Fuggisti dopo avermi ferito, ti cercai, ti eri involato

“Fuggisti dopo avermi ferito, ti cercai, ti eri involato!” (san Giovanni della Croce)

I santi si avvicinarono alla fiamma del desiderio interiore scoprendola nel profondo della loro umanità e furono bruciati e purificati da essa nel loro incontro. Teresa d’Avila capì che era l’acqua offerta da Gesù alla donna samaritana, molto più fuoco che acqua, a far crescere il desiderio. “Quanto assetati diventiamo grazie a questa sete!” E Giovanni della Croce:  “Dove ti nascondesti in gemiti lasciandomi, o Diletto? Come il cervo fuggisti, dopo avermi ferito; ti uscii dietro gridando: ti eri involato!”. Qui è la nostra umanità, in questo svegliarsi in mezzo a una storia d’amore. Qualcuno ha toccato il nostro cuore, lo ha ferito e ci ha reso bramosi di appagamento. Chi ci ha fatto questo, e dove se n’è andato? Domande che accompagnano il viaggio di ogni essere umano, e muovono ogni passo… dal camminare carponi del bambino al pellegrinaggio del Papa, dallo scrutare le stelle a posare i piedi sulla luna… ogni passo!  I nostri desideri – dice Giovanni della Croce –  sono simili a un bambino piccolo: quando poniamo loro attenzione, li plachiamo per un po’, ma di lì a poco tornano e rumorosamente  disturbano la pace della casa; oppure, i nostri desideri sono simili a un giorno con l’amato a lungo desiderato; ma il giorno si traduce in una grande delusione! Come non avvertire il nostro essere uomini in questa fame che ci divora? Fame di qualcosa di profondo che solo Dio è in grado di nutrire? Teresa di Lisieux trova i suoi desideri profondi catturati nell’immagine del cielo: domenica senza fine, rifugio eterno, eterna spiaggia. L’eterna spiaggia: espressione particolarmente evocativa a rappresentare il desiderio del cuore. Lei che aveva scelto di vivere tutto, di mangiare il pane dell’incredulità alla mensa dei peccatori, di essere una pallina da gioco nelle mani del Cristo bambino, anelava all’eterna spiaggia, nonostante la muraglia della notte si fosse alzata nella sua fede. L’eterna spiaggia: espressione di tutto ciò che possiamo desiderare e che non riusciamo talvolta a delineare al nostro sguardo interiore. Come ancora lei dice: “Io mi sentivo incapace a esprimere in un  linguaggio umano i segreti del cielo, e dopo aver scritto pagina su pagina, mi resi conto che avevo appena cominciato. Gli orizzonti sono così vari e tante le sfumature di infinita varietà…” (SS.189). Ci capita di arrivare continuamente a una meta, affascinati da una promessa di appagamento, ma continuamente torniamo via delusi. Chissà che la spiaggia da noi trovata non sia un angolo nascosto di quel mare per noi ancora sconosciuto che si chiama Altrove? Usando l’immagine di Teresa, noi arriviamo a molte spiagge ma ogni volta ci rendiamo conto che non siamo giunti a quella “giusta”. Se però le nostre labbra sanno di amaro, non sarà forse che il mare l’abbiamo trovato, ma per noi non è la spiaggia giusta perché aspettavamo il mare fosse dolce? Svegliamo il nostro uomo che si è assopito: l’acqua del mare non può essere che salata!! Siamo arrivati sull’eterna spiaggia dell’OGGI di Dio… le sue acque stanno toccando le nostre rive… OGGI.

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