Discernimento vocazionale e comunità

Il discernimento vocazionale e la comunità:
“Ricalcate” sulla Parola
Continuando le nostre brevi condivisioni sul discernimento, ci sembra importante a questo punto, fare un accenno al ruolo peculiare della comunità (priora, maestra, sorelle), nel cammino di discernimento vocazionale nei confronti della persona che ha già effettuato il passo di entrare in un Carmelo e iniziare il cammino formativo per diventare monaca carmelitana. Non ci soffermiamo tanto a delineare il progetto previsto per la formazione iniziale ma desideriamo soffermarci sulla vita della comunità come impronta per il cammino dentro il quale la  giovane vuole inoltrarsi, come “calco” di persone concrete, che, fedeli alla Regola, la incarnano in modo unico e in modo unico esprimono una tradizione e una modalità carismatica di vivere il vangelo. La persona sceglie liberamente questa “via” tra molte altre possibili e questa Regola, vissuta onestamente e autenticamente, trasformerà la persona … formerà la carmelitana.
Nell’ambito cenobitico, l’esperienza monastica si trasmette essenzialmente nella e attraverso la forma stessa di vita della comunità e in essa si realizza la formazione della monaca, in tutte le sue tappe e stagioni della vita. E’ improprio pensare che una monaca si formi come un ingegnere, un docente o una segretaria … Non si tratta infatti, di acquisire delle conoscenze o delle pratiche, si tratta, piuttosto, di inoltrarsi in un’esperienza all’interno della quale un insieme di “mezzi” favoriranno un processo di crescita, di cambiamento, di trasformazione il cui fine è assumere la forma di Cristo … Solo vivendo la vita monastica la giovane diverrà monaca.
Ciò ovviamente non è in antitesi e, pertanto, non esclude momenti formali di studio, approfondimento, ricerca anzi, questi momenti sono necessari e auspicabili, tuttavia, la modalità secondo cui la comunità concreta vive, ha un’influenza notevole sullo sviluppo umano e spirituale della monaca non solo all’inizio ma lungo tutta la sua vita. La sua visione comune della vita monastica come il suo orientamento spirituale, condizionano e “informano” tutti gli aspetti della vita quotidiana: il modo di pregare, di lavorare, di condividere, ecc. Non parliamo, certo, di un vago senso comunitario ma della comunità monastica, come il luogo in cui viviamo la nostra ricerca del Suo volto, il luogo nel quale impariamo a lodare, ringraziare Dio con la vita, il luogo nel quale cerchiamo di rendere ogni nostro istante un’offerta a Dio gradita, un luogo nel quale cerchiamo insieme la Sua volontà, un luogo in cui abbiamo la possibilità di crescere sul piano spirituale ma anche umano. Le relazioni personali che si sviluppano in comunità sono una palestra che crea le condizioni per instaurare una relazione profonda con Dio e per divenire espressione sacramentale del mistero di comunione della Chiesa ma sono anche un ottimo allenamento quotidiano per convogliare ogni fibra della nostra umanità verso l’unico Amore. La vita insieme, poi, negli incontri quotidiani, permette di conoscere meglio se stesse, di costatare continuamente il bisogno personale e comunitario di conversione, di purificazione, di perdono e di vivere l’impegno della carità fraterna come possibilità di trasformazione e conformazione a Cristo. La comunità impegnata a vivere in atteggiamento di conversione continua e protesa alla ricerca del volto di Cristo, è anche il luogo in cui abbiamo la possibilità di imparare ad osservare la realtà non soltanto in noi ma anche attorno a noi, a giungere fino al cuore delle cose. In questo impegno portato avanti da tutte, la persona che entra ha modo di comprendere, sin dall’inizio del cammino, che una vita contemplativa autentica non consiste nel ritirarsi dalla realtà per vivere in un mondo artificiosamente spirituale, ma nell’andare in profondità, al cuore di tutte le cose, a valutare con serenità gli avvenimenti che si vivono, a guardarli con sguardo di fede cercando di comprendere la volontà di Dio.
La persona in formazione trova nel clima comunitario la possibilità di imparare ad adattarsi, di modellare la propria mentalità, il proprio modo di giudicare e valutare, ad assumere gli inevitabili conflitti e a non perdere la pace interiore dentro le tensioni della vita comune, anzi la comunità diventa la palestra nella quale si sviluppano comprensione, compassione, dove la persona impara pian piano ad unificarsi e vivere con il solo unico scopo, la sola preoccupazione di cercare il volto di Dio e vivere, muoversi, esistere per, in e con Lui. La comunità ha una propria identità, il suo stile di vita esprime un modo di concepire la vita monastica. In questo clima, chi si inserisce, pian piano, percorrendo il sentiero della docilità e dell’obbedienza, imparerà a trovare, dentro una visone comune, la propria identità personale, il proprio nome, i lineamenti spirituali da assumere nel suo cammino di santità.
Il ruolo delle “formatrici” (priora, maestra ) consisterà essenzialmente nell’aiutare la giovane in formazione, a inserirsi, integrarsi sempre più e meglio, a lasciarsi formare dalla comunità, ad assumerla in modo responsabile e creativo. Accompagneranno la persona nell’incontro autentico con la Parola di Dio e con la Regola, indicheranno nell’obbedienza, nella docilità, nella mitezza, gli atteggiamenti fondamentali del cammino monastico, la sproneranno e supporteranno nel continuo, esigente e rigoroso ma liberante cammino di spoliazione, la sosterranno nel suo impegno di una sequela, evangelicamente” presa sul serio: “Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua”, condivideranno i suoi momenti più duri, testimonieranno nella semplicità e nella gioia, la bellezza di una vita “ricalcata” sulla Parola.

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