giardino del Monastero

Il Monte: Cristo Signore

Inno Jesu dulcis memoria

Chi è il monte che l’uomo è chiamato a salire? Dice la spiritualità del Carmelo che il monte è Cristo. Grandioso nella sua bellezza e stabilità, semplice nei suoi elementi costitutivi. Grandioso e semplice, ogni monte come Cristo. Si ha la verifica del proprio salire questo Monte quando ogni passo diventa una appartenenza. Ma chi è questo Cristo? “Quando venne la pienezza del tempo Dio mandò il suo Figlio” (Gal 4,4), nato da donna che pur viene dalle nubi del cielo, nato sotto la legge, che dà il comandamento nuovo. Un’attesa di secoli per vedere il volto del Figlio di Dio, “il più bello tra i figli dell’uomo” (sl 45), un Figlio diletto che si immerge nelle acque del peccato perché diventino sorgenti di vita eterna, un figlio d’uomo sfigurato (Is 52,14), un Figlio che muore per vincere la morte ed essere riconosciuto Signore dei vivi e dei morti, Dio potente, Padre per sempre, Principe della pace (Is 9,5), un Maestro di verità che traccia una via per donare la Vita agli uomini (Gv 14,6).

laboratorio iconografia

icona del Volto Santo

“Il Cristo è dunque nello stesso tempo il Dio che parla e il Dio di cui si parla, colui che rivela il mistero e il mistero stesso. Egli non comunica soltanto la parola e la verità; egli è la Parola e la Verità (Gv 1,1; 14,5-6). Egli è in Persona ciò che insegna e proclama” (R. Latourelle). Dalle pagine del vangelo emergono diversi nomi attribuiti a Gesù, tra i quali alcuni fondamentali che manifestano l’identità del Cristo come vero Dio e vero uomo: Figlio dell’uomo, da lui stesso usato per riferirsi alla sua persona; Figlio di Dio, vissuto in pienezza nella concretezza della natura umana; Signore, appellativo comunemente usato dalla Chiesa primitiva per esprimere la sua sovranità sulla vita e sulla morte, pari a quella di Dio. Altri sottolineano il carattere della sua presenza umana, nati secondo le circostanze della vita quotidiana come caratteristiche specifiche di ogni evangelista: rabbì, profeta, salvatore, pastore, agnello. Ogni appellativo sottolinea un aspetto ma nessuno comprende ed esaurisce il senso pieno del mistero di Gesù. I titoli di rabbì che insegna e interpreta la Scrittura, di profeta che predica e opera prodigi, il Cristo non li rifiuta, ma sposta l’attenzione alla sua realtà più autentica di Figlio che, partecipando i segreti del Padre, “compie e completa la rivelazione” (DV 4). Quando la nostra vita sarà diventata Pesach (Pasqua), passaggio, allora i nostri occhi lo vedranno, Lui, il Cristo Signore, il Figlio di Dio, Colui che è entrato nel santuario del cielo con la chiave di un amore incredibile.

 

3 Commenti
  • Pingback:Monastero Carmelitane -se vuoi
    Pubblicato alle 05:56h, 07 Ottobre Rispondi

    […] Il bene non obbliga mai! Perché non si può parlare di bene se manca di libertà. Chi sale il monte perché costretto dal DEVI di un altro, fosse anche Dio stesso, odierà quel monte. E non si può […]

  • Pingback:Monastero Carmelitane -Teresa d'Avila
    Pubblicato alle 05:57h, 07 Ottobre Rispondi

    […] di riconoscere nella Sua umanità la porta dell’accesso al Mistero, in lei è grido che dal Carmelo attraversa il mondo intero: vita povera, solitudine del deserto, contemplazione, nel gaudio di una […]

  • Pingback:carmelitane: cercatrici di ciò che è centrale
    Pubblicato alle 17:37h, 05 Dicembre Rispondi

    […] nei rapimenti, ma nella fragile accoglienza della sua Parola pronunciata sulla nostra vita. Notte, monte, cella, centro…andiamo incontro in questo avvento alla notte in cui il Redentore nasce, notte […]

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