo silenzio, che non pretende di capire, che sa di non potersi appoggiare alla propria intelligenza, che confessa il proprio limite, fa irruzione la Parola. Questa Parola non elimina il mistero ma introduce dentro la fede e coincide con l’essere presi dal di dentro dal Verbo di Dio che si fa carne. Non diminuiscono le capacità di pensare, di discernere, di decidere o agire, ma quando la Parola irrompe, presa coscienza della fattiva azione dello Spirto in noi, non si esita più. La nostra libertà consegnata a Dio, è e rimane in perfetta azione impegnandoci fino in fondo nelle circostanze della vita da valutare, migliorare, scartare ecc. La Parola ci interpella chiedendo un’obbedienza amorosa che non cancella la libertà ma la potenzia in scelte di bene e di verità che fuori dalla Parola non si potrebbero sostenere. La fede nella Parola non annulla la libertà: la vive in una relazione: la relazione con Dio. Una libertà non più sufficiente a se stessa ma viva di ciò che l’Altro dona. Una libertà che acconsente alla relazione di amore e di obbedienza nei confronti del Signore e che permette un’esistenza in cui anche la libertà del Signore si esprime e in cui nessuna circostanza negativa o nessun sacrificio possono sminuire la certezza di essere amate.
La Parola di Dio farà «sorgere su di noi il luminoso mattino in cui Dio viene a farci visita» (Goffredo di Admont)

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