30 Gen A S. Maria Maddalena de’ Pazzi
Chi si accosta a questo scritto indirizzato a S. Maddalena de’ Pazzi non deve avere fretta di leggerlo. È vero, è già il terzo che pubblichiamo in poco tempo e si potrebbe avere la sensazione di una reiterata riflessione prodotta a scopo celebrativo, dal momento che, come abbiamo già detto, siamo nel 450° anniversario della sua nascita. In realtà, camminare passo dopo passo tra le pagine dei suoi scritti, assaporare sempre più da vicino il fascino della sua personalità follemente innamorata della Trinità, ascoltare nel silenzio del giorno e nella veglia notturna il grido dell’amore che sgorga dal suo cuore, ha permesso via via di approfondire, con questa sorella, un’amicizia spirituale e una sintonia tale da “subire” il contagio della sua “urgenza” di condividere oltre i confini del cuore e portare in uscita, verso il mondo, come un prolungato e rinnovato effetto del suo “ansioso desiderio”, l’invito a correre verso l’amore dell’Amato. Se poi si pensa che siamo immersi nel grande Giubileo della Misericordia, nel tempo della conversione nella Chiesa, della Chiesa e per mezzo della Chiesa, si ha un motivo in più per ascoltare ancora le sue parole, guardare al suo vissuto umano e spirituale e lasciarsi interpellare da questa carmelitana così tanto infuocata dall’amore di Dio e per Dio da correre per i crocicchi delle strade percorribili, come donna e come claustrale del rinascimento, per convocare tutti i credenti, dal clero al popolo di Dio, nella condizione spirituale in cui si trovano: zoppi, ciechi, poveri e quant’altro, intorno alla mensa del perdono, all’incontro con la Parola, alla conversione del cuore e della vita all’Amore.
Questa volta, tuttavia, più che scrivere su di lei, abbiamo pensato di scrivere a lei. Certo, indirizzare una lettera ad una santa potrà sembrare un po’ fantasioso ma abbiamo deciso di farlo con semplicità, perché le lettere sono state il mezzo da lei più usato per raggiungere vescovi, sacerdoti religiosi, lo stesso papa, nel tenace tentativo di riportare la Chiesa alla essenzialità e verità evangelica. Ovviamente noi ci serviamo dei nuovi mezzi tecnologici per raggiungerla in tempo “reale” certe che da lassù è stata stabilita una connessione potente e sicura, che è stata “accettata” da tempo la nostra amicizia, e che sull’onda dello Spirito viaggiano senza problemi, i “cinguettii” delle nostre necessità. Inoltre, crediamo che lei, ci guardi con simpatia, affetto, compiacimento, pensiamo che sostenga il nostro impegno di spendere la vita nella passione per Dio e che sia lì, pronta ad aiutarci a cogliere, con intuizione e fecondità carismatica, quei segni del Signore che permettano oggi, a noi sue sorelle, donne, contemplative, carmelitane del terzo millennio, di dire il nostro si totale all’Amore ed essere tratto tutto femminile, luminoso e profetico del volto di Cristo che è la Chiesa.
Infine ci piace evidenziare che, per scriverle, abbiamo scelto la data del 30 gennaio perché, in questo giorno, nell’anno 1583, la santa vestì l’abito religioso e prese il nome di Maria Maddalena. Vestire l’abito e prendere un nome nuovo per la carmelitana ha un alto valore simbolico, indica la determinazione, con l’aiuto della Grazia, di spogliarsi dell’uomo vecchio, di consegnare a Dio il cuore perché lentamente lo trasformi, di intraprendere una vita nuova, sola con il Solo, nella meditazione continua della sua Parola, nella lode, nella supplica, nella incessante ricerca della Sua volontà e nell’oblazione costante del cuore e della vita per la salvezza del mondo. Per S Maddalena questo cammino cominciò subito in modo deciso e totalizzante.
Ci aiuti lei a ricalcare, nelle forme inedite dello Spirito, i suoi passi e di incalzare, anche noi, veloci verso l’Amore.
