14 Mar La luce che nasce nel fango
La gioia profonda di chi lascia che Cristo apra gli occhi del cuore
C’è un momento nella vita in cui ci accorgiamo che qualcosa dentro di noi non vede davvero.
Possiamo avere tanti sogni, tanti progetti, mille possibilità davanti… eppure nel cuore resta una domanda silenziosa: qual è la luce che può illuminare davvero la mia vita?
Il Vangelo di questa domenica racconta proprio questa storia.
Non la storia di un uomo che ha perso la vista, ma di un uomo che non ha mai visto la luce.
È il cieco nato del Vangelo secondo Giovanni.
E proprio la sua storia diventa una rivelazione: perché Gesù non ha paura del buio dell’uomo. Anzi, è proprio lì che entra. Si ferma. Si china. E da quella terra impastata di fragilità fa nascere qualcosa di nuovo.
Per questo la Chiesa, nel mezzo della Quaresima, osa pronunciare una parola sorprendente: Laetare — rallegrati.
Dio passa dove nessuno guarda
L’inizio di ogni vocazione
Nel racconto del Vangelo accade una cosa bellissima: il cieco non cerca Gesù.
È Gesù che vede lui.
Tra la folla, tra le persone che passano distratte, lo sguardo di Cristo si posa proprio su quell’uomo seduto ai margini della strada.
La vocazione nasce quasi sempre così.
Non come una decisione improvvisa o un progetto costruito a tavolino, ma come uno sguardo che ti raggiunge prima ancora che tu lo cerchi.
Forse è quel che sta succedendo anche a te ?
Magari in modo semplice:
- una parola del Vangelo che ti colpisce
- un momento di silenzio in cui avverti Dio vicino
- la visita a un monastero che ti è rimasta nel cuore
- una domanda che ritorna: Signore, cosa vuoi da me?
Le vocazioni Iniziano con uno sguardo.
Il gesto inatteso di Gesù
Dio lavora con la nostra terra
Gesù compie un gesto strano.
Si china.
Prende la terra.
Fa del fango.
Poi lo posa sugli occhi del cieco.
È un gesto che sorprende, quasi scandalizza: Dio guarisce usando la polvere.
Eppure questo gesto dice qualcosa di profondissimo.
Dio non aspetta che la nostra vita sia perfetta per entrare.
Non aspetta che siamo sicure, forti, senza dubbi.
Lavora proprio con la nostra terra.
Con le nostre fragilità.
Con le nostre ferite.
Con le nostre domande.
Con i nostri stessi peccati
La nostra grande mistica carmelitana Teresa d’Avila lo aveva capito bene quando scriveva alle sorelle:
«Dio non guarda tanto alla grandezza delle opere, ma all’amore con cui si fanno.»
La vocazione nasce da un cuore che si lascia toccare.
Il passo nella fiducia
Camminare anche quando non si vede
Dopo aver spalmato il fango sugli occhi del cieco, Gesù gli dice una cosa semplice:
Va’ a lavarti alla piscina di Siloe.
Ed ecco il momento decisivo.
L’uomo obbedisce.
Cammina ancora cieco.
Non vede nulla.
Non ha prove che la guarigione arriverà.
Eppure si mette in cammino.
Ogni vocazione passa da qui.
Dal coraggio di fare un passo anche quando la luce non è ancora piena.
Forse per alcune giovani significa iniziare a pregare davvero.
Per altre parlare con una guida spirituale.
Per altre ancora bussare alla porta di un monastero.
Dio non chiede di vedere tutto il cammino.
Chiede solo il passo di oggi.
La gioia nascosta del Carmelo
Una vita piccola ma immensa
A volte la vita contemplativa può sembrare strana agli occhi del mondo.
Silenzio.
Clausura.
Preghiera nascosta.
Eppure dentro il Carmelo le grandi sante parlano soprattutto di gioia.
Una gioia semplice, profonda, che nasce dall’amicizia con Dio.
Giovanni della Croce scrive una frase che attraversa i secoli:
«Alla sera della vita saremo giudicati sull’amore.»
Tutto il resto passa.
Le paure.
Le immagini che gli altri hanno di noi.
Perfino i successi che sembravano così importanti.
Rimane solo l’amore.
La vita carmelitana nasce dal desiderio radicale di questo: vivere per Dio e con Dio, portando nel silenzio della preghiera le gioie e le ferite del mondo.
Una parola per te che stai leggendo
Forse stai leggendo queste righe senza sapere bene perché.
O forse nel tuo cuore c’è una domanda che ritorna.
Un desiderio più grande.
Una nostalgia di Dio.
Una luce che chiama.
Non avere paura di quella voce.
Dio non toglie la vita.
La illumina.
Teresa d’Avila lo diceva con la semplicità dei santi:
«Solo Dio basta.»
Non significa che Dio riempie uno spazio vuoto.
Significa che quando Lui entra, tutto trova il suo posto.
Domenica Laetare
Rallegrati: la luce sta già nascendo
Alla fine del racconto del Vangelo secondo Giovanni il cieco vede.
Ma la vera luce non è solo nei suoi occhi.
È nel suo cuore che ormai riconosce Cristo.
Forse è per questo che la Chiesa, nel mezzo della Quaresima, osa dirci: Rallegrati.
Perché anche quando non capiamo tutto, anche quando la strada non è chiara, Dio sta già lavorando nella nostra terra.
Sta impastando luce dentro la nostra fragilità.
E forse proprio lì, nel punto più semplice e più vero della tua vita, sta nascendo qualcosa di nuovo.
Come nel fango del Vangelo.
Come nel cuore di chi si lascia guardare da Cristo.
Come in ogni vocazione che comincia.
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