25 dicembre

Limina Admirationis: L’Ufficio della Divina Discesa

Sotto le volte di pietra della nostra attesa, dove l’ombra si fa preghiera e il gelo del mondo bussa alle porte del coro, ci fermiamo. Siamo giunti ai Limina Admirationis, alla soglia sacra dello stupore, dove la sapienza umana tace per lasciar parlare l’umiltà di Dio.

Oggi la Regola si compie nel Silenzio.

Il Verbo, che da sempre abita l’abisso del Padre, celebra il Suo ingresso nel tempo: una clausura di carne e fasce che racchiude l’Immenso. Non c’è solennità più alta di questa spogliazione; non c’è ufficio più santo dell’adorare Colui che, pur reggendo le schiere angeliche, accetta il ritmo debole di un respiro umano.

In questa grotta, che è l’altare del mondo, la divinità non si manifesta nel fulgore, ma si nasconde nella Kénosis della paglia. È il Dio che discende i gradini dell’essere per farsi ultimo, affinché nessuno sia più solo. Il nostro sguardo, affaticato dalle veglie, trova riposo in questo Bambino: Egli è il Salterio vivente, l’Antifona di pace che riconcilia il fango con le stelle.

Che la nostra anima sia oggi come la pietra della stalla: nuda, ferma, ma riscaldata dal soffio dell’Eterno.

Deponiamo ogni vanto, ogni parola superflua, ogni ansia del divenire. Restiamo sulla soglia, tra il mistero che ci sovrasta e la tenerezza che ci chiama, testimoni di un Amore che non ha saputo restare nel Cielo e ha scelto di farsi mendicante del nostro cuore.

In hoc mysterio, silentium est laus.

Nessun commento

Aggiungi un commento