acque profonde

Attingere alle acque profonde della conoscenza

Il continuo ricatto del dubbio

«Grazie all’intelligenza è data a tutti, sia credenti che non credenti, la possibilità di “attingere alle acque profonde” della conoscenza (Prv 20,5)» (FR 16). Parole di portata universale come queste, arrivano ad incoraggiare un uomo smarrito, scettico e incredulo, a risvegliare l’anelito insopprimibile di conoscere il senso della vita: Chi sono? Da dove vengo? Dove vado? Perché il male?… La capacità metafisica dell’uomo è ribadita nell’Enciclica Fides et Ratio senza ombre di sfiducia. La verità di Dio si ripropone agli uomini immersi nelle «sabbie mobili di un generale scetticismo» (FR 5) e di una indifferenza che li ha inevitabilmente gettati nell’angoscia e nella disperazione. Giovanni Paolo II con evidente rammarico ha denunciato «i criteri pragmatici basati essenzialmente sul dato sperimentale» (FR 5) e constatato come «la ragione si è curvata su se stessa diventando incapace di sollevare lo sguardo verso l’alto per osare di raggiungere la verità dell’essere» (FR 5). Negare il carattere esclusivo della verità per un rispetto incondizionato al pluralismo di opinioni, tutte ugualmente accettabili, ha voluto dire accontentarsi di «verità parziali e provvisorie» (FR 5).

L’uomo si è ripiegato in una sterile antropologia, dimenticando di essere chiamato a una verità che lo trascende. La fede non evita né teme la ragione, ma si appoggia ad essa, purificandola dal peccato e restituendola al suo ruolo originario di conoscenza di Dio. La fede soprannaturale è sempre e comunque ragionevole e richiede l’attività del pensiero per essere essa stessa scelta responsabilmente libera. La verità per il suo carattere universale che trascende ogni possibilità umana è da cercare ovunque. Siamo invitati come credenti a cercare il sigillo dello Spirito Santo nell’oggettività del vero per non correre il rischio di diffidare della fede in quanto «dannosa e alienante» (FR 46). «Dio ha creato l’uomo come un “esploratore” (Qo 1,13) perché cammini verso la verità e nulla lasci di intentato nonostante il continuo ricatto del dubbio» (FR 21). Chiamato a valicare i limiti di una conoscenza naturale e sensoriale attraverso della fede, l’uomo può ritrovare la fiducia nella sua capacità di riflettere criticamente sui dati del reale e anche di raggiungere le cause di origine di ciò che percepisce di sensibile perché «è una proprietà nativa della sua ragione interrogarsi sul perché delle cose» (FR 3) per sollevare lo sguardo e volare in alto verso la verità… nella comprensione dell’amore che schiude ogni significato.

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