Cerco il tuo volto

Io cerco il tuo volto
Non vi è niente di più “divinamente umano” che cercare la felicità, aspirare alla pienezza in Lui, desiderare relazioni sane e costruttive fecondate da una Presenza, volere una vita volta ad affrontare quanto il quotidiano presenta nel gioco armonico di sinergie e di affetti. Eppure, può accadere talvolta che, dentro le più belle cornici, il quadro “ostenti” pennellate scure e indefinite. Si smarrisce l’occhio dentro la fissità del buio e il cuore disorientato, teme … Tutto si annebbia, si disperdono i particolari, non si vede, non si riconosce il sentiero, la vita sembra sbiadita, senza margini né contorni di definizione. Sobbalzano i perché di intelligenti intuizioni, sfilano, sotto gli occhi di una memoria attonita, i ricordi più rassicuranti, scorrono lacrime di umano sconforto, il corpo si prostra mentre sale la preghiera: “Il tuo volto Signor e io cerco… non nascondermi il tuo volto”. Ma quando la vita si genuflette implorando luce e verità, dalla voce sottile del silenzio affiora la consapevolezza che non vi è niente di più ragionevole, di più perfetto, di più divino della Volontà di Dio nascosta e velata in tutto ciò che viviamo al momento presente, Volontà sempre infinitamente più vasta dei nostri stessi desideri di bene. Si ingaggia allora una battaglia, ora dopo ora, per strappare gli idoli alle emozioni e ai sentimenti più fragili, mentre la fede adora la Volontà di Dio. E, come in un continuo inseguimento, rincorre Dio dentro a quanto lo può dissimulare, sfigurare, apparentemente annientare, cercando e trovando, anche a fatica, la sua Parola amorosa e i mezzi infallibili per corrispondergli. Si comprende che tutto quanto accade può condurre all’unione con Lui se ci si accorge che ogni cosa reca l’impronta della Volontà di Dio. Allora, lo sguardo di fede coltivato, implorato, formato alla scuola della Parola, genera serenità, fiducia, gioia. E si procede sulla via dell’abbandono confidente, consapevoli della propria impotenza e incapacità, con lo sguardo fisso, il pensiero costantemente rivolto a Lui e il desiderio bruciante di amarlo ogni giorno di più.
(Dal Proslogion di S. Anselmo D’Aosta)
Orsù, omuncolo, 
abbandona per un momento le tue occupazioni, 
nasconditi un poco ai tuoi tumultuosi pensieri. 
Abbandona ora le pesanti preoccupazioni, 
rimanda i tuoi laboriosi impegni. 
Per un po’ dedicati a Dio 
e riposati in Lui.
«Entra nella camera» del tuo spirito, escludi da essa tutto,
all’infuori di Dio e di ciò che ti possa giovare a cercarlo,
e, «chiusa la porta», cercalo (Mt 6, 6).
Di’ ora, o «mio cuore» nella tua totalità, di’ ora a Dio:
«Io cerco il tuo volto; il tuo volto, o Signore, io cerco» (Sal 27, 8).

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