lo Spirito ci trascina

Natale 2025

17 dicembre: O SAPIENTIA


O SAPIENTIA, quae ex ore Altissimi prodiisti,
attingens a fine usque ad finem fortiter suaviterque disponens omnia:
veni ad docendum nos viam prudentiae.

O Sapienza, che uscisti dalla bocca dell’Altissimo (Sir 24, 5), ti estendi da un estremo all’altro e tutto disponi con forza e dolcezza (Sap 8, 1):
vieni a insegnarci la via della saggezza (Proverbi 9, 6). 

*O Sapientia*
silenziosa e originaria, non nata dal mondo ma principio del suo respiro. Non irrompi negli eventi: li sostieni. Non ti confondi con le voci, eppure ogni voce vive perché da te è attraversata. Dalla bocca dell’Altissimo procedi non come suono che svanisce, ma come Parola che rimane. In te forza e dolcezza non si oppongono: sono un unico atto che ordina senza violare. Da un estremo all’altro tutto raggiungi senza spezzare, senza affrettare. Ciò che è disperso viene tenuto, ciò che è fragile viene guidato, ciò che è incompiuto viene atteso.

La Sapienza: 
Non irrompe, non impone, non schiaccia: procede. Nasce da una bocca — non da un decreto — e da lì prende forma come parola che respira, come senso che si lascia ascoltare.


È la Sapienza che viene dall’Altissimo e per questo non è lontana dalla terra. Attraversa gli estremi senza spezzarli, tiene insieme ciò che noi separiamo: forza e dolcezza, inizio e compimento, l’urgenza del fare e la pazienza dell’attendere. Non corre, eppure arriva. Non trattiene, eppure sostiene tutto.

Nel tempo che precede il Natale questa antifona è una soglia. Ci dice che Dio non entra nella storia con la violenza dell’evidenza, ma con la discrezione di una sapienza che ordina dall’interno. Come il lievito nella pasta, come il battito che non vediamo ma senza il quale non vivremmo.

“Vieni a insegnarci la via della prudenza”: non una scorciatoia morale, non l’arte di cavarsela, ma la sapienza dei passi giusti. Quella che non brucia le tappe e non si ferma per paura. La prudenza evangelica è il coraggio lento di chi sceglie il bene possibile oggi senza smettere di desiderare il bene pieno.

La Sapienza non ci chiede di capire tutto, ma di abitare ciò che viviamo. Di dare nome alle cose senza possederle, di prendere decisioni che non tradiscano il cuore, di tenere salda la nostra fedeltà anche quando non è facile. È una maestra mite: non toglie il peso dei giorni, ma insegna a portarli senza esserne schiacciati. Nel quotidiano — tra impegni, relazioni, fatiche ripetute —


O Sapientia :

sussurra una direzione: non vivere in superficie. C’è un ordine più profondo delle urgenze, una musica sotto il rumore. Chi le fa spazio scopre che anche ciò che sembra frammentato può essere ricondotto a unità.

Alla vigilia del Dio che si fa Bambino, la Sapienza ci prepara non con risposte, ma con uno sguardo. Ci educa a riconoscere la luce che non abbaglia
e la forza che non domina. E così, mentre il mondo corre, noi siamo qui ad imparare ancora l’arte umile e alta di camminare con Dio dentro i giorni.

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