arrendersi a Dio

Arrendersi a Dio…
La dimensione contemplativa della vita a cui siamo chiamate, ci immette continuamente nell’esperienza della consegna gratuita, volontaria, incondizionata di noi stesse a Dio e proietta costantemente situazioni, vissuti, scelte dentro un’ottica di fede che vede intelligenza, cuore, atti, arresi all’amore di Dio. Mosse da questo amore, il quotidiano diventa apprendistato di un’apertura sempre più profonda e concreta all’Altro e agli altri. Arrendersi all’Amore: un fascino, una sfida, un compito arduo! Richiede il continuo esodo da noi stesse, dai nostri giudizi, dalle nostre precomprensioni, dai nostri schemi, dalla stessa immagine di noi stesse e dalla paura di “perdersi”. Arrendersi! Richiede la capacità di scegliere perpetuamente l’essenziale, di lasciarsi amare e imparare ad amare. Esige la capacità di spogliarsi delle pretese del proprio “io” e di accogliere, momento per momento, ogni atomo di vita dalle mani di Dio come puro dono. Riuscire a disarmarsi dalla volontà di spuntarla, di giustificarsi, di aggrapparsi rigidamente alle proprie vedute… Questa la resa: non un sentimento di abbandono, una sensazione che può appagare il cuore per poco tempo, ma investimento dell’intera esistenza. Volontà di offrirsi liberamente all’amore di Dio. “Mi hai sedotto, Signore, e io mi sono lasciato sedurre; mi hai fatto forza e hai prevalso” (Ger 20,7). Una scelta fondamentale da rinnovare ogni giorno. Una scelta che richiede vigilanza, perseveranza (Ef 6,18; Eb 12,1), sobrietà (1Ts 5,6.8), temperanza (1Cor 9,25), rinuncia e dominio di sé (1Cor 9,27), capacità di soffrire per il Signore (Fil 1,29-30; Eb 10,32-33), pazienza (1Tm 4,8)… perché può sembrare a volte che circostanze difficili passino il limite, superino la nostra capacità di adesione, siano insostenibili. Ecco allora lotta e contemplazione correre sulla stessa via: la fatica si trasforma in preghiera perché in tutto Lui sia l’Assoluto, suscitatore di pensieri, desideri, affetti, di tutta la volontà… La fatica si trasforma in richiesta supplicante di un cuore docile, capace di ascoltare, di vedere con gli occhi di Dio la propria e altrui realtà, di riconoscere le proprie fragilità, i propri limiti, le proprie mancanze, di cercare l’orma di Dio di Padre, Amico, Sposo sui selciati di ogni avvenimento e, umilmente, camminare con Lui. “Uomo, ti è stato insegnato ciò che è buono e ciò che richiede il Signore da te: praticare la giustizia, amare la pietà, camminare umilmente con il tuo Dio” (Michea 6, 8) . La fatica si trasforma in attesa, si evolve lentamente in passi di fiducia, diviene man mano esperienza di fede, di abbandono di resa. Questa via ci porta a vivere una vita più alta, più vera, una vita da non potersi immaginare quanto sia forte e meravigliosa, una vita che non ammette sconti ma compra a prezzo pieno verità e libertà: “Sono stato crocifisso con Cristo e non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me” (Gal 2,20).
La fede purifica le cose, ci invita all’essenzialità e ci permette solo di appoggiarci. Dobbiamo superare le nostre malinconie e le nostre paure: le opere vere nascono dall’ascolto. Ascoltare vuol dire sedersi dentro la storia. (Antonietta Potente)

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