Cerreto, 30 gennaio 2016
Carissima Maddalena,
ci accingiamo a scriverti con confidenza qualche riga. Ti parliamo con familiarità, da sorelle, superando i confini del tempo e raggiungendoti là dove tu sei ora, nel cuore della Trinità. Nella tua vita terrena hai bramato questo incontro e ardevi dal desiderio di infuocare la Chiesa tutta, di questa passione. Ti sentivi spinta da Dio stesso a correre per “svegliare il mondo”…. Sai bene che oggi il santo Padre, papa Francesco, chiede a noi consacrate di svegliare il mondo con la nostra vita… E allora ci viene spontaneo ritornare col pensiero a te, alla tua ansia evangelizzatrice, al tuo bisogno di comunicare a tutti l’amore di Dio, al tuo invito carico di pathos alle sorelle del tuo monastero …:” Si trattava di avere capacità di occhi e di mane tali che queste “nuove” monache:«Non sempre stanno nel cuore che è il thalamo nascoso e secreto della sposa anima, né ancora sempre nel costato…perché quando alquanto si è stato nel thalamo secreto del cuore, si deve scorrere e farsi un poco alla finestrella del costato per chiamare tante e tante anime che si vanno perdendo; il che si deve fare con uno ansioso e amoroso desiderio della salute di esse» (PROBAZIONI I, 259)
Ti immaginiamo, con la tua fragile costituzione fisica, quasi ancora bambina, intraprendere le vie di Dio scegliendo tra i tanti monasteri di Firenze proprio il Carmelo perché, al tempo, l’unico in cui ci si poteva comunicare tutti i giorni. Un privilegio e una grazia che già tu, solo sedicenne, comprendevi in tutta la sua portata.
Ci perdonerai se ti diciamo che ai nostri occhi risulta un po’ inusuale il tuo modo di concepire e vivere la vita monastica fortemente influenzata da una teologia negativa i cui frutti potevano essere solo severa mortificazione e austera penitenza …. ma eri figlia del tuo tempo. Questo tuttavia non ci allontana da te anzi ci sprona a trovare, nei linguaggi dell’oggi, la semantica di una ascesi del nostro essere carmelitane, monache, contemplative pienamente coinvolte nella dialettica costruttiva di memoria e profezia di un carisma ancora vivo e vivificante.
Ti guardiamo nella tua nuova condizione, ora sei Sr Maria Maddalena, inserita più intimamente nella vita della comunità, la conosci più da vicino e ne apprezzi la forze spirituale come gli elementi di fragilità. Devi fare i conti con cambiamenti importanti. Prima eri abituata a gestire il tempo della tua preghiera personale, ora ti sembra di non averne più ma ti accorgi di essere innestata in una dimensione di vita che afferra tutta la tua persona giorno e notte e che lentamente fa della tua esistenza una preghiera continua. Le tue giornate si susseguono scandite sempre dallo stesso ritmo di coro, lavoro, meditazione, cella, in un silenzio che avvolge ogni cosa perché, allora come ora, la vita di una monaca contemplativa si snoda nell’ordinarietà, in quel “vuoto e apparentemente inutile” che nel silenzio apre alla contemplazione e che lentamente trasforma la vita in orazione.
Ti confidiamo che è molto consolante per noi constatare questi aspetti della tua vita nei quali possiamo rispecchiarci, rassicurate dalla bellezza di un carisma inossidabile e di una vocazione che non perde potere né fascino nello scorrere dei secoli.
