“io sono in mezzo a loro”

«Dove sono due o tre riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro» (Matteo 18, 20)

monastero carmelitane

fontanile

Lo spazio vuoto che la nostra corporeità lascia attorno a sé diventa il punto di incontro dei due o tre che si riuniscono nel Suo nome. Il dono invisibile della presenza si fa visibile: è come se i due o tre tracciassero idealmente le pareti della tenda della riunione per offrire a Dio come nutrimento lo spazio che li unisce: il loro amore. Ponendoci all’interno di questo spazio di unione che converge nel Cristo, punto di irradiazione, ci costruiamo attorno a Lui entrando nel mistero dell’incontro. Se restiamo fuori dei due o tre quello spazio si offre a noi come proposta sempre attuale, come invito a toglierci i calzari perché la terra nella cui prossimità siamo è terra santa. I due o tre riuniti nel Suo nome sono ancora oggi il roveto visto da Mosè (Es 3,2), che arde senza consumarsi.

Si velano e svelano nuove armonie e sorprendenti coincidenze di fronte all’amore che circola tra due o tre… e quel bagliore può continuare a riempire di luce lo sguardo senza mai stancare. È la parola non violenta dell’amore come spazio sacro che consente di tenersi libero di fronte ad essa, parola che per la sua intensa bellezza può pronunciarsi per un tempo interminabile, fino a nuovo incontro. L’esperienza di entrare nella tenda dell’incontro, ogni qualvolta si leva tra due o tre, passa dalla visione alla consumazione in quanto osa valicare i confini del mio per entrare nella libertà di un noi attorno a Lui: se solo si fa quel passo, si resta investiti dalla luce radiosa di uno sguardo risorto che fa dei propri occhi il luogo della perdita e del rapimento. Infatti «se egli guarda se stesso, egli vede la luce; e se guarda il mezzo usato per vedere, vede ancora la luce. Tale è l’unione; che tutto sia compiuto in unità in modo che colui che guarda non possa distinguere più né il mezzo, né il fine, né il centro, ma abbia solo coscienza di essere luce e di vedere la luce nella luce che trascende tutti e ogni cosa» (s. Gregorio Palamas).

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