Aumenta la nostra fede

Farsi piccoli
Si intensifica il tempo di attesa, il Natale è alle porte e, mentre contempliamo il mistero dell’Incarnazione, adoriamo la sua Presenza di Creatore degli astri e Verbo eterno del Padre nel piccolo Bambino di Maria, cresce in noi la coscienza della nostra piccolezza, del nostro limite, del nostro peccato; cresce la brama di lasciarsi cambiare da Lui il cuore, di rendere fattiva la nostra risposta d’amore nelle semplici situazioni di tutti i giorni dove ancora l’io stenta a prostrarsi rischiando di continuare ad adulare se stesso. Aumenta il dolore dei nostri peccati e il dispiacere di aver cercato altro fuori di Lui, di non saperlo amare come invece il cuore, in fondo, desidera perché di Lui si sente parte. Cresce ogni giorno la certezza del suo perdono e la gioia di sapersi riscattate proprio attraverso il suo svuotamento, il suo abbassamento alla nostra condizione. Lo sguardo di fede sul mistero del Dio bambino fa emergere la certezza di doversi fare evangelicamente piccoli per il Regno. E accade di riconoscersi nei volti di tanti personaggi del Vangelo ormai quasi “uomini perduti”… ma misticamente rapiti dal passaggio di Gesù nella loro vita, dall’incrocio di uno sguardo che abbraccia il cuore ovunque esso si trovi. Penso alla donna samaritana, all’adultera, a Zaccheo, ai due ciechi, ai lebbrosi, allo stesso Simone manager di barche e reti, sicuro di sé e del suo mestiere ma ben lontano dall’essere la Pietra su cui Dio avrebbe edificato la sua Chiesa. Accade anche di scoprire che queste figure del vangelo hanno iniziato mettendo ben poco del proprio per ribaltare la loro esistenza: un tuffo nel vuoto di una vita vuoi piena di cose, vuoi fatta di relazioni sbagliate, di false sicurezze … un balzo innanzi alla propria cecità o lebbra dell’anima… Il resto lo ha fatto Dio: Seguimi … lo voglio sii risanato… ti darò un acqua che non si estingue…. va in pace e non peccare più … Farsi piccoli, riacquistare quella purezza di cuore già restituita nel battesimo, fidarsi di Dio, di questo Bambino in fasce deposto in una mangiatoia, fattosi inerme per riscattare la nostra debolezza, per amore. Aumenta allora il bisogno del silenzio come preghiera di lode, di ringraziamento, di supplica per imparare a lasciarsi condurre senza paura sulla sua strada, anche se impantanate dalle nostre incongruenze o provate nel fuoco come l’oro, anche se condotte a volte sul Tabor altre sul Calvario, all’ombra delle sue ali, o nell’aridità del deserto…. con fiducia, con fede, con amore. Aumenta la ricerca del silenzio come mitezza, per imparare a non rispondere alle offese, a non reclamare i nostri diritti a lasciare a Dio la difesa del nostro onore e della nostra stima. Cresce l’esigenza di far tacere ciò che potrebbe rubarci la pazienza provando a soffrire senza lamentarci se stiamo male, a non cercare consolazioni umane nelle incomprensioni, a non prendere iniziativa con autosufficienza saccente di fronte alle situazioni difficili aspettando che il seme germogli lentamente. L’esperienza ripetuta del nostro limite alimenta un silenzio che invoca l’umiltà che lascia spazio, non ostenta talenti, non pretende riconoscimenti nelle piccole imprese quotidiane, tace quando si è ingiustamente accusate . Di fronte alla tenerezza del Presepe e alla grandezza che nasconde, aumenta il bisogno di crescere nella misericordia, non rivelando limiti o colpe altrui, perdonando senza fitte indagini, non condannando ma intercedendo nell’intimo. Risuona forte l’invocazione: “Aumenta la nostra fede Signore” e perché si rafforzi la certezza che negli accadimenti è Lui ad agire e si abbia il coraggio di lasciarsi andare nell’abbraccio dell’abbandono alla divina provvidenza dove nessuna voce del mondo può distogliere il cuore dalla sequela, dove si cerca solo di stare alla sua Presenza, dove sfumano le esigenze di comprensione o stima perché basta solo sapere di essere amate da Lui. Aumenta il bisogno di un silenzio adorante che fa indossare la croce senza chiedere perché nell’intima certezza che questa è l’unica via giusta. Cosi il Verbo eterno ci raggiunge ancora, svela l’amore di Dio per noi e alimenta il desiderio, la gioia e l’impegno di vivere unicamente innestate in Lui, di corrispondere al suo amore e di questo farci canali per tutti.

1 Comment
  • Don Vincenzo
    Pubblicato alle 14:36h, 23 Dicembre Rispondi

    Grazie per la stupenda meditazione

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