Ti vediamo ansiosa di vivere pienamente e profondamente questa tua chiamata. Sei provata dalla malattia ma anche favorita da doni mistici, estasi, rapimenti. E arriva anche per te il buio. Vivi anche tu l’ora dell’ombra, della prova, della fede pura. “Ma solo cerco questo da te o Verbo: che mi doni lume, e che il lume col quale mi costringi a camminare così sia vero lume. O amoroso Verbo il tempo che mancherà la luce s’appressa, e viene le tenebre. viene la luce oscura e la tenebra chiara . (REVELATIONE E INTELIGENTIE , 294)
Ti sommergono tentazioni, scrupoli, sofferenze interiori ed esteriori ma ciò che maggiormente ti affligge è il peccato nella sua oscura realtà, il peccato che si insinua in ogni esperienza umana, che allontana dal cuore di Dio. È per te un tempo di purificazione, Dio ti chiede di sperimentare profondamente il dolore del più piccolo elemento distonico nella relazione con lui. È il tempo di perdere te stessa per ritrovarti ancor più donna in un rapporto unico. La tua fede si irrobustisce e quel Crocifisso abbracciato il 30 gennaio ti assimila sempre più a sé al punto da far battere in te il Suo stesso cuore, a sprigionare quell’amore incontenibile per ogni uomo e per la Chiesa da sempre santa e peccatrice.
Ancora una volta scorgiamo sul tuo profilo tratti del nostro, anche noi, sedotte nell’ aura della solitudine per un Amore Eterno, prima o poi gustiamo il sapore aspro della lotta, della fatica del cambiamento, della conversione del cuore e della mente. Anche per ciascuna di noi ogni giorno è un nuovo passo verso un’adesione sempre più piena, consapevole, matura, alla statura di Cristo. Ogni giorno cresciamo nella coscienza della nostra pochezza, del nostro limite, del nostro peccato, e via via, si fa sempre provocatorio il grido di misericordia che giunge da ogni forma di periferia esistenziale.
Tu hai vissuto negli anni successivi al concilio di Trento, noi siamo figlie dei primordi del terzo millennio cristiano e vorremmo che davvero tutti potessero sperimentare l’amore di Gesù. In realtà questo si presenta come un tempo di confusione, di grande relativismo etico e di corruzione a tanti livelli. Sembra a volte che il male abbia il sopravvento, che la pace rappresenti una mera utopia, che l’agonia di Cristo si perpetui senza sosta su tutta la terra.
E il desiderio che bruciava nel tuo cuore di vedere una Chiesa pura, una Chiesa sposa, una Chiesa madre è anche il nostro desiderio. “ sia tale la fiamma che esca dal loro monastero che riscaldi tanti cuori ghiacciati nell’amor proprio , nella propria volontà e nel desiderio delle cose terrene”(RENOVAZIONE DELLA CHIESA , 105)
Come te vogliamo che Gesù trovi accoglienza nel cuore degli uomini. Eppure quante controversie quante pugnalate al cuore della cristianità, quante contraddizioni. Tu lo sai, noi viviamo ai margini del mondo, e sembrerebbe che non siamo chiamate da Dio a scendere in campo, in prima linea, come tanti testimoni della fede. In realtà noi, come te, ci sentiamo parte viva della storia come donne, come contemplative e come carmelitane e sappiamo di essere chiamate a scuotere le coscienze a tutti i livelli, dal mondo civile e quello ecclesiale.
