domenica delle Palme

Il Signore viene a noi per compiere il mistero della nostra salvezza, ci ricorda S. Andrea di Creta, esortandoci ad andargli incontro non per stendere davanti a Lui rami d’olivo, quanto le nostre persone. In umile prostrazione e in profonda adorazione. In questo tempo, l’esortazione risuona più che mai vera; non sembra opportuno caldeggiare segni “sostitutivi” la carenza di una processione con le palme, quali mettere fuori dalla porta un ramo d’olivo perché se da una parte è segno visibile di un desiderio, dall’altra compromette subdolamente l’offerta più importante, quella di se stessi. Questi tempi sofferti sono tempi “dell’interiorità”; penso sia più corrispondente ai segni dei tempi, accanto al rametto esposto o alla candelina accesa, stimolare e accompagnare le anime all’introspezione e all’offerta di tutta la persona, così com’è, al Signore. Deporla ai suoi piedi con preghiera adorante, significa esaltare le parti buone e sanare quelle ferite. Con il Signore non si può dire “o adesso o mai più” perché l’ultima parola è la sua così come sua è stata la prima, quella creatrice. Però… non sprechiamo occasioni, perché se puntualmente perdiamo opportunità, un giorno potremmo anche non accorgerci di averne… e alla fine, si, la “puntualità nel ritardare ci farà arrivare troppo tardi”. Non sfidiamo provvidenza e misericordia. Entriamo nella Settimana Santa, con un’intimità eccezionale che non sostituisce la grazia sacramentale, ma… è la grazia che ci è concessa adesso e non va sprecata. Nel salmo 103 preghiamo il Signore con parole che evocano fortemente la situazione che stiamo vivendo; “… togli loro il respiro, muoiono e ritornano nella loro polvere”. Non si muore solo per mancanza d’aria. “Mandi il tuo spirito, sono creati e rinnovi la faccia della terra”. C’è chi lavora giorno e notte per salvare persone e trovare vaccini. La ricerca si fa intensa e attenta per dare vita e custodirla. Così, questo tempo è tempo di ricerca intensa e attenta a ciò che fa morire dentro, non tolto dal Signore, ma rifiutato da chi riceve alito di vita senza comprenderne il valore. Per stoltezza, per pigrizia, per superficialità. Il Signore sta mandando il suo spirito, eccome. E crea. E rinnova la faccia della terra. Le due ricerche sono complementari. Col respiro reso, non perché Egli me ne avesse privato ma perché aleggiava senza poter trovare dimora in me, quindi reso dalla mia stolta resistenza, voglio cantare al Signore finché ho vita, finché esisto (cfr salmo 103). Benedici il Signore, anima mia.

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