monastero janua coeli

LA Cella Monastica

Una dimora del cuore. Luogo in cui il cuore si spezza e diventa contrito
Il messaggio sconvolgente del Regno di Dio, nei tre anni del ministero di Gesù, sarebbe impensabile senza i trent’anni di immersione silente della Parola nel tessuto e nella terra di Nazareth.
E come una rinnovata Nazareth, anche ogni monaca raccoglie l’eredità di quella terra e della casa dove Gesù visse nel nascondimento, come un seme che aspetta di essere ricevuto.


Gesù, tra i tanti modi possibili di manifestarsi all’uomo sceglie il mezzo meno appariscente. Sceglie di nascere in povertà, in un angolo remoto del mondo, fuori dalla propria stessa casa; sceglie di essere presentato al tempio nel nascondimento, come uno qualunque; sceglie di mangiare il pane amaro dell’emigrazione; sceglie di vivere per decenni nella più assoluta insignificanza anche di fronte ai suoi, i quali, poi, come ci dice il Vangelo di Marco, non riescono neppure a capirlo quando si ripresenta a Nazareth e dicono… ma costui non l’abbiamo già conosciuto? La sua vita tra noi non aveva alcuna importanza (Mc b6, 2ss).


Caratteristiche esteriori di insignificanza. Tuttavia, in questo quadro esterno di azione senza sfarzo, di una vita in massima parte senza risonanza mondana, senza rilevanza sociale o religiosa o politica, come il seme che sembra dormire nella terra, Gesù non rinuncia a una delle coordinate essenziali del suo Regno: la presenza di alcuni cuori che gli sappiano dare il cento per uno; la presenza di persone a Lui totalmente dedicate, come la terra buona che dà il centuplo. A Nazareth, per decenni, il seme evangelico fruttifica silenziosamente nel cuore di Maria; fruttifica nel cuore umile di Giuseppe; viene deposto nell’animo semplice dei pastori; di Simeone, di Anna; di alcuni altri poveri di Jawhè che aspettavano la consolazione di Israele. Questo seme trova anche le spine di Erode che tendono a soffocarlo; feconda nel terreno ben disposto di alcuni uomini fuori di Israele, come i Magi …. Poco sfarzo esteriore e molta interiorità. E’ davvero la cella luogo in cui il cuore si spezza e diventa contrito!


Ritirandoci nel silenzio nella preghiera, ci esponiamo alla nostra nudità; ci esponiamo al nostro vuoto per fare spazio a questo seme e sperimentare la presenza di Dio, la Realtà più reale che ci sia e che sta oltre la dimensione sensibile. «Entrando da lei, disse …» (Lc 1,26)
L’ esperienza della solitudine e del silenzio ci fa toccare la paura che vuole annidarsi nel cuore e conosciamo bene la tentazione della fuga da noi stesse e dal travaglio interiore. Ma osiamo permanere. «A queste parole ella rimase turbata e si domandava che senso avesse un tale saluto.  L’angelo le disse: Non temere …» (Lc 1,29-30)


La vita delimitata dalla clausura definisce anche materialmente lo spazio di quest’ardua consegna di noi stesse a Dio nella costante ricerca del suo volto; definisce lo spazio di un desiderio, di un incontro, di quel “sì all’amore con cui decidiamo di affidarci a Lui.


L’esperienza della clausura è l’esperienza della separazione che favorisce la gestazione del seme della Parola, custodisce la lenta generazione di una identità, la sua maturazione dietro le apparenze, i filtri, le presunte immagini di noi stesse. Come nel parto…dove proprio la separazione, la delimitazione fisica, la definizione, e solo tale requisito, rende possibile la vita.


E nella clausura la cella occupa un posto privilegiato per questo procedere lento dove, lasciando ogni giorno qualcosa di noi stesse, “rischiamo” di non vivere altro che dell’essenziale. Ciò richiede tempo, esercizio, pazienza, e capacità di restare in cammino. Richiede la capacità di dare tempo a Dio di operare con il suo Spirito, e alla nostra umanità di formarsi, di crescere secondo la misura della maturità di Cristo.


Ma cos’è la cella?
Abba Antonio diceva che la cella è “la fornace ardente di Babilonia”, il luogo in cui si viene provati come nel fuoco, mentre il cuore si spezza e diventa “contrito”, lo spazio in cui ci si conosce per quello che si è veramente, con i limiti, gli inferni, le debolezze che ammorbano il cuore.


Inizialmente è faticoso rimanere, sostare, abitare la cella ma, perseverando, diviene scoperta come il luogo in cui –gradualmente si impara ad abitare con se stesse in verità, e si diviene sempre più intente alla propria unificazione interiore.