La tua esistenza terrena ci insegna che, in primo luogo, il nostro compito è partecipare al sacrificio di Gesù che dà la vita per amore e che per fare questo bisogna ogni giorno diventare di più Lui, acquisire vitalmente il suo DNA, abituarci a vivere nello Spirito. Proprio qualche giorno fa, nella messa domenicale, San Paolo nella prima lettera ai Corinzi, ci esortava a riconoscerci membra vive del corpo di Cristo che è la Chiesa, ci invitava a comprendere quale effettivamente sia il nostro posto e a sentire la responsabilità di vivere pienamente il nostro ruolo: 12 Poiché, come il corpo è uno e ha molte membra, e tutte le membra del corpo, benché siano molte, formano un solo corpo, così è anche di Cristo. 13 Infatti noi tutti siamo stati battezzati in un unico Spirito per formare un unico corpo, Giudei e Greci, schiavi e liberi; e tutti siamo stati abbeverati di un solo Spirito.14 Infatti il corpo non si compone di un membro solo, ma di molte membra. 15 Se il piede dicesse: «Siccome io non sono mano, non sono del corpo», non per questo non sarebbe del corpo. 16 Se l’orecchio dicesse: «Siccome io non sono occhio, non sono del corpo», non per questo non sarebbe del corpo. 17 Se tutto il corpo fosse occhio, dove sarebbe l’udito? Se tutto fosse udito, dove sarebbe l’odorato? 18 Ma ora Dio ha collocato ciascun membro nel corpo, come ha voluto. 19 Se tutte le membra fossero un unico membro, dove sarebbe il corpo? 20 Ci sono dunque molte membra, ma c’è un unico corpo; 21 l’occhio non può dire alla mano: «Non ho bisogno di te»; né il capo può dire ai piedi: «Non ho bisogno di voi». 22 Al contrario, le membra del corpo che sembrano essere più deboli, sono invece necessarie; 23 e quelle parti del corpo che stimiamo essere le meno onorevoli, le circondiamo di maggior onore; le nostre parti indecorose sono trattate con maggior decoro, 24 mentre le parti nostre decorose non ne hanno bisogno; ma Dio ha formato il corpo in modo da dare maggior onore alla parte che ne mancava, 25 perché non ci fosse divisione nel corpo, ma le membra avessero la medesima cura le une per le altre. 26 Se un membro soffre, tutte le membra soffrono con lui; se un membro è onorato, tutte le membra ne gioiscono con lui.27 Ora voi siete il corpo di Cristo e membra di esso, ciascuno per parte sua. (1Cor 12, 12-27)
Tu, nella condizione concreta del tuo tempo, maturi ogni giorno sempre più la consapevolezza che Dio ti chiama ad una fattiva opera di rinnovamento della Chiesa, un compito ardito ma “obbligato da quello che tu chiami il ”dolce volere di Dio”. E il tuo grido raggiunge il nostro oggi quasi come l’eco della voce di Dio che continuamente cerca l’uomo.
La tua vicenda e l’anelito contagioso di comunicare il Suo amore, che ferve anche nei nostri cuori, ci fa pensare che nonostante il continuo fallimento dell’uomo, Dio non abbandona la speranza di “portare il fuoco sulla terra”. Adamo, Caino, la generazione del diluvio, quella della torre di Babele, il tuo secolo, il nostro secolo ….
Mentre ti scriviamo, pensiamo alle guerre ideologiche proprio di questi giorni, combattute sfacciatamente nel tentativo di dare riconoscimento giuridico ad unioni civili che non possono, per natura, essere paragonate al matrimonio e da qui, a tutte le conseguenze devastanti per la vita e il senso della famiglia, per l’educazione dei bambini e dei giovani, per il rispetto delle differenze individuali inalienabili. O anche a tutta la violenza suscitata da frange estremiste che in nome di una religione attentano alla pace, alla sicurezza mondiale, alla vita. O ancora alle centinaia di migliaia di profughi, buttati in mare, spediti clandestinamente, senza nessuna sicurezza di raggiungere le nostre terre, derubati di ogni dignità dietro l’alibi della sopravvivenza. Purtroppo la carrellata, cara Maddalena, potrebbe continuare ma ci fermiamo qua perché in Dio tu conosci tutta la situazione della tua cara Italia, della Chiesa, del mondo intero. Sono tante, forse anche troppe le storie di fallimenti e di rivolte. Eppure Dio non abbandona l’uomo e, sperando contro ogni speranza, continua a chiamare, continua ad amare.
Leggendo i tuoi scritti, cogliamo con immenso piacere che, nonostante alle donne del tuo tempo non fosse concesso un abituale accostamento alle Scritture, tu nutrivi, comunque, un grande amore per la Parola e avevi compreso che, già per l’antico popolo di Israele, la fede non è tanto il frutti di una ricerca che l’uomo fa di Dio quanto piuttosto del movimento di Dio verso gli uomini, espressione della Sua nostalgia di quella bellezza originaria dell’opera delle Sue mani che siamo noi. E allora, come un campanuzzo volevi far memoria alla Chiesa di appartenere a Cristo.
