Nella danza dell’Amore: la Trinità, sorgente di ogni chiamata

Il mistero che ci precede

C’è un mistero che non si lascia possedere dalle parole e che tuttavia continua a cercarle.

Ci conduce a sostare davanti a una Presenza. Accade come quando, nelle prime luci dell’alba, ci fermiamo davanti al mare: possiamo contemplarne le onde, ascoltarne il respiro, lasciarci avvolgere dalla sua immensità, ma non riusciremo mai a racchiuderlo nelle nostre mani.

È  il mistero della Santissima Trinità. Più ci avviciniamo, più scopriamo che la sua realtà è luce troppo grande per essere contenuta. Una porta spalancata sul cuore stesso di Dio. Una porta che ci conduce anche dentro di noi, verso quella sorgente nascosta da cui tutto prende vita.

All’origine di tutto: la comunione

All’origine di tutto non c’è la solitudine, ma la comunione.

Prima che esistessero le stelle, il mare, le montagne e il cuore dell’uomo, esisteva già un eterno scambio d’amore. Un amore che non trattiene nulla per sé, che continuamente si dona e continuamente accoglie.

Forse è per questo che portiamo dentro una nostalgia così profonda: il desiderio di relazione, la sete di appartenenza, il bisogno di essere amati senza misura.

Non è una debolezza. È il segno della nostra origine.

Siamo stati creati dall’amore e per l’amore.

Il silenzio del Carmelo e la dimora interiore

Il Carmelo ha custodito nei secoli una particolare familiarità con questo mistero. La sua spiritualità insegna che Dio si incontra nella profondità del cuore.

Il silenzio tanto caro ai santi carmelitani è una terra interiore dove la Trinità continua a parlare con voce discreta.

Santa Elisabetta della Trinità per esempio comprese profondamente questa realtà. La sua vita fu una continua immersione nel mistero di Dio presente nell’anima. Per lei la Trinità non era una dottrina da studiare, ma una compagnia da vivere.

Sentiva dentro di sé la presenza del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo come una dimora luminosa, una patria già anticipata sulla terra.

Anche noi portiamo nel cuore questo santuario segreto.

Una voce che continua a chiamare

Dietro ogni vocazione c’è sempre la stessa origine: il dinamismo dell’amore trinitario che si espande e raggiunge il cuore umano.

Anche oggi quella voce continua a risuonare.

Non sempre attraverso eventi straordinari. Più spesso si manifesta con delicatezza: in una domanda che ritorna, in un desiderio che non si spegne, in una gioia inattesa, in una parola del Vangelo che sembra pronunciata proprio per noi.

Dio attira.

Ogni vocazione nasce dall’amore

La solennità della Santissima Trinità ci ricorda che ogni autentica vocazione nasce da una relazione.

Prima di essere una missione, una scelta o un progetto, è un incontro.

Il Padre continua a pronunciare parole di vita sui suoi figli. Il Figlio continua a posare il suo sguardo su uomini e donne di ogni tempo. Lo Spirito continua a suscitare desideri nuovi e ad aprire strade inattese.

Per questo la chiamata di Dio non sottrae nulla all’esistenza, ma la compie. Non restringe il cuore, ma lo dilata.

Ogni vocazione cristiana — nel matrimonio, nella vita consacrata, nel sacerdozio o nel servizio quotidiano vissuto nel mondo — è una particolare partecipazione alla comunione trinitaria.

Dio non chiama anzitutto a fare qualcosa.

Chiama a essere di Qualcuno.

Chiama a vivere nella sua amicizia.

La logica del dono

Contemplando la Trinità comprendiamo che la vera fecondità nasce dal dono.

Il Padre si dona totalmente al Figlio. Il Figlio si consegna totalmente al Padre. Lo Spirito Santo è il dono reciproco che li unisce in un amore senza fine.

Anche la vita umana raggiunge la sua pienezza quando entra in questa stessa logica: quando smette di trattenere e comincia a offrire; quando passa dal possesso alla gratuità; quando scopre che il segreto della felicità non è accumulare, ma donarsi.

Verso il cuore di Dio

La festa della Santissima Trinità è un invito alla contemplazione.

Ci invita a fermarci, ad abitare il mistero senza pretendere di possederlo, a lasciarci attirare da Colui che ci precede e ci attende.

Ci invita a fidarci dell’Amore.

Di quell’Amore eterno che ci ha pensati, chiamati e custoditi fin dall’inizio.

Perché il cuore della nostra vocazione non è ciò che facciamo per Dio, ma ciò che Dio continua a compiere in noi.

Preghiera alla Trinità

(Santa Elisabetta della Trinità)

O mio Dio, Trinità che adoro,
aiutami a dimenticarmi completamente
per stabilirmi in Te,
immobile e pacifica,
come se la mia anima fosse già nell’eternità.

Nulla possa turbare la mia pace
né farmi uscire da Te,
o mio Immutabile,
ma ogni istante mi conduca più addentro
nella profondità del tuo mistero.

Pacifica la mia anima.
Fa’ di essa il tuo cielo,
la tua dimora amata
e il luogo del tuo riposo.

Che io non ti lasci mai solo,
ma sia là tutta intera,
tutta desta nella mia fede,
tutta adorante,
tutta abbandonata alla tua azione creatrice.

O mio Cristo amato,
crocifisso per amore,
vorrei essere una sposa per il tuo Cuore;
vorrei coprirti di gloria,
vorrei amarti fino a morirne.

Ma sento la mia impotenza
e ti domando di rivestirmi di Te stesso,
di identificare la mia anima
a tutti i movimenti della tua anima,
di sommergermi,
invadermi,
sostituirti a me,
affinché la mia vita
non sia che un’irradiazione della tua vita.

O Fuoco consumante,
Spirito d’Amore,
discendi in me,
perché si faccia nella mia anima
come una nuova incarnazione del Verbo:
che io sia per Lui
una umanità aggiunta
nella quale Egli rinnovi tutto il suo mistero.

E Tu, Padre,
chinati sulla tua povera piccola creatura,
coprila con la tua ombra
e non vedere in lei
che il Figlio tuo diletto,
nel quale hai posto tutte le tue compiacenze.

O miei Tre,
mio Tutto,
mia Beatitudine,
Solitudine infinita,
Immenso in cui mi perdo,
mi consegno a Voi come una preda.

Seppellitevi in me,
perché io mi seppellisca in Voi,
in attesa di venire a contemplare
nella vostra luce
l’abisso delle vostre grandezze.

Nessun commento

Aggiungi un commento