monache carmelitane cerreto

tu mi appartieni

Molti che scrivono o ci incontrano quasi ci spiritualizzano, disincarnandoci e idealizzandoci.

Alcuni a dire il vero ci commiserano o ci biasimano…. 

Tanti ci incoraggiano e sostengono…

Vorrei chiederti: e tu che leggi con chi stai?

In realtà la vera e fondamentale domanda che ci poniamo è:

Con quali lineamenti la nostra comunità cerca di definire il suo volto nell’oggi concreto di questa nostra storia ?

Forse la risposta aiuterà qualcuna di quelle giovani donne che si interroga sul proprio progetto di vita, che sta cercando tra le tante voci dentro e attorno a sé, quell’unica voce che pronuncia il suo nome e le attesta una reale e completa appartenenza …

«Non temere, perché io ti ho riscattato, ti ho chiamato per nome: tu mi appartieni. ( Is 43,1)

Stando ai fatti vicini e lontani (penso ad esempio al rave party di questi giorni nel viterbese) sembra quasi sublimatorio porsi certi interrogativi, quasi come in barba a tanti giovani che, tutt’altro che intenti a vivere la bellezza dei loro anni giovanili, percorrono lo sballo come corsia preferenziale per rincorrere idoli a cui danno nomi falsi come libertà, piacere festa…. 

Ma tutt’altro che fuori luogo, la nostra domanda si colloca proprio sul piano di questa ricerca di libertà, piacere, festa, ma nelle loro sane accezioni e connotazioni tali da poter sprigionare poi autonomia, pienezza, armonia, gioia …

Il paradigma mi sembra possa declinarsi sulla parola “appartenenza”

 L’esperienza di ogni giovane donna che varca la soglia del monastero unendosi alle sorelle nell’avventura dinamica e sempre inedita della sequela, porta infatti il registro dell’appartenenza.

Appartenenza a Colui che chiama, attrae, conduce.

Appartenenza ad una comunità che condivide lo stile di una risposta.

Appartenenza alla Chiesa che ci riconosce il mandato della preghiera nella sororità come prima e fondamentale missione.

Appartenenza l’umanità e alla storia nella quale, in sincera adesione, tentiamo di contribuire per costruirla e restituirle valore.

Appartenenza al Creato col quale all’unisono vogliamo innalzare il nostro canto di lode al Creatore

Lo stile della nostra vita contemplativa cerca nel quotidiano di delineare il profilo dell’appartenenza sulle coordinate della fiducia, dello scambio, del confronto, del conforto, della consolazione della compassione…

Stile mai improvvisato ma personalmente e comunitariamente predisposto da una preghiera aperta, incamminata su sentieri di purificazione di ogni forma di ingabbiamento e bigottismo. 

Una preghiera liturgica e personale, ogni giorno rimodulata sulle note dell’amicizia sola a sola col Solo…Non fatta, non stratificata tra le cose da fare ma continuamente liberata da un cuore in ricerca.

Stile plasmato dalla corrispondenza alla Parola ruminata e meditata…

Stile di parresia… non manierato improntato a rispetto, garbo, cortesia ma nella lealtà, franchezza, trasparenza.

Stile forgiato dal silenzio dolce e amaro compagno di viaggio, deserto di matura solitudine .

Stile orientato all’ascolto, all’accoglienza, alla ospitalità. Una clausura aperta non moderna come alcuni dicono …; 

Una clausura che cerca di parlare al mondo senza parlare di una ricerca, di un incontro, di una appartenenza.

Uni stile che quando accade (perché accade) di trovare, porre, inciampare in degli ostacoli , cerca nella forza amica della comunità la forza per riposizionarsi nel cuore della Chiesa che è l’amore… con umiltà e fiduciosa nella verità della preghiera che ci aggancia a Dio e ci lega in reciprocità.

Se dovrai attraversare le acque, sarò con te,
i fiumi non ti sommergeranno;
se dovrai passare in mezzo al fuoco, non ti scotterai,
la fiamma non ti potrà bruciare;

poiché io sono il Signore tuo Dio,
il Santo di Israele, il tuo salvatore. (Is 43, 2-3

2 Commenti
  • Luciano Bruno
    Pubblicato alle 20:34h, 19 Agosto Rispondi

    Complimenti sorelle care ed intellettuali.

  • Luciano Bruno
    Pubblicato alle 20:35h, 19 Agosto Rispondi

    Sorelle care ed intellettuali.

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