Un Canto dal silenzio. Nel rovescio della fragilità, il Volto

Nel rovescio della fragilità , un Volto.

C’è un’ora che non ha nome, quando tutto tace,
e il cuore si ritrova nudo, disabitato, solo.
Lì finisce il tempo dell’affanno,
e comincia il tempo di Dio.

Si passa attraverso molte voci —
il clamore dei giorni, le attese, le consolazioni.
Cerchi luce, ma trovi solo riflessi.
Eppure, nel fondo di ogni sconfitta,
una Presenza sottile continua a chiamare.
Non chiede parole, né opere,
ma il coraggio di lasciare tutto ciò che non è Amore.

Lentamente comprendi che il tesoro più segreto
non sono i doni, ma le miserie.
Tu le custodisci come chi accumula rovine,
investendo le energie dell’anima in ciò che marcisce.
Ma Dio, fuoco d’amore, non accetta comproprietà:
egli vuole tutto, anche la tua vergogna.
Così, uno a uno, i falsi appoggi cadono.
Il silenzio li dissolve  come nebbia al sole.

Nel Carmelo, impari a morire dolcemente.
Non una morte eroica, ma quotidiana, minuta:
lasciare che Dio spenga le luci della tua volontà,
che svuoti i pensieri, che disarmi le pretese del cuore.
È allora che la povertà si fa nuziale,
e la miseria si trasfigura in canto.
Nel deserto interiore risuona la voce di Colui che dice:
“Io ti condurrò nel silenzio,
e parlerò al tuo cuore con la voce dell’eterno.”

Il silenzio non è più vuoto, ma abisso abitato.
Ogni cosa diventa trasparente:
la pietra, la luce, il respiro, il dolore.
Dio si nasconde per farsi più intimo,
come la linfa che scorre invisibile nel tronco.
E nell’ora in cui sembra che non resti nulla,
l’anima scopre d’essere guardata.
È il Volto che da sempre attendeva,
il Volto che nessun occhio può vedere,
e che pure, nel segreto, si dona interamente.

Maria, la Madre del Silenzio, veglia su questo passaggio.
Ella è il monte puro del Carmelo,
dove la Parola si fa carne nel silenzio della fede.
In lei impari che ogni abbandono è un sì,
che ogni notte è feconda,
che il nulla amato diventa dimora di Dio.

Come un fiore che si apre alla rugiada,
così la vita si apre al mistero.
Non chiedi più di vedere, né di sapere:
basta essere guardata,
basta che il suo sguardo penetri la tua notte.
E quando non avrai più nulla —
non desideri, non paure, non nome —
allora Lui sarà tutto in te,
e tu, nell’Amore, sarai silenzio.

Perché solo chi ha lasciato ogni investimento nella miseria
può essere colmato dell’unico Bene.
Solo chi ha accettato di non avere nulla
può portare nel mondo il Volto che non si vede.

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