Io non cambio idea

Abbiamo appena concluso gli esercizi spirituali e, costatando come il vento dello Spirito continua ad abbattersi, sfogliando le pagine della nostra storia, anche sui cenacoli di oggi riuniti per lodare, amare e servire il Signore, desideriamo brevemente accennare qualcosa sull’incisività di questa esperienza per la nostro procedere certe che, oggi come a Pentecoste, il dono dello Spirito alla comunità convocata dal Signore è effusivo e diffusivo di bene per tutti coloro che ne ricevono l’annuncio e la testimonianza.
Prendendo spunto dal poema d’amore per eccellenza presente nella Sacra Scrittura: il Cantico dei Cantici, sua em.za rev.ma il Cardinal Poletto, con profondità spirituale, competenza e, al tempo stesso, esemplare semplicità, ha guidato il percorso di questi giorni, donandoci il gusto sapienziale di un ascolto ricco di spunti per la riflessione, la meditazione, la preghiera e la revisione di vita personale e comunitaria. Sono stati giorni di Grazia, incastonati nel clima di silenzio e preghiera che già cerchiamo di custodire e alimentare per riconoscere e amare Dio presente in ogni anfratto della vita quotidiana.
Identificata con la sposa del Cantico, ciascuna di noi è stata interpellata a riposizionarsi consapevolmente nell’opzione fondamentale per il Signore come Unico grande amore della vita, unica relazione preferenziale, unico orientamento dell’esistenza, con la chiara coscienza della propria identità di donna e di donna consacrata nella vita monastica carmelitana, pertanto sposa e madre spirituale, secondo lo specifico carisma di un amore generativo, che si prende cura, protegge, dona la vita per l’Amato nel silenzio, nella preghiera, nell’offerta quotidiana, nello svolgersi di una vita semplice, sviluppata sui passi del vangelo.
Adesso siamo già tornate alla vita giornaliera, con i ritmi di sempre colorati sia dal fascino che dal peso della nostra libertà. Qui, ogni parola ascoltata, meditata, pregata è già nel tornio dell’ordinarietà. Ognuna macìna con i suoi tempi e i suoi modi, ognuna, con l’aiuto della Grazia, si lascia interpellare dall’Amato nel giardino concreto della propria relazione con Lui e con le sorelle, ognuna risponde ai piccoli, inediti, peculiari inviti all’amore dello Sposo, ognuna con gioia e impegno, consapevole di avere un “tesoro in vasi di creta”, vive la tensione tra la visibilità e il nascondimento di una preghiera in dialettica con la vita, di una fede concreta che anima e orienta anche le più piccole azioni, di un’offerta sincera di sè insieme ad un perdono implorato, sperimentato e condiviso …. Tutto a prova di come sia l’Amore a spingere a parlare dell’amore, di come si è inquietate dall’Amore, ferite da esso, attratte, animate e motivate dall’esperienza di amare, di come solo l’amore capisce l’amore e solo l’amore introduce nel santuario dell’intimità con Lui, di come l’amore come la morte chiede tutto, di come amare voglia dire consagnare la libertà, la vita e non appartenersi più, di come per amare bisogna perdersi per ritrovarsi.
Come un’eco si spande e si propaga dai silenzi, dagli sguardi, dai piccoli gesti, l’armonia del desiderio di ciascuna di rinforzare il ponte dell’amore che non tollera alcuna distanza dall’Amato e sfida ogni separazione, perché l’amore è reciproca appartenenza, anche quando si vive il dolore delle ferita delle nostre miserie.
Il tocco d’amore di Dio si traduce in un esodo da noi stesse che ci vede anche zoppicanti ma coinvolte in una dialettica con Lui e tra di noi di distanza e prossimità, di tensione verso il Suo volto cercato nel segreto del della cella e nei viottoli delle relazioni umane, amato nella veglia del cuore di fronte alle sirene spiegte dell’io e nella dilatazione dei confini nell’offerta silenziosa per i bisogni della Chiesa e del mondo, adorato nella ricerca costante della sua volontà e nel desiderio sincero di abbandono di sè in Lui.
E’ consolante sentire il cuore della comunità pulsare dell’unico battito del desiderio di Dio, sentirla vibrare dell’unica corda della sua Parola, vederla fattivamente impegnata ad irrorare, con lo sforzo di un’autentica carità fraterna, la vita spirituale di ciascuna. Ed é altrettanto consolante percepire che la comunità, come la sposa del cantico, si riconosce malata d’amore, bisognosa di guarigione e anche ferita dal peccato perciò alla ricerca dell’Amato, del suo sguardo che continuamente rinnova il nostro su noi stesse e sugli altri, del suo volto di misericordia, del Suo amore che ci ripete con forza: io su di te non cambio idea.

«In una notte oscura / con ansie di amor tutta infiammata, / o felice ventura!, / uscii, né fui notata, / stando già la mia casa addormentata. / … / Notte che mi guidasti! /oh, notte amabile più che l’aurora / oh, notte che hai congiunto / l’Amato con l’amata / l’amata nell’Amato trasformata»

                                                                                                                                                                           una novizia carmelitana

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