2026 ….

Il 2026. Un tempo in cui l’esistenza si espone.
Ogni gesto chiede uno sguardo, ogni parola una risposta,
ogni silenzio una spiegazione.

Anche noi siamo dentro questo tempo.
Respiriamo la stessa aria affannata,
lo stesso bisogno di giustificare la propria vita.

Siamo monache carmelitane non perché abbiamo visto con chiarezza,
ma perché, come Abramo, abbiamo ascoltato una voce che diceva:
esci dalla tua terra.

Non prometteva sicurezza,
non offriva mappe,
chiedeva solo fiducia.

Abbiamo portato qui ciò che avevamo:
povertà, lentezza, fragilità.
E abbiamo scoperto che Dio non rifiuta ciò che è incompleto.


Il silenzio, dove Dio passa senza rumore

Il silenzio non ci accoglie come una terra promessa.
È piuttosto un deserto:
pensieri che tornano, ricordi che bruciano, parole che mancano.

Nel silenzio non ci sentiamo forti.
Ci sentiamo viste.
E non sempre è consolante.

Qui impariamo che Dio non è nel frastuono,
non nella spiegazione,
non nell’evidenza.

Come Elia sull’Oreb,
lo riconosciamo quando passa senza farsi notare.

Questo non è il luogo dove l’io si annulla,
ma dove smette di difendersi.
Dove si può restare nudi davanti a Dio
senza essere scacciati.


Giorni nascosti, come lievito

Le nostre giornate sono piccole.
Nessun segno, nessun miracolo.
Preghiamo anche quando il cuore è arido.
Lavoriamo senza sapere se servirà a qualcuno.

Viviamo un tempo che non produce frutti visibili.
Come il lievito nella farina,
come il seme nascosto sotto terra,
non sappiamo cosa stia accadendo.

A volte ci chiediamo: Dio è qui?
Eppure continuiamo a stare davanti a Lui,
perché nella Scrittura Dio ama ciò che è nascosto
e fa crescere ciò che non fa rumore.


La notte, dove Dio sembra assente

Ci sono notti in cui Dio tace.
Non consola,
non illumina,
non spiega.

La preghiera diventa povera,
quasi muta.
Il cuore si sente lontano,
come Israele nell’esilio.

Non siamo al riparo dalla stanchezza dell’anima,
né dal desiderio di tornare indietro.
Anche noi mormoriamo nel deserto.

Ma restiamo.
Perché ricordiamo che Dio ha camminato con il suo popolo
anche quando nessuno lo riconosceva.
E che il Risorto stesso è passato come uno sconosciuto.


Una fraternità sotto l’Alleanza

Vivere insieme non è facile.
Siamo diverse,
come lo erano i discepoli.

Ci sono tensioni, incomprensioni, fatiche quotidiane.
Ma abbiamo imparato che l’Alleanza non nasce dall’armonia,
bensì dalla fedeltà.

Servire l’altra è spesso un gesto nascosto,
come lavare i piedi,
senza sapere se verrà compreso.

In questa obbedienza feriale
scopriamo che Dio abita il quotidiano
più che l’eccezionale.


Custodire il nascosto davanti a Dio

Non siamo una risposta al mondo del 2026.
Siamo una domanda posta davanti a Dio.

In un tempo che espone tutto,
scegliamo ciò che resta nel segreto.
In un tempo che pesa ogni cosa,
crediamo in un Dio che guarda il cuore.
In un tempo che corre,
camminiamo a passo lento dietro a Lui.

Non abbiamo parole definitive.
Solo questa speranza:

che una vita povera, nascosta,
possa essere visitata da Dio,
come una tenda nel deserto,
come una casa senza nome,

e che questo basti
perché sia vera

Più di ogni cosa degna di cura custodisci il tuo cuore,
perché da esso sgorga la vita. ( Pro 4,23)

1 Comment
  • Adalgisa
    Pubblicato alle 14:20h, 17 Gennaio Rispondi

    Pregho per voi

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