Dimora dopo dimora

Cuore della Chiesa
La vocazione al Carmelo: vivere immerse in un silenzio raccolto, ascoltante, laborioso, un silenzio declinato nell’ attenzione all’Altro Presente, custode della nostra ricerca del suo Volto, un silenzio dentro cui mantenere fisso la sguardo sul Figlio dell’Uomo e da Lui lasciarci fissare e amare, un silenzio pregato col ritmo della lode e dell’intercessione. Questa la nostra grande possibilità al Carmelo: svilupparci come luogo o meglio, come grembo di un incontro intimo e fecondo, generativo con Dio Amore. Un’esperienza che nasce dall’iniziativa di Dio ma si fonda sulla nostra risposta libera, responsabile, sincera. Un dono e un compito che ci coinvolge, momento per momento, nella dialettica di fede-vita che valica la nostra capacità di ragionare, sistematizzare, programmare. Un’iniziativa divina che si evolve nel respiro della preghiera, dei sacramenti, dell’incontro fraterno e della meditazione giorno e notte della Sua Parola. Un impegno che si fa vita vissuta dentro la nostra stessa natura limitata o disordinata talvolta scandalo, ostacolo, inciampo alla Parola, tuttavia una natura incapace di impedirne il corso, di non farle operare ciò che dice, di non farle portare frutto. Un sì che ogni giorno, anche se scaturisce dalla nostra flebile coscienza, continua a orientarci verso quell’incontro personalissimo con la Trinità di cui ci percepiamo, se pur indegnamente, “fissa dimora”. La salita del nulla con la metafora di San Giovanni della Croce, l’inoltrarci, dimora dopo dimora, verso il centro, nel Castello interiore, con le immagini di Teresa D’Avila, la piccola via dell’amore affidato, dell’infanzia spirituale di Teresa di Lisieux… La nostra personale risposta alla sua personale, unica, irrepetibile chiamata all’amore: Io dormo, ma il mio cuore veglia. Un rumore! E’ il mio diletto che bussa: «Aprimi, sorella mia» (Ct 5,2). Un procedere fiducioso verso l’abbandono, un affidamento sicuro, liberante, fortificante ma faticoso, perché attivo e passivo: scelto e costruito dentro l’impegno quotidiano di non lasciar nessun dono di Dio non trafficato e, al tempo stesso, forgiato dalla certezza di fede che la Sua Provvidenza dispone ogni cosa, anche il “non fare”, per amore. Lentamente cambia la prospettiva su tutto, sul modo di percepire se stesse, la realtà circostante, gli altri, le situazioni…. La vita, nelle fenditure più recondite, s’impregna, via via, di un nuovo modo di essere. Si sperimenta la propria vacuità come canale per Dio. Quel poco o niente che si ammette di essere non debilita, non frustra, non scoraggia, tutt’altro… Scatta l’ora della resa fiduciosa che passa per la via di un amore che irrora le più invisibili venature. 23Scrutami, Dio, e conosci il mio cuore, provami e conosci i miei pensieri: 24vedi se percorro una via di menzogna e guidami sulla via della vita. (sal 139, 23-24). Si diventa più attente ai pensieri che fluttuano nella mente, più sollecitate dal desiderio di cercare sempre e ovunque il bene e il buono, più pronte a rivedere i propri punti di vista, a mettere in discussione credenze e ovvietà; in tutto sembra pulsare un cuore disposto all’ascolto, alla docilità, alla docibilità. Anche la vita di relazioni sembra cambiare colore, nelle più piccole questioni quotidiane si desidera entrare con Dio, con i suoi pensieri, con la sua sensibilità e allora diventa connaturale offrire un sorriso incoraggiante, porgere gesti, anche banali, ma in grado di migliorare la condizione dell’altra… il dono di sé quando l’altra non se lo aspetta, il silenzio scelto per custodire il proprio e altrui raccoglimento, l’ascolto offerto quando questo è carità. E per ognuna sembra più possibile riservare un posto agevole nella memoria del cuore. Lentamente impariamo a disporci all’altra, anche quando si avverte il disagio di forti differenze che possono persino causare ferite, impariamo a “lasciarsi usare” a perdere, a vedere la propria immagine “ danneggiata”: bontà passiva… bontà crocifissa. Matura così la nostra chiamata a diventare linfa, radice, polmone per il mondo… matura così la nostra chiamata a diventare madri, sorelle, amiche , chicco di grano… cuore della Chiesa.

Nel cuore della Chiesa io sarò l’amore
Dall’«Autobiografia» di santa Teresa di Gesù Bambino,
Siccome le mie immense aspirazioni erano per me un martirio, mi rivolsi alle lettere di san Paolo, per trovarmi finalmente una risposta. Gli occhi mi caddero per caso sui capitoli 12 e 13 della prima lettera ai Corinzi, e lessi nel primo che tutti non possono essere al tempo stesso apostoli, profeti e dottori e che la Chiesa si compone di varie membra e che l’occhio non può essere contemporaneamente la mano. Una risposta certo chiara, ma non tale da appagare i miei desideri e di darmi la pace.
Continuai nella lettura e non mi perdetti d’animo. Trovai così una frase che mi diede sollievo: «Aspirate ai carismi più grandi. E io vi mostrerò una via migliore di tutte» (1 Cor 12, 31). L’Apostolo infatti dichiara che anche i carismi migliori sono un nulla senza la carità, e che questa medesima carità é la via più perfetta che conduce con sicurezza a Dio. Avevo trovato finalmente la pace.
Considerando il corpo mistico della Chiesa, non mi ritrovavo in nessuna delle membra che san Paolo aveva descritto, o meglio, volevo vedermi in tutte. La carità mi offrì il cardine della mia vocazione. Compresi che la Chiesa ha un corpo composto di varie membra, ma che in questo corpo non può mancare il membro necessario e più nobile. Compresi che la Chiesa ha un cuore, un cuore bruciato dall’amore. Capii che solo l’amore spinge all’azione le membra della Chiesa e che, spentp questo amore, gli apostoli non avrebbero più annunziato il Vangelo, i martiri non avrebbero più versato il loro sangue. Compresi e conobbi che l’amore abbraccia in sé tutte le vocazioni, che l’amore é tutto, che si estende a tutti i tempi e a tutti i luoghi, in una parola, che l’amore é eterno.
Allora con somma gioia ed estasi dell’animo grida: O Gesù, mio amore, ho trovato finalmente la mia vocazione. La mia vocazione é l’amore. Si, ho trovato il mio posto nella Chiesa, e questo posto me lo hai dato tu, o mio Dio.
Nel cuore della Chiesa, mia madre, io sarò l’amore ed in tal modo sarò tutto e il mio desiderio si tradurrà in realtà.

1 Comment
  • luz
    Pubblicato alle 10:48h, 06 Ottobre Rispondi

    Dios os guié que santidad tan linda os quiero mucho

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