11 Set un legame inverante
Un legame inverante
Siamo qui perché chiamate a “stare” ai piedi del Maestro, perché chiamate a custodire nella preghiera il desiderio di Dio, perché chiamate a essere voce… Cerchiamo il suo volto in un quotidiano semplice nel quale il nostro silenzio si fa con l’orante del salterio: ora canto, ora grido, ora musica, ora lamento, ora danza all’unisono con la vita e le storie di uomini e donne, bambini e giovani che cercano, amano, perdono, falliscono, gioiscono che portiamo a Dio in costante intercessione! Cerchiamo, provando a comprendere, momento per momento, dove Egli ci aspetta e invocando il dono del Suo incontro per ogni uomo. “Che cos’altro fai, quando aneli a quel sabato (il Regno di Dio) se non di non smettere di pregare? Se non vuoi interrompere la preghiera, allora non interrompere il desiderio. Il tuo incessante desiderio è la tua incessante voce di preghiera. Taci quando smetti di amare…Il raffreddarsi dell’amore è l’ammutolirsi del cuore. Il fuoco dell’amore è il grido del cuore”. (S Agostino) La nostra vita si svolge, così…come custodia della nostalgia di Dio: lontane da mondane visibilità, tuttavia esposte alle fragilità di tutti, piene di gioia e con gli otri del cuore ricolmi delle lacrime di ogni uomo, decise e spedite nell’incedere ma anche deboli e claudicanti…; fiduciose, supplicanti, sponsali camminiamo pur stando ferme e gettando l’anima al di là di ogni ostacolo … e vegliamo, vegliamo nell’attesa certa dell’alba, ormai “ferite dal desiderio”. Appare leggibile che la nostra vita conserva le tracce di una lotta continua, di un perenne lavoro su noi stesse, di un esercizio costante della vigilanza sulla breccia della solitudine per imparare ad aprirci a Dio e, nella comunione con Dio, ai fratelli. La nostra è una vita situata nel silenzio, tesa a evitarne ogni manipolazione, orientata a ridimensionare le varie esigenze, assorbita dall’unico impegno di “lasciarlo fare”… È una sfida ininterrotta: osare di rimanere nel silenzio con perseveranza, imparare ad ascoltare una Parola unica, imprevedibile, non strumentalizzabile e percorrere con diligenza, creatività e fede l’unica via di autentica e duratura visibilità: l’umiltà. Allora, andando avanti nei giorni, ci sembra che in noi si scavi un vuoto, si innesti una strana precarietà, un senso del provvisorio e dell’oggi difficilmente accettabile negli spazi di un egoico protagonismo… Qui il vuoto si fa modo di silenziosa relazione. Il cuore assapora un respiro libero ma di una libertà non tanto di auto determinazione, quanto di chi si interfaccia con la propria miseria proprio mentre “conosce” la Sua misericordia; di chi semplicemente si espone nella propria indigenza, e avverte nel suo abbassamento lo stupore dell’incontro con l’abbassamento amoroso di Cristo; di chi guarda nell’abisso del proprio cuore e lo scopre casa di Dio. Il dialogo interiore con Lui sottende ogni azione e il fare si impregna silenziosamente della sua presenza. Altri sensi, altra sensibilità continuamente trasfigurata. Un cammino mai sospeso per lasciare che la nostra “terrosità” sia completamente riplasmata dalla forma di Cristo e del Vangelo. Un’esistenza che si dispone armoniosamente attorno a questo nucleo vitale, a questa intuizione spirituale, a questo desiderio sempre inappagato e sempre vivo. Procediamo così verso l’unificazione interiore attraverso il paziente cammino dell’umile amore, della purificazione del cuore, frutto di un legame che si invera dentro i riflessi della semplicità, dell’espropriazione di sé, raccolto e sostenuto da un dialogo ininterrotto con la Trinità… Nudità e nullità appesa alla Grazia! “…. come il bimbo svezzato in braccio a sua madre” (cf sl 130).
loredana
Pubblicato alle 12:23h, 11 SettembreGrazie Sorelle. Ave Maria, Figlia, Madre, Sposa e Maestra di Vita via del Carmelo.
elisabetta
Pubblicato alle 12:28h, 11 Settembrebellissime parole!
luz
Pubblicato alle 10:50h, 06 Ottobreya entra la princesa Bellisima y que linda cuando nuestra vida es santidad para todas oro mucho por vosotras