Il cammino del desiderio

Strana ora del giorno in cui tutto sembra ancora possibile, ma nulla è deciso. Il cuore è desto, inquieto, attraversato da una promessa che non ha ancora forma. Non c’è stanchezza, ma una specie di fame — sottile, ostinata.

Si cammina così: non per lasciarsi alle spalle qualcosa, ma perché dentro si è messi in movimento.

Una Presenza che non interrompe, ma accompagna

E accade che una Presenza si affianchi senza interrompere questo slancio. Non rallenta il passo, non lo giudica. Sta. E in quello “stare” comincia a nascere uno spazio nuovo, come se il cammino si aprisse dall’interno.

Non si tratta di spiegazioni. Le parole, quando arrivano, non chiudono ma dilatano. Toccare il senso delle cose senza imprigionarlo. Aprire, non definire.

Il fuoco nascosto sotto la parola

Forse è questo che sorprende: che ciò che si cerca non è lontano, non è oltre una meta da raggiungere. È già qui, ma velato. E chiede occhi capaci di attraversare la superficie.

Il cuore giovane riconosce questa vibrazione. La avverte quando qualcosa lo chiama da dentro. Quando una gioia improvvisa non si lascia ridurre a emozione. Quando il desiderio si accende senza oggetto preciso, ma con una direzione netta.

Custodire invece di consumare

 Cerchi una direzione che non spegne ma raccoglie …. 

Non per essere trattenuta, ma per essere custodita nella sua forma più intensa. Come una fiamma al riparo dal vento. Nel silenzio che è grembo, il desiderio impara a diventare ascolto. Non perde intensità — cambia profondità.

Si scopre allora che il cammino non accumula esperienze ma affina la presenza. E non si tratta di “andare verso”, ma di “restare con” in un modo sempre più concreto.

Riconoscere senza trattenere

E c’è un momento — imprevedibile, quasi fragile — in cui ciò che era solo intuito si lascia riconoscere. Non come conquista, ma come rivelazione. Qualcosa si offre, si spezza, si dona. E in quel gesto, gli occhi vedono.

Non tutto. Non definitivamente.
Ma abbastanza per sapere.

Sapere che quella compagnia silenziosa era la verità del cammino. Che quel fuoco discreto non era illusione. Che il desiderio non ingannava.


Dove l’amore può essere senza misura

Allora il passo cambia qualità. Non perché tutto sia chiaro,  non perché la presenza non possa avere i “confini dell’assenza…”ma perché il cuore ha trovato una fedeltà più grande della propria…

E la domanda vocazionale, a quel punto, non è più: “Dove andare?”
Ma: “Dove questa Presenza può essere amata senza misura?”

Per alcuni, la risposta prende la forma nascosta di un chiostro.
Non come rinuncia al mondo, ma come luogo in cui il mondo viene portato nel punto più incandescente: là dove l’amore si consuma senza disperdersi.

È un linguaggio esigente, sì.
Ma profondamente giovane.

Perché chiede tutto.
E promette, in silenzio, l’Infinito.

Nessun commento

Aggiungi un commento