Carmelitana: una vocazione all’Amore

Carmelitana: vita legata alla Parola

Ponte tra il tempo e l’Eterno, la Parola di Dio è, per la carmelitana, grembo dentro cui sviluppare la propria vocazione all’Amore, alimento con cui nutrire il proprio rapporto esistenziale con l’Unico, alveo in cui far confluire i frammenti di tempo distribuiti tra preghiera, lavoro e scambio reciproco. La vita della carmelitana è intrinsecamente legata alla Parola. Il suo cammino spirituale parte dalla progressiva capacità di mettersi in ascolto… si poggia sulla capacità di osservazione e auto-osservazione, e giunge pian piano nell’intimo passando per la valle del pianto e della prova, luoghi questi dove, dentro l’impegnativa esperienza di morte a se stessa, impara a riconoscere e toccare la propria fragilità, vulnerabilità, dipendenza. Innumerevoli volte cade e si rialza, ma nel cammino prevalgono fedeltà, fiducia in Dio e impegno assoluti. Con pazienza e perseveranza, quasi come formica, la monaca costruisce o ricostruisce, passo dopo passo, l’itinerario dalla mente, dal cuore, dalla vita a Dio. E qui entra in gioco l’incontro vitale con la Parola: tornio trasformante, palestra che rafforza e rinvigorisce i muscoli spirituali, alimento….che nutre la fede e spinge alla virtù e, dalla virtù alla conoscenza, dalla conoscenza alla temperanza, dalla temperanza alla pazienza, dalla pazienza alla pietà, dalla pietà all’amore fraterno, dall’amore fraterno alla carità(cf 2Pt 1,2-7). La Scrittura, diventa liturgia, celebrazione incessante, luogo di incontro con l’Assoluto, principio di carità. Nell’incontro vitale con la Parola, quel desiderio di infinito che ci ha chiamate fuori dalle case paterne o dalla vita che vivevamo, dai vecchi sogni e progetti… quella brama di pienezza che ci ha sedotte, attirate, innamorate, ora, lentamente ci cambia e facendoci assumere la responsabilità di noi stesse, delle nostre parole, dei nostri pensieri, delle nostre azioni… diventa orientamento operativo di vita. Parola e vita: un unico dinamismo dentro cui volgere l’occhio alle Sacre Scritture e compiere la volontà di Dio tutti i giorni, nelle situazioni più semplici, nelle circostanze impreviste, nelle vicende che ci colgono preparate e in quelle alle quali mai ci si abitua e nel continuo combattimento interiore, nella salita verso la contrizione del cuore… verso l’ acquisizione “del pensiero di Cristo” (cf. 1Cor 2,16). È il cammino di configurazione a Cristo Parola eterna di Dio, Verbo fatto carne, uomo, fragile, per raccontarci l’amore dell’Eterno e donarci la comunione con la Trinità proprio a partire dalla nostra esistenza concreta vissuta davanti a Dio-«Per la vita del Signore, Dio di Israele, alla cui presenza io sto » (1 Re 17,1)- da un’esistenza sempre tesa alla Parola e non quello che vorremmo essere o quello che pensiamo di essere, ma quello che siamo concretamente oggi, davanti a Dio e alla comunità. L’ascolto della Parola ci educa a considerare il tempo come un’occasione favorevole, ci insegna a radicarci nel nostro presente per incontrare Dio nella “lotta evangelica” della metánoia ossia del nostro cambiamento di mentalità, del nostro modo d’essere e d’agire, verso un nuovo inizio, un rinnovamento sincero del cuore e di tutta l’esistenza, verso una conversione degli atteggiamenti, delle abitudini degli stessi doni del Signore. Per noi monache carmelitane, il luogo privilegiato in cui si nutre la vita spirituale e si custodisce la Parola è la cella: culla e grembo d’incubazione della Parola di Dio generato dallo Spirito nel nostro cuore. I padri del deserto ripetono: “Va’ nella tua cella, e la cella ti insegnerà ogni cosa”. Nel silenzio della cella infatti, abbiamo la possibilità di un contatto concreto con la Parola: ora è la ripetizione di un testo biblico imparato a memoria articolando le parole con le labbra a voce sommessa, in modo da gustarne il suono e quasi il sapore; ora è meditare sui personaggi e le scene della pagine bibliche fino a immedesimarsi in esse. Ora è l’approfondimento attraverso la lettura di testi patristici, ora è la preghiera che sgorga dall’impatto con la Parola. L’ apertura alla Parola, infine, è esplicitata dall’impegno fattivo, concreto, pratico ad apprendere ad amare: lasciare spazio all’altra, onorarla, ascoltarla, rispettarla, accompagnarla, sostenerla ed essere pazienti con lei anche quando questo richiede una kenosi continua, un abbassamento, uno svuotamento che non avevamo mai pensato né immaginato… anche quando tocca mettersi dalla parte del dislivello, degli ultimi, di chi sceglie di seguire le strane logiche del Regno, per il quale molti che sono i primi diventeranno gli ultimi, e gli ultimi i primi (cf. Mt 19,27-30). perché in Cristo abbiamo trovato la perla preziosa, il tesoro nascosto ( Cf Mt 13, 44-46) … perché in Cristo abbiamo trovato la vita, perché in Cristo abbiamo trovato l’Amore .

“Nell’uomo interiore abita la Verità.
Nell’uomo interiore abita Cristo”
Sant’Agostino

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