La cella è una porta chiusa per la preghiera- « Raggiungi la tua camera più appartata e chiudi accuratamente la porta» (Mt 6,6)- un luogo dove l’amore si vive nel silenzio, nel segreto, senza testimoni. Luogo dove la kenosis di Dio trafigge la nostra ampollosità e sgomenta…. In questo spazio riservato solo a Dio la nostra esistenza non prende strade di visibilità né di potenza. Si nasconde come nel grembo di Maria, all’ombra di un Si, e tra resistenza e resa lascia che Lui tracci una nuova via per noi, senza scena, senza ribalta, senza emozioni solenni… e viene continuamente e umilmente nel grembo di una fede provata.
La cella è un luogo dove Dio entra… non come idea, non come ricordo; ma come evento. Viene, nei giorni più ordinari, in ogni tempo… Nel tempo dell’esultanza, nel tempo della pazienza, nel tempo delle lacrime… Quando il dubbio scuote il cuore o quando le relazioni traboccano di certezza; quando l’amore mette a nudo la natura della nostra anima o quando l’ombra della sfiducia scurisce sentieri di benevolenza e di pace.


La cella della monaca …è come la casa di Maria. La fede è messa a nudo nella storia di tutti i giorni, nel sostare feriale dentro al dinamismo di un’umanità giocata nell’esperienza dell’amore.


La cella è il luogo dove, sotto lo sguardo della Verità, impariamo a fare spazio a Dio a scoprire noi stesse e ogni uomo come oggetto di uno sguardo di compassione, di misericordia.


“Ciascuno rimanga nella propria cella o nelle vicinanze di essa, meditando giorno e notte nella legge del Signore e vigilando in orazione, a meno che non sia giustamente occupato in altre mansioni.” (Dalla Regola 10)


È il luogo dove cresciamo nella capacità di diventare completamente accoglienti del suo amore: dove impariamo il silenzio da cui scaturisce ogni carità. “Sto in silenzio, non apro bocca,
perché sei tu che agisci
. (sal 39,10)


Pregare nel segreto della cella, dove nessuno vede, nessuno controlla: possibilità di autenticità e luogo di verifica dell’eloquenza della fede.

La cella è effettivamente il luogo in cui si può imparare a “dare del tu a Dio”, a parlargli “faccia a faccia. Certo questa stessa autenticità può offuscare l’incontro con il buio, il silenzio la prova o perché Dio nasconde il suo volto, tace… oppure perché noi non siamo in ascolto.


La cella è luogo di una ricerca amorosa ma anche lotta contro ogni idolatria che affascina e seduce.

La cella è il luogo del combattimento spirituale che da solo ne giustifica il senso e la rende essenziale al cammino verso l’autentico incontro con Dio .


La cella è il luogo dove la nostra verità è messa alla prova nella totalità di tutto il nostro essere; nel rapporto con il proprio corpo, con le cose, con la propria sessualità, con il tempo, con gli altri, con l’avere, il fare, con Dio stesso.

Davvero la cella è il luogo che, come il crogiolo, libera dalle scorie e ci forgia nella nostra verità più profonda, quella di un cuore unificato in se stesso e unito agli altri.


Condividere queste riflessione ci permette di toccare con mano quanto sia difficile l’arte di abitare con noi stesse, quanto sia lungo l’apprendistato per imparare ad armonizzare preghiera, lavoro, solitudine, comunione…. Ricominciare ogni giorno l’avventura monastica, riprendere continuamente il faccia a faccia con Dio con la sua Parola e provare, da questo angolo nascosto, a dialogare con gli uomini. E’ davvero la cella luogo in cui il cuore si spezza e diventa contrito !

3 Commenti
  • Paola Granieri
    Pubblicato alle 11:11h, 14 Novembre Rispondi

    Grazie. Questa pagina è stata un dono del Signore oggi

  • Antonio
    Pubblicato alle 17:25h, 14 Novembre Rispondi

    Pace e bene sorelle, che Dio vi benedica!
    Sono ammirato e riconoscente a Voi siete gli angeli di Dio in terra, gesù è con Voi la Madonna è sempre accanto a Voi.
    siete delle privilegiate benedette dal signore
    Con affetto Antonio levita

    PS. Se potete ricordatemi nelle Vostre preghiere né ho bisogno ❤

  • Daniela Di Pietro
    Pubblicato alle 18:38h, 14 Novembre Rispondi

    Stupendo e vero! Grazie! Un Cammino anche per i laici attirati da Dio pur nel mondo e nella famiglia! Dio vi benedica! Vi benedice!
    Daniela
    alla scuola di Teresa

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