Cuore della pace

“Dalla pace del cuore: il cuore della pace”

La verifica del cammino che costantemente facciamo, alla luce della Parola, sia negli spazi di riflessione personale come nei momenti d’incontro comunitario, rivela che, nel nostro modo d’intendere e vivere la comunità, noi preferiamo, a formalismi spersonalizzanti, alcune dimensioni che stanno a fondamento di ogni relazione umana matura, sana, stabile; dimensioni che scegliamo e riscegliamo -ogni giorno- di vivere con maggiore radicalità, sapienza umana e profondità spirituale. È uno stile che ci mantiene in continua “tensione” verso l’Altro e verso l’altra, tensione orientata e alimentata dall’esercizio quotidiano della preghiera, da un silenzio fecondato dalla ruminatio della Parola e dal lavoro assiduo e serio su noi stesse per una vita insieme che, dentro al “costo” del dialogo, del confronto, dell’apertura alla diversità, della trasparenza, dell’autenticità, della fiducia, della stima, del perdono reciproco, ne assapori in abbondanza anche i benefici. La nostra esperienza guidata dal “ricominciare ogni giorno”, parte dall’assunto che si può creare autentica comunione nella misura in cui l’altra può abitare veramente il nostro cuore. È un’avventura esigente, radicata e orientata dal Vangelo: “Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri; come io vi ho amato, così amatevi anche voi gli uni gli altri” (Gv 13,34). Un’avventura sempre in fieri, sempre in costruzione, sempre in trasformazione, mai discostata dalla ricerca del volto di Cristo e della pienezza del suo amore… “Come la cerva anela ai corsi d’acqua l’anima mia anela a te o Dio” (41 ). La sapienza del quotidiano ci insegna che si arriva a incontrare veramente l’altra, nella misura in cui si sceglie di incontrarla profondamente e di farla abitare in noi, così com’è, perché è nella dinamica dell’accettazione reciproca che si colloca lo spazio del vero incontro e della sincera accoglienza. Cammino arduo ma affascinate che s’innesta dentro la dialettica costruttiva del progressivo riconoscersi piccoli, fragili, bisognose di guarigione… cammino che scaturisce dal sincero riconoscimento del nostro nulla totale volto ad una totale disponibilità “all’invasione di Dio”. Questo processo porta all’unificazione interiore e, mentre ci rende dimora per Dio, diviene evangelicamente spazio di accoglienza per l’altra. Diceva Giovanni della Croce: «Amare Dio è spogliarsi per Dio di tutto ciò che non è Dio» . Questo dinamismo interiore, se siamo attente e docili, è ben favorito dalla vita comunitaria. Ogni dialogo autentico porta in sé germi di spoliazione di…, di liberazione da…, di metamorfosi. Ogni incontro profondo nasce dal cuore della pace interiore che man mano si acquisisce quando impariamo a riposare in Dio, riusciamo a liberarci di tutto ciò che non è Lui o non porti a Lui…. Quando il cuore impara i linguaggi della docilità. Quando la fede attraversa turbamenti, ostacoli, notti e continua a dirigere i passi sulla via della pace. Allora la convergenza di vita nella comunità non sarà soltanto frutto di adesione comune a valori umani o ideali quanto piuttosto un frutto dello Spirito maturato al sole di un cuore affidato alla provvidenza di Dio, un cuore purificato, un cuore unificato.

Abba Poemen chiese all’eremita Giuseppe: “Come faccio a diventare monaco?” Quegli rispose: “Trova la pace del tuo cuore”. “Ma come faccio a trovare la pace?” chiese di nuovo Poemen, e Giuseppe rispose:”Se vuoi trovare pace, domandati dinanzi ad ogni situazione: E io, chi sono io? E non giudicare nessuno.”

2 Commenti
  • am
    Pubblicato alle 15:07h, 03 Maggio Rispondi

    Bellissime considerazioni, impegnativo e faticoso programma di vita! Grazie

  • laura donato
    Pubblicato alle 14:01h, 04 Maggio Rispondi

    Aderisco nel profondo ad ogni parola e sottolineo “Allora la convergenza di vita nella comunità non sarà soltanto frutto di adesione comune a valori umani o ideali quanto piuttosto un frutto dello Spirito maturato al sole di un cuore affidato alla provvidenza di Dio, un cuore purificato, un cuore unificato.”
    E’ “utopico” pensare ad una comunità parrocchiale fondata su questo? Ma se Gesù ci ha comandato: “Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri; come io vi ho amato, così amatevi anche voi gli uni gli altri” (Gv 13,34) perchè pensare che questo non sia possibile nella vita di ogni giorno, non solo in famiglia, ma nella più grande comunità della parrocchia?

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