18 Gen Una giornata in monastero
Ti svegliamo prima dell’alba. All’inizio sembra una follia: fuori è buio, silenzioso, e ti chiedi cosa ci stai a fare qui. Poi impari a restare, senza sapere cosa accadrà. Il silenzio non è vuoto: è un posto dove tutto il resto diventa più chiaro. Ti accorgi dei tuoi pensieri, dei tuoi desideri, dei dubbi che hai sempre nascosto anche a te stessa. Qui non ci sono scorciatoie, eppure in questo spazio sospeso cominci a percepire che Dio non è un’idea lontana, ma qualcuno che cammina con te.
Comincia la preghiera del mattino. Canto, lettura, silenzio…. Ci sono giorni in cui tutto sembra chiaro, e giorni in cui le parole non arrivano e ti chiedi se ha senso restare. Ti accorgi però che anche il silenzio parla: insegna ad ascoltare, a non avere fretta, a fare spazio dentro di te per ciò che non puoi controllare.
Dopo la preghiera arriva il lavoro. Pulizie, cucina, lavanderia, cereria, campi, animali… Ti sembrerà monotono all’inizio. Ma poi succede: una parola detta da una sorella mentre stiamo sistemando la sala, un passo di un salmo che ti colpisce, un dubbio che condividi e scopri che qualcun’altra lo ha avuto uguale. Dio passa lì, nelle cose piccole e ordinarie, e ti insegna che il desiderio autentico cresce in questi momenti, non solo nei momenti grandi o straordinari.
A tavola, sedute insieme, non sempre parliamo. “Non capisco ancora se voglio davvero stare qui” ma mi sento interpellata …Ascoltare, senza giudicare, è parte di quello che qui imparo. Non ci sono risposte immediate, ma c’è la presenza viva delle altre e la possibilità di guardare il proprio cuore.
Il pomeriggio porta lavoro, lettura, preghiera. Ci sono giorni in cui tutto sembra andare avanti senza sorpresa, e altri in cui qualcosa cambia il tuo sguardo su tutto: un passo della Scrittura, una lettura, piccolo gesto, una parola detta per caso da una sorella. A volte pensi che la domanda che ti ha portata qui sia sparita; altre volte vedi crescere dentro qualcosa che prima non conoscevi. Qui impari che non tutto ciò che chiamiamo desiderio è vero, ma che il desiderio autentico richiede pazienza, ascolto e disponibilità a lasciarsi trasformare.
Ci sono momenti di fatica, di noia, di dubbio. E ci sono momenti di gioia che arrivano senza avviso: un silenzio condiviso, una risata che scappa, un salmo che improvvisamente ti parla. Nessuna di loro mi dice che sarà sempre facile. Nessuna mi promette che avrò sempre risposte. Ma impari osservandole che restare, anche senza capire tutto, è già una forma di fedeltà.
La sera arriva, e con essa la preghiera comunitaria. Ti siedi accanto alle sorelle, ascolti, canti. A volte il cuore è leggero, altre volte pesa. Ciò che conta non è l’intensità del sentimento, ma la costanza: restare, anche quando tutto sembra confuso, anche quando il desiderio vacilla.
Ti chiedi se questa vita possa essere tua. La vita monastica ti mette davanti a te stessa, ai tuoi dubbi, ai tuoi desideri più profondi. Ti insegna a custodire ciò che riconosci in te e a lasciarti trasformare, passo dopo passo.
Camminare qui, giorno dopo giorno, non significa avere tutte le risposte. Significa imparare a restare, imparare a riconoscere ciò che è autentico, imparare a vedere Dio nei piccoli gesti, nelle parole dette, nei silenzi condivisi. La vita non è perfetta, la vita non è lineare, la vita non è mai prevedibile. Eppure, intuisci che restare dentro a questa vita ti permette di capire chi sei e cosa desideri davvero, senza fretta, senza illusioni, senza scorciatoie.
E se provassi a restare?
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