“Tiene il mio Verbo nella man sinistra un campanuzzo. O Iddio, io amiro vedendoti haver tal cosa, ma qualche gran secreto ci è nascosto per mio ammaestramento. Vuoi per questo che io intenda che devo eccitare le spose tue alla perfetione che ci hai elette, ma vuoi che questo campanuzzo dia un sonoro suono e non faccia fracasso, perché devo avisare e favellare con dolcezza e mansuetudine, e non con asprezza, giovando più assai il parlar mansueto e dolce che l’aspro e severo. Lo tieni dalla man manca che è il’lato dove sta il cuore, per mostrarmi che le parole che io dirò hanno a proceder dal’ cuore, dico da un intrinseco amor di Dio e del’ prossimo, e non ho a dir cosa che prima in me stessa non l’abbia operata. (PROBATIONE 1, 251)
Tutto questo ci sembra in singolare sintonia con il tempo del Giubileo della Misericordia, grazie al quale il Sommo Pontefice, vuole fattivamente ricordare a tutti gli uomini che apparteniamo a Cristo attraverso la Chiesa.
Con uno stile tutto tuo, allarghi il nostro sguardo e ci fai notare che, come contemplative, la nostra esperienza di comunione con la Chiesa, non è frutto di un amore astratto anzi, trasmetti un amore così forte per lei che conferma e amplifica la consapevolezza interiore della nostra chiamata e del nostro compito nella Chiesa: cercare Dio, in verità e umiltà partendo dal rinnovamento della nostra vita, in una maggiore e purificata fedeltà al vangelo, per noi appello sempre attuale a farci umile intercessione di misericordia per tutti.
Noi restiamo nei nostri monasteri ma sappiamo che cercare Dio con verità ci condurrà ad incontrarlo in fratelli e sorelle che in qualsiasi modo ci avvicineranno e in quanti, forse, non incontreremo mai ma per i quali ogni istante della nostra vita è donato perché anche loro si riconoscano figli amati dallo stesso Padre.
Ci viene in mente l’episodio di Gesù davanti a Pilato in quella assurda conversazione sulla verità. Ricordi? Alla domanda di Pilato: «Che cos’è la verità?» (Gv 18,38) Gesù non rispose, ma indicò se stesso come Servo obbediente, uomo dei dolori, esperto nel soffrire, quale sintesi della verità ultima sull’uomo.
Sì, in questo volto di una Chiesa che intercede umilmente davanti a Dio noi riconosciamo il nostro compito odierno: essere sempre alla ricerca costante della verità, aperte a percepire il dolore altrui con compassione grande, alla sequela della Verità per eccellenza, il Cristo crocifisso e risorto.
Quaerere veritatem: il cammino della nostra comunità, alla ricerca della verità nello stile del dialogo e dell’incontro, del confronto, dell’ascolto, dietro la croce di Gesù , alla sequela del Christus patiens, e con lo sguardo fisso alla sua Risurrezione.
«Il mio volto ti cerca; il tuo volto Signore io ricercherò. Non nascondermi il tuo volto. È vero, sono uno sfrontato e un insensato, o mio aiuto da sempre, mio instancabile difensore; ma considera che faccio questo per amore del tuo amore: tu vedi me che non ti vedo, e mi hai dato il desiderio di te assieme a quel poco che in me ti può piacere. Ed ecco che perdoni al tuo cieco che corre a te, e gli porgi la mano se cor- rendo inciampa in qualche cosa. Mi risponda, dunque, interiormente (…) la voce della tua testimonianza, e mi strappi alla mia tranquillità, scuota il mio intimo tutto. Sono abbagliati i miei occhi interiori dal fulgore della tua verità che mi ricorda come nessun uomo possa vederti e restare in vita. E io sono tutto nei peccati fino ad ora, non sono ancora morto a me stesso sì da vivere per te: tuttavia, secondo il tuo precetto e per tuo dono, sto sulla roccia della fede in te, della fede cristiana, e così sono presso di te (…). Talvolta mentre contemplo e cerco di vedere, riesco anche ad ammirare le spalle di colui che mi vede: mi passa cioè davanti il disegno tuo riguardo all’uomo attraverso l’umiltà di Cristo tuo Figlio». (Guglielmo di S. Thierry, Contemplazione, Qiqajon Comunità di Bose, Magnano (BI) 1984, pp. 28-29).
