A porte chiuse

A porte chiuse…

L’uomo di oggi e di sempre: un bambino che fatica a crescere. Come tutti i bambini che si rispettano, anche noi vorremmo vederci piovere addosso le cose belle che desideriamo, la sorprendente dolcezza di trovarci sommersi di regali, quelli chiesti segretamente per sentirci buoni. L’illusione di pregare un Dio con la bacchetta magica tra le dita non viene meno neanche di fronte alla croce. Tommaso chiede, pretende. E Dio è lì ai suoi ordini, continua a fare quello che da sempre fa: il servo. Ma perché impari ad accogliere una verità fatta carne più che la fantasia da megalomani di un Dio onnipotente, onnipresente, “onnifacente”… che ci trasmetta i suoi poteri perché la vita scorra meglio: tutti guariti, tutti sistemati, tutti allegri. Ah, questa sì che sarebbe vita. E invece nelle nostre profondità abitiamo solchi aperti di crisi, di paure, di fughe, di rivolte. Ci prenda pietà per le nostre ferite che non sono molto diverse da quelle che Tommaso ha toccato nel Corpo del suo e nostro Gesù! una pietà fatta di beatitudine, perché dimorando nella nostra vulnerabilità incontreremo lo sguardo di un Padre che attende e non ha da donarci spettacoli di potenza, ma momenti di eterna consegna.Le porte sono chiuse. Il timore stringe il cuore e impedisce di andare incontro agli altri, incontro alla vita. Il Maestro non c’è più. La memoria della Passione esaspera le incertezze. È sera. Ma Gesù ha a cuore i suoi e arriva. Entra a porte chiuse. Sta in mezzo e dona loro la pace che rassicura. Non è una parola di consolazione, è una parola che opera un cambiamento interiore. Conosce ciò che si agita e si muove nelle loro menti e soprattutto nell’’anima. Per questo mostra loro le mani e il fianco, segni di ciò che è stato e che mai più si cancellerà. La sua umanità gloriosa resta “ferita”. Il tempo che è trascorso si è compiuto. Ora è gioia piena. E infatti nel vederlo gli apostoli gioiscono. Gesù è là con loro per mandarli. Lui ha completato la sua opera nel mondo, ora tocca a loro seminare nei cuori la fede perché il Padre, conosciuto e amato, raccolga tutti i suoi figli dalla dispersione. Gesù sa che i suoi vivono ancora nel timore. Per questo soffia su di loro e li rigenera nel suo Spirito. Il compito è arduo, ma è l’’unica via del ritorno: il perdono dei peccati è il luogo del ritrovamento, un perdono che è stato conquistato da Gesù e che va portato personalmente agli uomini. Questo il senso profondo del dire: A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati … Agli apostoli è affidato il compito di cercare personalmente i loro fratelli per ricolmarli dell’’amore di Gesù. Una nuova creazione inizia con la Pasqua. Questa novità di una vita che non muore va portata ovunque perché le spine del peccato non pungano più ma lascino crescere i germogli della possibilità di amare fino alla fine, come Gesù. Tommaso è assente. E non crede a ciò che gli altri gli raccontano. Gesù torna dopo otto giorni. torna a porte chiuse. E non è un caso che proprio l’’ottavo giorno Gesù torni a farsi vedere. Appena arriva, si rivolge a Tommaso e lo invita a credere! Le ferite sono lì, disponibili a essere toccate, e fanno scaturire il grido della fede: Mio Signore e mio Dio! Che sia anche il nostro grido, perché la divina Misericordia ci avvolga interamente.

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