chiamati a libertà

Chiamata alla libertà

Un uomo che non chiede alla vita altro che di camminare è un uomo veramente libero

Il camminare, passo dopo passo, traccia il sentiero. Guardando indietro scopriamo il percorso fatto e possiamo meglio comprendere la “via”. Il nostro sguardo si fa più accorto nel tracciare il sentiero futuro, apprende la sapienzialità degli antichi, perché il sentiero passato è anche l’esperienza del fratello e della sorella, purchè siamo disposti a prestare ascolto, a tendere l’orecchio, a imparare dalla “strada” dell’altro. Ma come può prestare, essere o diventare “ascolto” un uomo che vive intrappolato in un disordine profondo? Un uomo che ha smarrito il senso della sua chiamata, della vocazione ad essere uomo libero? Avrà ancora il coraggio della virtù? di un habitus che faccia di lui un uomo capace di lasciare la propria terra, di lasciare se stesso, verso un luogo sconosciuto ma non ostile, il luogo della sua bellezza? Quel luogo da sempre Dio l’ha preparato per lui, perché indossi continuamente gli abiti di pellegrino, del percepirsi come dono per l’unico Signore: il Bene. Prima di conquistare la sua libertà interiore l’uomo è il paese dei due fiumi, terra contestata, terra senza dominus. Dopo l’incontro autentico con Dio diventa terra benedetta e irrigata, pronta a germogliare. Consapevole finalmente della sua meta e attratto dalla Vita, sa volgersi a orizzonti sconfinati di salvezza, incontenibili ma non per questo estranei a se stesso. È l’uomo di ogni giorno, l’uomo della strada, l’uomo della tenda, l’uomo della mensa e dell’incontro. È l’uomo che non chiede alla vita altro che di camminare, per la prima volta non teme di non conoscere perché ha deposto le vesti della pretesa e preferisce accogliere, fidandosi. Con questa attitudine che rinnova le energie del suo andare la sua vita può diventare virtuosa, capace di gesti profondamente umani, i mattoni del suo nuovo edificio interiore. Dice Plotino che le virtù instaurano un ordine in noi e ci fanno migliori, poiché impongono limite e misura ai nostri desideri e a tutte le passioni e ci liberano dagli errori: un essere diventa migliore perché, sottomesso alla misura, esce dal dominio dell’indefinito e dell’illimitato. In questi giorni quale virtù? Vivere con pace la virtù della prudenza: pensare prima di parlare, pensare prima di agire, e soprattutto pregare prima di pensare.

2 Commenti
  • Pingback:carmelitane: cercatrici di ciò che è centrale
    Pubblicato alle 17:31h, 05 Dicembre Rispondi

    […] A volte non consideriamo come centrali esperienze fondamentali del vivere umano, indispensabili per crescere, maturare, amare come sorelle, come carmelitane. A volte diamo per scontato ciò che è alla base del nostro vivere. Nessuna persona può sviluppare la sua esperienza spirituale se non passa attraverso dei “luoghi umani” che sono centrali che costituiscono ciò che non muta nella vita. Questi luoghi appartengono all’esperienza quotidiana e sono ben delineati dalla nostra regola: la cella, le mura, la terra, le sorelle, la priora. Questi luoghi dell’esperienza che consentono di crescere, maturare, nella misura della piena maturità di Cristo, sono contesti che accolgono le sorelle aiutando ciascuna a costruire con semplicità la sua vita sapendo che il Signore è in mezzo a noi, Lui ci ha chiamate a questo e ci dona la grazia per vivere da creature nuove ogni giorno, da persone chiamate a libertà. […]

  • Pingback:Lectio divina e desiderio di Dio
    Pubblicato alle 15:39h, 25 Gennaio Rispondi

    […] poiché la riflessione richiede un sostare amoroso sul testo e un orientamento della vita in un cammino di libertà : questa è la grande staffetta lasciata a noi dai carmelitani del Medioevo: in un mondo pieno di […]

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