Maddalena, tu come altre sorelle, hai fatto avanzare di molto la storia del Carmelo sulla via della testimonianza della fede nella consegna totale della vita. In molti modi, tutti encomiabili. Già i nostri padri sul Monte Carmelo, proprio per amore di un “restauro “ della santa Gerusalemme, piantarono la tenda della loro esistenza in uno stile di vita di totale ed esclusiva appartenenza a Dio. Ma poi ci vien da pensare a Teresa la grande, ispirata e trascinata da un incontenibile ardore apostolico a fondare monasteri che si spendessero, nell’orazione, per la salvezza del mondo. E che dire delle 16 sorelle di Compiègne, morte in difesa della fede minacciata da ideologie pseudo liberali. O della giovane Teresa di Lisieux che con la sua piccola via, dalla sua cella, dal suo letto di dolore, ha guadagnato il primato di patrona delle missioni…. E ancora più vicina a noi, la grande Edith Stein, ebrea convertita e poi carmelitana, consapevole di partecipare, con l’offerta della vita, al bene del popolo ebraico. Adesso siete tutte lì, corona di Maria, ad intercedere per noi, a “tifare” per noi. Noi vi guardiamo tutte, raccogliamo la vostra eredità spirituale e da essa ci sentiamo spronate a percorrere vie coraggiose di testimonianza dell’Amore.
Carissima Maddalena, ci avviamo alla conclusione della nostra lettera. Prima di lasciarti ci scusiamo per averti trattenuta a lungo sulle nostre frequenze chiacchierando, forse, anche un po’ troppo ma una cosa vogliamo ripetertela e chiederti insistentemente di intercedere per noi. Lo facciamo prendendo in prestito le parole di una sorella contemporanea che dalle alture di Concenedo condivide la bellezza carismatica del Carmelo. Sr Cristiana Dobner in una stupenda meditazione sulla misericordia pubblicata sul loro sito (www.carmelitanescalze-concenedo.it) afferma che : “Il cuore, per la Parola che l’Altissimo ci ha rivelata, è il centro decisionale della persona, il luogo della volontà, quella sorta di sacrario dove nessuno può entrare in veste di giudice e che si apre soltanto agli occhi stessi del Creatore. Cuore, lev in ebraico, percorre e racchiude la storia di Israele e chiede costantemente di essere rivolto verso Dio, in ascolto e purificato. Non sarebbe però possibile per il combattimento dei nostri istinti che si affrontano proprio nel cuore, se non venissimo soccorsi dall’unico che può trarre dalla palude chi a Lui si affida: El Rahum. Questo il nome che Egli si è voluto dare: El, il Dio, Rahum, degli uteri. I latini lo hanno tradotto Misericordioso. Per Lui è impossibile non accogliere nelle sue viscere di misericordia chi a Lui grida”.
Ti preghiamo come sorella maggiore e come compagna di viaggio, aiutaci a tenere sempre il cuore rivolto verso Dio, in ascolto, costantemente purificato e aiutaci affinché rinnoviamo continuamente la nostra docilità alla volontà del Padre, al “Dio degli uteri”, perché dal margine della strada, dove la nostra vocazione ci colloca, la nostra vita possa essere testimonianza eloquente e contagiosa dell’amore e così contribuire a rinnovare e far risplendere , con genialità femminile, il volto della Chiesa.
Ti stringiamo in un forte abbraccio affettuoso, corale, di speranza.
Le tue sorelle Carmelitane del Cerreto.
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